E l’amministrazione gandolfina si prepara a un nuovo round giudiziario. La novità è contenuta nella delibera di Giunta comunale n. 112 del 25 giugno, pubblicata solo ai primi di luglio.
Il Comune di Castel Gandolfo non resta a guardare
L’ex concessionario, che ha visto decadere in tribunale il proprio diritto di gestione del locale, ha presentato quindi appello al Consiglio di Stato contro la sentenza n. 6182/2026 del TAR Lazio, depositata il 3 aprile scorso.
Il ricorso è stato notificato al Comune di Castel Gandolfo il 29 maggio. Una mossa che riapre una partita pesante, perché al centro resta il provvedimento di decadenza contestato dalla società.
La Giunta guidata dal sindaco Alberto De Angelis ha deciso di costituirsi nel giudizio d’appello.
In altre parole, Castel Gandolfo non intende lasciare campo libero alla società e vuole difendere davanti al Consiglio di Stato la vittoria ottenuta in primo grado.
La delibera autorizza il sindaco a rappresentare l’Ente in giudizio e a firmare la procura alle liti.
Cosa è già successo in Tribunale
La contestazione iniziale della società privata che aveva vinto la gara per la gestione del locale era dovuta principalmente allo stato dell’immobile e alla conseguente decadenza della concessione. Riporta il nostro articolo dello scorso aprile:
“Secondo la ricorrente, una volta avuti accesso e disponibilità del bene sarebbero emerse gravi difformità edilizie e problemi strutturali tali da rendere di fatto impossibile l’utilizzo del manufatto per l’attività prevista”.
Le parti non avevano trovato un accordo e la questione, piuttosto complessa, era finita in tribunale.
Il primo round non era però terminato bene per la società. Secondo quanto ricostruito nella delibera del Comune di Castel Gandolfo, il TAR del Lazio aveva respinto il ricorso contro il provvedimento di decadenza, ritenendo la domanda di annullamento inammissibile e, comunque, infondata nel merito.
Non solo: il giudice amministrativo aveva escluso anche la fondatezza della richiesta di risarcimento avanzata dalla società.
Il passaggio sul risarcimento da 500mila euro è uno dei più delicati.
Per il TAR, sempre secondo la ricostruzione riportata dal Comune di Castel Gandolfo, non risultavano dimostrati né un affidamento incolpevole in capo alla società, né un comportamento scorretto e colpevole dell’amministrazione.
In parole semplici: il giudice di primo grado non ha ravvisato elementi sufficienti per condannare il Comune al pagamento dei danni.
Per difendersi in appello, il Comune ha scelto l’avvocato Luca Santini, lo stesso professionista che aveva già seguito l’Ente nel giudizio davanti al TAR del Lazio.
La continuità della difesa è quindi la linea scelta dall’amministrazione. Il preventivo indicato nella delibera è di 13mila euro, somma destinata alla costituzione nel nuovo giudizio.
Il nodo politico
La delibera non decide direttamente il destino dell’ex La Playa. Non autorizza aperture, chiusure, sgomberi o nuove concessioni, ma dice una cosa politicamente chiara: il Comune di Castel Gandolfo considera la sentenza del TAR del Lazio un risultato da difendere fino in fondo.
La società, invece, prova a ribaltare tutto al Consiglio di Stato.
Il braccio di ferro continua, e lo storico locale sulle rive del Lago Albano resta ancora una volta al centro della contesa.
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