La Commissione accende il faro
A firmarla la convocazione è stato Alessio Caporaletti, consigliere comunale eletto nel Partito Democratico e Presidente della Commissione.
Al centro della seduta c’è la delibera di Giunta n. 195 del 2024, l’atto con cui il Comune di Pomezia aveva approvato il completamento del terzo stralcio del nuovo Teatro comunale nell’area dell’ex Consorzio Agrario.
In pratica, si parla di quasi un milione di euro destinato a bonifiche, ripristini, risanamenti, sistemazione del cantiere e interventi necessari a far avanzare l’opera.
Ora la Commissione vuole capire perché quella delibera non risulti ancora pienamente eseguita e quali ritardi o criticità stiano frenando il cantiere.
Il nodo della delibera del 2024
La delibera finita sotto la lente è quella del 20 dicembre 2024.
Con quell’atto, la Giunta Felici aveva approvato il completamento dei lavori del terzo stralcio del Teatro comunale nell’ex Consorzio Agrario di via Cincinnato. Non un passaggio formale, ma un provvedimento pesante: il quadro economico finale indicava 990.481,83 euro.
Una cifra importante, che avrebbe dovuto accompagnare una fase decisiva dell’intervento.
Ed è proprio qui che nasce il nodo politico: se quella delibera serviva a sbloccare una parte rilevante del percorso, perché a luglio 2026 la Commissione è costretta a chiedere conto della sua mancata o ritardata esecuzione?
Il “recesso parziale”
Nei giorni scorsi è arrivata un’altra novità: la Determinazione dirigenziale n. 806 del 22 giugno, resa pubblica il 1° luglio.
Dai documenti del Comune di Pomezia non emerge un recesso della ditta esecutrice dei lavori, ma per la precisione un “recesso parziale bilaterale per interesse pubblico” – così riportano le carte comunali – sul contratto professionale legato alla fase esecutiva del terzo stralcio del Teatro comunale e del Centro espositivo annesso.
Tradotto: il Comune modifica l’assetto di regia del cantiere. Una scelta che, nelle intenzioni dell’amministrazione, dovrebbe rendere più rapida e controllabile la gestione dell’intervento, soprattutto nella fase più delicata: quella della rendicontazione.
Curci alla direzione, Petreschi resta artista
Il nuovo schema separa le funzioni. L’ingegner Renato Curci, dirigente comunale, assume le funzioni operative di Direttore dei lavori sul piano tecnico, amministrativo e contabile.
Il professor architetto Marco Petreschi, progettista storico dell’opera, resta invece Direttore artistico, con il compito di tutelare identità architettonica, materiali, finiture e coerenza estetica del progetto.
La motivazione ufficiale è legata soprattutto alla rendicontazione PNRR, che richiede flussi documentali rapidi, ordinati e facilmente verificabili. In altre parole, il Comune di Pomezia prova a rimettere in fila carte, responsabilità e tempi.
Ma la domanda resta: questa correzione arriva in tempo utile?
Quasi 10 milioni in gioco
Il vero punto è il tempo. L’intervento di “Completamento del Teatro comunale e Centro espositivo” rientra nel PINQuA (Programma Innovativo per la Qualità dell’Abitare) del Comune di Pomezia per 9.119.292,06 euro.

Il programma è finanziato con fondi PNRR e, per i progetti PINQuA, le scadenze sono state prorogate al 30 giugno 2026 per la conclusione degli interventi.
È una data che pesa. Perché non si parla soltanto di un cantiere in ritardo, ma di un’opera agganciata a fondi pubblici vincolati, con regole, scadenze e rendicontazioni da rispettare. Pena: l’esclusione dai finanziamenti.
Quando entrano in gioco i fondi PNRR, il tempo non è un dettaglio burocratico: è parte stessa del finanziamento.
Il rischio sui fondi pubblici
Le Linee guida PNRR indicano il 30 giugno 2026 come termine per l’ultimazione degli interventi con obiettivi finali al secondo trimestre 2026, così da consentire la documentazione finale entro il 31 agosto 2026.
Dopo quella data, le attività non vengono valutate ai fini di milestone e target e la spesa può diventare inammissibile.
Tradotto: se il Teatro non dimostra passi certi verso la chiusura dei lavori e la messa in sicurezza del percorso amministrativo, il rischio di perdere i fondi pubblici non è una polemica da opposizione, ma un problema concreto. E riguarda una cifra enorme per la città: oltre 9 milioni di euro.
Il caso politico
Il Teatro comunale, nato per essere un’opera identitaria di Pomezia, arriva così in Commissione con una domanda semplice e scomoda: perché una delibera del dicembre 2024, presentata come decisiva per il completamento del terzo stralcio, finisce nel luglio 2026 al centro di una verifica sulla sua mancata o ritardata esecuzione?
La seduta convocata da Caporaletti può diventare il momento della verità.
O il Comune dimostrerà che il cantiere è davvero in sicurezza, sia sul piano tecnico sia su quello dei fondi, oppure il nuovo Teatro comunale rischierà di restare sospeso tra ambizione e ritardi.
Con una conseguenza politicamente pesante: trasformare una promessa di rinascita urbana in un’opera incompiuta di Pomezia.
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