Ad accendere la miccia è Luigi Lupo, commissario politico della Lega di Pomezia, che attacca frontalmente sia il sindaco di Roma Roberto Gualtieri sia il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca.
Secondo Lupo, attorno alla localizzazione dell’impianto resterebbero aperti nodi pesantissimi: prima di tutto l’acqua, poi la viabilità, i vincoli ambientali e quelli archeologici.

“Dubbi anche in Regione”
La Lega sostiene che anche il Governatore Rocca avrebbe manifestato dubbi e perplessità sulla scelta dell’area.
Il bersaglio politico principale resta però Gualtieri, accusato di aver spinto con forza il progetto facendo leva sui poteri commissariali.
Per Lupo, il punto non sarebbe soltanto tecnico: l’impianto, denuncia, sarebbe stato imposto senza un vero ascolto dei territori, dai Castelli Romani al litorale sud, fino al Municipio IX di Roma.
Acqua, strade e cittadini
Nel mirino finiscono soprattutto la carenza idrica e la viabilità.
La Lega parla di un rischio concreto per circa 500mila abitanti e denuncia una rete logistica ritenuta insufficiente a sostenere la mole di rifiuti destinata all’impianto.
Secondo Lupo, per far funzionare l’operazione si starebbe intervenendo anche sulle strade, compresa la viabilità provinciale. Da qui l’accusa politica: Gualtieri, essendo anche presidente della Città Metropolitana, “se la canta e se la suona”.
Il nodo dei vincoli
Altro fronte caldo è quello dei vincoli.
Lupo richiama la presenza di tutele archeologiche, paesaggistiche e agricole di pregio, ricordando anche il ruolo avuto in passato dall’ex ministro Dario Franceschini.
La domanda politica è netta: se a poca distanza attività produttive e logistiche sarebbero state bloccate proprio dai vincoli, perché l’inceneritore dovrebbe invece andare avanti?
A rendere il quadro ancora più delicato, secondo il comunicato, ci sarebbero anche presunti ritrovamenti di strade e ville di epoca romana durante gli scavi.
Il costo dell’area
La Lega riapre poi il capitolo economico. Sostiene Lupo:
“L’area acquistata da AMA sarebbe costata circa 7,499 milioni di euro, a fronte di una precedente proposta di vendita da circa 2,5 milioni”.
Un passaggio che il commissario leghista carica politicamente, evocando la celebre massima andreottiana:
“A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca”.
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Il tutto, attacca, con i soldi della TARI pagata dai cittadini romani.
La proposta alternativa
Lupo rilancia quindi una soluzione alternativa attribuita a Federico Nicoletti: un’area da circa 30 ettari, sempre nel Comune di Roma, vicina alla ferrovia, con accesso anche dalla via Ardeatina, distante dalle abitazioni, prossima a una grande adduzione idrica ACEA e, secondo la Lega, priva di vincoli.
Per il partito, sarebbe stata una scelta più ampia, più economica e più funzionale anche alla movimentazione dei rifiuti su ferro.
Il messaggio a Rocca
Il finale è tutto politico. Lupo chiede a Rocca di intervenire “con forza” su Gualtieri, trasformando le perplessità in una posizione chiara.
Il messaggio è rivolto anche al Partito Democratico: nei Castelli Romani, sottolinea la Lega, il centrosinistra avrebbe già pagato nelle urne il mancato ascolto di sindaci e cittadini.
L’inceneritore, così, non è più soltanto un impianto: diventa il simbolo di uno scontro tra territori e potere centrale.
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