Si tratta dei lavori che dovrebbero portare alla riattivazione della linea ferroviaria chiusa da 14 anni a causa della caduta massi dal Monte Cucca, tra cui un enorme masso che ostruisce proprio la strada ferrata.

Al centro della vicenda c’è la scoperta, nel sottosuolo interessato dal cantiere, di un antico acquedotto romano che, secondo i ricorrenti, renderebbe illegittimi alcuni atti del procedimento amministrativo.
Il ricorso contro ANAS e il Commissario straordinario
L’azione è stata promossa da un privato attraverso gli avvocati Francesco Di Ciollo, Alessandro D’Angelis e Giovanni Di Ciollo. Il ricorso è stato presentato contro ANAS e contro il Commissario straordinario incaricato del ripristino della linea ferroviaria.
L’obiettivo è ottenere la sospensione della Conferenza dei Servizi e del verbale con cui sono state consegnate le particelle catastali necessarie all’esecuzione dell’intervento.
Se il TAR di Latina dovesse accogliere la richiesta cautelare, il cronoprogramma dei lavori potrebbe subire uno stop in attesa della decisione di merito.
La scoperta dell’acquedotto romano
L’elemento centrale della vicenda riguarda un acquedotto romano che si troverebbe sotto l’area destinata ai lavori.
Secondo quanto sostenuto nel ricorso, il proprietario dei terreni aveva il sospetto che proprio nel punto in cui dovrà essere realizzata la barriera di protezione della linea ferroviaria contro la caduta dei massi fosse presente un’importante struttura archeologica.
Per questo motivo è stata commissionata una perizia archeologica indipendente. Gli accertamenti avrebbero confermato l’esistenza dell’acquedotto romano di San Lorenzo dell’Amaseno nel sottosuolo interessato dal cantiere.
Dopo la scoperta, il privato ha presentato una denuncia alla Soprintendenza, chiedendo verifiche sulla tutela del bene archeologico.
Le contestazioni sul procedimento
Nel ricorso vengono sollevate anche contestazioni sul percorso amministrativo seguito per autorizzare l’intervento.
Secondo i ricorrenti, il procedimento sarebbe stato caratterizzato da un’insufficiente attività istruttoria e dalla mancanza di un adeguato contraddittorio con il proprietario interessato.

La difesa sostiene inoltre che la presenza dell’acquedotto abbia conseguenze dirette anche sulla disponibilità delle aree coinvolte dai lavori.
Il nodo della proprietà del bene archeologico
Uno degli aspetti più rilevanti riguarda la natura giuridica del manufatto romano.
Secondo la tesi sostenuta dagli avvocati del ricorrente, un bene archeologico presente nel sottosuolo appartiene allo Stato.
Di conseguenza, il proprietario del terreno avrebbe esclusivamente il ruolo di custode e non potrebbe validamente disporre di quel bene.
Da questa ricostruzione deriverebbe un’ulteriore conseguenza. L’atto di cessione volontaria delle particelle catastali utilizzate per il progetto, secondo il ricorso, sarebbe nullo o comunque inefficace nella parte in cui coinvolge un bene appartenente allo Stato.
È proprio su questa interpretazione che si fonda la richiesta di sospendere gli atti amministrativi adottati finora.
Un nuovo ostacolo per il progetto ferroviario
La vicenda arriva in un momento già delicato per il progetto di ripristino della linea ferroviaria Terracina-Priverno Fossanova-Roma.
Solo nelle ultime ore il senatore Claudio Fazzone era intervenuto pubblicamente sul tema delle risorse economiche necessarie per completare l’opera.
Secondo il parlamentare, ai circa 60 milioni di euro già disponibili dovranno aggiungersi almeno altri 40 milioni di euro per consentire il completamento dell’intervento.
Una dichiarazione che evidenzia come il progetto debba già confrontarsi con la necessità di reperire ulteriori finanziamenti.

Il ricorso al TAR introduce ora anche un possibile fronte giudiziario che potrebbe incidere sui tempi dell’opera.
Spetterà ora al Tribunale Amministrativo Regionale valutare la richiesta di sospensione avanzata contro la prosecuzione dei lavori.
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