Il progetto, formalmente previsto nel territorio della Capitale, ma piazzato di fatto davanti al quartiere Roma 2, a ridosso di Pomezia e non lontano dai Castelli Romani, è stato già bocciato dalla Regione Lazio e dal TAR del Lazio.
Ma la partita non è ancora chiusa: resta appesa a un nuovo ricorso al Consiglio di Stato.
La novità è questa: con una Determinazione del 22 giugno, la Città Metropolitana di Roma Capitale ha autorizzato la propria Avvocatura a costituirsi nel giudizio promosso da SEIPA.
La società ha infatti impugnato la sentenza del TAR Lazio n. 8566/2026, che aveva respinto il ricorso contro il diniego regionale all’autorizzazione unica.
Tradotto: la discarica bloccata dagli enti e dai giudici, prova a far sbloccare tutto attraverso un’altra via giudiziaria, l’ultima a sua disposizione.
Una discarica fermata, ma non cancellata
Il progetto di Tor Tignosa, per ora, non ha il via libera. Non ci sono ruspe pronte a partire, né nuove autorizzazioni sul tavolo.
Ma la maxi discarica non è nemmeno definitivamente sepolta. SEIPA prova a ribaltare il risultato davanti al Consiglio di Stato, trascinando nella battaglia giudiziaria Regione Lazio, Città Metropolitana e gli altri enti coinvolti nel procedimento.
È questo il punto più pesante per il territorio: un’area che pensava di aver incassato lo stop definitivo ora scopre che il caso resta aperto.
La Città Metropolitana ritiene l’appello infondato e si prepara a difendere la linea del “No”. Anche la Regione Lazio resta sulla stessa posizione. Ma sarà il giudice amministrativo d’appello a scrivere l’ultimo capitolo.
Il progetto di Tor Tignosa
La discarica riguarda la località Tor Tignosa, in via della Solforata, nel Comune di Roma.
Sulla carta si tratta di un impianto per rifiuti inerti. Nella realtà territoriale, però, il suo peso ricadrebbe soprattutto sul quadrante sud della Capitale, su Pomezia, sul quartiere Roma 2 e sull’area di Santa Palomba, già schiacciata da infrastrutture, traffico pesante e pressioni ambientali.
I numeri spiegano meglio di qualsiasi slogan la portata dell’operazione: un’area di oltre 30 ettari, più di 300mila metri quadrati, con una capacità indicata in circa 4,45 milioni di metri cubi.
Una dimensione tale da far parlare, politicamente, di una nuova Malagrotta in scala ridotta, con vista diretta su Pomezia e sui Castelli Romani.
Roma decide, Pomezia e Castelli Romani rischiano
Il paradosso è tutto geografico e politico. L’impianto ricade nel Comune di Roma, ma il fronte più esposto è quello di Pomezia.
Il quartiere Roma 2 si troverebbe davanti una grande discarica, mentre la scuola Fabrizio De André, ameno di 200 metri, risulta tra i punti sensibili più vicini all’area individuata dal progetto.
È la solita frattura del quadrante sud: le scelte impiantistiche della Capitale finiscono per pesare sui territori di confine.
Roma pianifica discariche e inceneritore, autorizza, discute. Pomezia guarda arrivare gli effetti. E i Castelli Romani restano sullo sfondo, dentro una cintura ambientale già segnata da discariche, progetti industriali e impianti contestati.

Non solo “calcinacci”
La formula ufficiale parla di rifiuti inerti. Ma nel dibattito pubblico il tema è diventato subito più largo e più inquietante.
Non una semplice buca per qualche detrito edilizio, ma un grande impianto destinato a ricevere materiali da costruzione, demolizione, terre di scavo e altri flussi non pericolosi collegati al ciclo degli inerti.
Per i cittadini la distinzione tecnica conta fino a un certo punto. Conta di più la domanda politica: perché concentrare ancora impianti nel quadrante tra Roma, Pomezia e Castelli, a ridosso di case, scuole e zone già stressate?
È qui che la vicenda smette di essere una pratica ambientale e diventa un grosso caso politico del territorio.
Il “No” della Regione Lazio e il ricorso
La Regione Lazio aveva chiuso negativamente la Conferenza dei servizi, negando l’autorizzazione unica e archiviando il procedimento.
SEIPA ha impugnato quel diniego davanti al TAR, ma i giudici amministrativi hanno respinto il ricorso. Ora la società tenta il ribaltone al Consiglio di Stato.
La Città Metropolitana conferma che l’ente si costituirà per difendere il proprio interesse nel giudizio. Tradotto: la battaglia non si gioca più solo negli uffici, ma nelle aule della giustizia amministrativa.
Il territorio resta appeso
Per Roma 2, Pomezia e l’area dei Castelli Romani la notizia è semplice e pesante: il progetto della maxi discarica SEIPA è bloccato, ma non ancora chiuso definitivamente. Il “No” della Regione Lazio esiste, la sentenza del TAR pure, ma l’appello tiene viva l’ombra del progetto.
Finché il Consiglio di Stato non si pronuncerà, l’incubo di Tor Tignosa continuerà a restare sullo sfondo.
Una discarica fantasma, enorme, già bocciata, eppure ancora capace di tenere sotto pressione un pezzo intero del territorio a sud di Roma.
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