Siamo nella zona nord di Torvaianica, ai confini con Campo ascolano.
Prima il TAR del Lazio, con la sentenza del 3 aprile, poi il Consiglio di Stato, con la recente sentenza pubblicata il 25 giugno, hanno confermato la linea dura del Comune di Pomezia, che nel 2022 aveva ordinato al privato di liberare l’area pubblica.
La sentenza che chiude il cerchio
La decisione del Consiglio di Stato è pesante perché arriva dopo il primo round davanti al TAR del Lazio, già favorevole al Comune di Pomezia.
I giudici amministrativi d’appello hanno respinto il ricorso del proprietario dell’immobile sul Lungomare delle Sirene e hanno lasciato in piedi l’atto comunale del 13 luglio 2022:
“Ordinanza di rilascio e sgombero per abusiva occupazione di pubblico demanio marittimo disposta nei suoi confronti quale proprietario, ma non responsabile dei lavori”.
Tradotto: quell’area deve essere liberata e le opere ritenute abusive devono essere rimosse.
Cosa c’è su quei 370 metri quadrati
La vicenda riguarda un tratto di circa 370 metri quadrati ritenuto appartenente al demanio marittimo.
Secondo gli atti giudiziari si tratta di:
“un tratto di suolo demaniale marittimo per circa 370 mq. con un garage in muratura di mq.20, ed un’area pavimentata in cemento di mq. 350”.
In quell’area, inoltre, il sopralluogo avvenuto nel 2022 ha individuato:
“la presenza anche di un pergolato in legno, realizzato in epoca recente, ricadente all’interno dell’area demaniale abusivamente occupata, e di un varco d’accesso all’arenile, chiuso da un cancello in ferro, non autorizzato”.
Si tratta, quindi, di una porzione di arenile pubblico che, secondo i giudici, sarebbe stata inglobata nella sfera privata.
Il nodo dei confini non salva il privato
La difesa ha provato a puntare tutto sulla linea di confine tra proprietà privata e demanio, sostenendo che, prima della richiesta di sgombero, il Comune di Pomezia avrebbe dovuto accertare con precisione la delimitazione dell’area marittima.
I giudici, però, hanno respinto questa impostazione: per loro non esisteva un’incertezza tale da bloccare l’ordinanza.
La documentazione storica, i sopralluoghi e i precedenti giudiziari sono stati ritenuti sufficienti a sostenere la natura demaniale, e quindi pubblica, dell’area.
Buona fede e tempo trascorso non bastano
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Il proprietario ha sostenuto anche di non essere l’autore degli abusi e di aver acquistato l’immobile in buona fede, confidando nella regolarità della situazione. Ma anche questo argomento non ha retto.
Per il Consiglio di Stato, chi acquista non può ricevere più diritti di quelli che aveva il venditore. Se il precedente proprietario non aveva titolo per occupare il demanio, quell’occupazione resta senza titolo anche dopo il passaggio di proprietà.
Altra difesa tentata, quella del tempo trascorso tra le attuali contestazioni e il primo atto con ordine del Comune di Pomezia di rimuovere le opere abusive, emesso nel 2010 nei confronti del precedente proprietario.
Anche in questo punto i giudici sono stati chiari:
“è evidente che alcuna rilevanza può essere attribuita al decorso del tempo tra il primo provvedimento di accertamento e gli atti impugnati”.
Il Comune di Pomezia può procedere
Il punto politico-amministrativo ora è uno: il Comune di Pomezia esce rafforzato.
L’ordinanza del 2022 viene confermata come atto vincolato e doveroso, adottato per reprimere un’occupazione abusiva del demanio marittimo.
E siccome si tratta di un illecito permanente, il tempo trascorso dai primi accertamenti non crea alcun diritto a mantenere lo stato dei luoghi.
Il contesto di Torvaianica
Sul litorale di Torvaianica, dove il confine tra proprietà private, stabilimenti, accessi al mare e spiaggia pubblica è da sempre terreno sensibile, questa sentenza pesa più del singolo caso.
Il messaggio è netto: la spiaggia pubblica non può diventare un cortile privato solo perché l’occupazione dura da anni o decenni.
E quando il demanio è coinvolto, il Comune non solo può intervenire, ma è obbligato a farlo. Del resto, il demanio pubblico non può essere usucapito per nessuna ragione.
Il conto finale
Il ricorso del proprietario della villa è stato respinto e il proprietario è stato condannato anche al pagamento di 4mila euro di spese processuali a favore del Comune di Pomezia.
La causa civile sui confini potrà eventualmente seguire il suo percorso, ma non ferma questa decisione.
Per ora, sul piano amministrativo, la partita è chiusa: il Comune di Pomezia ha vinto e l’area deve tornare libera, ossia spiaggia a disposizione dei cittadini.
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