Dai vertici della ASL non trapela nulla riguardo l’apertura dei posti letto ai pazienti.
Sei strutture promesse dal PNRR
La mappa ufficiale era chiara.
La ASL Roma 6 aveva indicato a fine 2025 sei nuovi Ospedali di Comunità in corso di avvio a:
- Pomezia,
- Genzano,
- Albano,
- Anzio-Nettuno,
- Marino,
- Rocca Priora.
insieme a 11 Case della Comunità.
Dovevano essere il cuore della nuova sanità territoriale: meno pressione sugli ospedali tradizionali, più presa in carico vicino casa, più assistenza per pazienti fragili e dimessi dopo la fase acuta.
Il problema è che la promessa non sembra rispettare il calendario.
Il termine PNRR del 30 giugno 2026 è passato, ma sulle sei strutture il quadro pubblico resta opaco.
A metà giugno, una nostra inchiesta segnalava che gli Ospedali di Comunità della ASL Roma 6 non risultavano ancora operativi sul portale regionale dedicato.
Attivi, inaugurati o solo certificati?
La distinzione è decisiva. Una cosa è completare lavori e caricare formalmente documenti sul portale PNRR., un’altra è aprire davvero un Ospedale di Comunità con letti, personale, turni, modalità di accesso e pazienti presi in carico.
Nel caso di Genzano, ad esempio, è stata inaugurata la Casa della Comunità, ma non l’Ospedale di Comunità collegato.
Su Pomezia si è parlato di sopralluogo e apertura in vista, non di piena operatività consolidata.
Il caso più simbolico resta Albano Laziale. L’ex San Giuseppe risulterebbe formalmente operativo come Ospedale di Comunità dal 21 maggio 2026, sulla base di un atto della ASL Roma 6 legato a fondi PNRR.
Ma la domanda che abbiamo già posto è pesante: dove sono i posti letto? E soprattutto, chi ci lavora?
Il nodo vero: il personale
Un Ospedale di Comunità non è un poliambulatorio con una targa nuova. È una struttura intermedia, con posti letto, assistenza infermieristica continuativa e presenza medica programmata.
Per ogni presidio servono infermieri, OSS, figure riabilitative e medici. Moltiplicato per sei sedi, il fabbisogno diventa enorme.
E allora la domanda è inevitabile: la Regione Lazio e la ASL Roma 6 hanno già il personale necessario per far partire davvero tutti e sei gli Ospedali di Comunità?
Oppure le strutture verranno considerate completate sul piano PNRR ma saranno aperte, nella vita reale dei cittadini, solo quando sarà pronta la nuova organizzazione dei medici?
L’accordo Rocca-medici parte il 1° ottobre
Un sorriso più radioso col "Trattamento illuminante" in un solo appuntamento
La risposta passa dal nuovo Accordo Integrativo Regionale firmato tra Regione Lazio e medici di medicina generale.
L’intesa entrerà in vigore il 1° ottobre, dopo oltre vent’anni dal precedente accordo, e vale circa 50 milioni di euro. Il suo obiettivo è riorganizzare l’assistenza territoriale, rendere operative le AFT (raggruppamenti di medici di famiglia) e accompagnare la riforma prevista dal DM 77.
L’accordo mette i medici di famiglia dentro la nuova rete territoriale: Case della Comunità, Ospedali di Comunità, continuità assistenziale e numero europeo 116117, dedicato alle cure mediche non urgenti.
La copertura diurna viene indicata dal lunedì al venerdì, dalle 8 alle 20, mentre festivi e notturni dovrebbero essere garantiti attraverso la continuità assistenziale e l’organizzazione prevista dall’intesa.
Aperture slittate in autunno
Ed è qui che nasce il cortocircuito. Il PNRR chiedeva strutture pronte entro fine giugno, ma il nuovo sistema che dovrebbe farle funzionare davvero con i medici partirà solo da ottobre, tre mesi dopo.
In mezzo resta una zona grigia fatta di atti, dichiarazioni, sopralluoghi, aperture parziali e comunicazioni ancora insufficienti.
Per i cittadini dei Castelli Romani, di Pomezia e del bacino Anzio-Nettuno, la questione non è burocratica, è semplicissima: quando saranno disponibili i posti letto? Chi garantirà i turni? Quali servizi saranno realmente attivi? E da quale data un paziente fragile potrà essere preso in carico?
La sanità territoriale non può vivere solo negli allegati
Il punto non è negare gli investimenti. I cantieri ci sono stati, i fondi PNRR pure, le strutture sono state annunciate e in alcuni casi formalmente attivate.
Ma la sanità territoriale non si misura con le fotografie dei sopralluoghi. Si misura con porte aperte, personale presente e pazienti assistiti.
Se i sei Ospedali di Comunità della ASL Roma 6 sono davvero pronti, Regione e ASL devono dirlo con chiarezza: sede per sede, data per data, letto per letto, turno per turno.
In caso contrario, dare tutte le spiegazioni del caso, con relativa data di slittamento.
Non c’è nessun dito puntato contro la ASL, solo una richiesta di chiarezza e trasparenza, che è dovuta principalmente ai cittadini, a coloro che soffrono e hanno bisogno di cure e quindi di strutture sanitarie funzionanti.
È giusto che sappiano su cosa possono contare e quando, eventualmente, i 6 nuovi ospedali potranno essere operativi
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