È questo il cuore della Determinazione dirigenziale metropolitana approvata il 30 giugno per superare i problemi che si erano evidenziati nella costruzione del nuovo viadotto al km 3+700 della Nemorense: un atto che trasforma una criticità pesante in una correzione di rotta già finanziata.
Il cantiere non si ferma né rallenta
Dopo il nodo dei costi in salita e delle difficoltà emerse durante i lavori sui ponti della Nemorense, arriva il passaggio amministrativo che evita lo scenario peggiore: il fermo, anche solo temporaneo, del cantiere.
La variante non resta sospesa nel limbo delle carte, ma viene subito approvata e coperta economicamente.
L’opera può quindi andare avanti spedita, con una soluzione tecnica diversa e con risorse già individuate nel quadro economico dell’intervento.
Il problema scoperto sotto terra
L’imprevisto è nato durante le lavorazioni delle fondazioni, come da noi rilevato di recente.
Nel corso dell’esecuzione dei micropali della spalla di monte del ponte è stata individuata una cavità irregolare sotto lo strato di tufo, non emersa nella relazione geologica preliminare.
Un vuoto non rilevato nella fase progettuale, ma abbastanza rilevante da imporre una modifica consistente al progetto finale.
La Città Metropolitana lo qualifica come rinvenimento imprevedibile, e dunque come variante legittima in corso d’opera.
La variante da quasi mezzo milione
La perizia approvata vale 480.529,28 euro, IVA inclusa.
Il contratto sale così da 2.646.980,34 euro a 3.040.856,80 euro. Non è una cifra marginale, ma l’aumento resta dentro il perimetro dell’appalto e non cambia la natura dell’intervento.
Il dato amministrativo più importante è che la copertura c’è.
La spesa complessiva impegnata arriva a 491.738,98 euro. Le risorse vengono recuperate dalle economie di gara, cioè dai risparmi prodotti dal ribasso d’asta.
In sostanza, non si apre una nuova caccia ai fondi: la Città Metropolitana pesca nel margine già disponibile e lo usa per tenere in piedi il ritmo del cantiere.
Cosa cambia nel progetto
La soluzione tecnica cambia soprattutto sulle fondazioni.
Entrano in campo pali in cemento armato da 600 millimetri, con camicie necessarie ad attraversare le cavità. La modifica comporta anche piccoli adeguamenti geometrici alla spalla del ponte e un incremento delle armature.
Non è un semplice ritocco progettuale: è il modo scelto dai tecnici per superare il problema del sottosuolo e mettere il ponte nelle condizioni di reggere davvero.
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Secondo quanto filtrato dal cantiere da fonti tecniche, le modifiche in variante non dovrebbero allungare i tempi di realizzazione del ponte principale già previsti nel cronoprogramma.
Il punto vero per Nemi e i Castelli Romani
Per Nemi e per i Castelli Romani la notizia è semplice: il ponte costa di più, ma il cantiere non viene lasciato appeso. Dopo anni di attese, chiusure, disagi e una viabilità fragile, l’atto della Città Metropolitana manda un segnale preciso.
L’imprevisto c’è, pesa quasi mezzo milione di euro, ma viene coperto subito. Ora la partita si sposta sui tempi: la variante sblocca il passaggio tecnico, ma il territorio aspetta il risultato vero, cioè vedere la Nemorense finalmente ricucita.
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