Non si tratta di una “requisizione” in senso tecnico-giuridico, ma di un’acquisizione gratuita prevista dalla normativa edilizia. Un passaggio pesante, che ora apre una domanda molto concreta: quale sarà il futuro di quell’area una volta entrata nella disponibilità dell’ente?
L’ultima novità: sgombero entro 30 giorni
L’atto chiave è l’Ordinanza del Comune di Nemi n. 1 del 26 giugno, firmata dall’Area Urbanistica-Edilizia.
Il provvedimento ordina alla Società Agricola proprietaria del compendio immobiliare in Via dei Laghi, al km 14,400, di sgomberare i manufatti da cose, persone e animali entro 30 giorni.
È il passaggio operativo che arriva dopo una lunga sequenza amministrativa: prima l’ordine di demolizione, poi gli accertamenti comunali, quindi la sanzione da 20mila euro e ora l’avvio della fase di presa in possesso.
La demolizione considerata solo parziale
Secondo la ricostruzione contenuta nell’ordinanza, il Comune di Nemi aveva già imposto nel gennaio 2025 alla nota azienda agricola la demolizione delle opere contestate e il ripristino dello stato dei luoghi.
I manufatti, secondo l’ente, sarebbero stati realizzati senza titolo edilizio, senza nulla osta dell’Ente Parco regionale dei Castelli Romani e senza autorizzazione paesaggistica.
Il termine di 90 giorni era scaduto il 17 aprile 2025. Dagli accertamenti successivi, però, il Comune di Nemi sostiene che la demolizione sia stata eseguita solo in parte: sarebbero stati rimossi 92,10 metri quadrati, mentre altri manufatti sarebbero rimasti ancora in piedi.
Cosa può succedere adesso
Se lo sgombero non verrà eseguito entro i termini indicati, l’ordinanza prevede l’esecuzione forzata con l’intervento della Forza Pubblica.
Eventuali beni mobili o animali trovati nell’area potranno essere custoditi dal Comune, con spese a carico dell’interessato.
Il nodo più delicato, però, riguarda il futuro dei manufatti, che sarebbero demoliti dal Comune a spese del privato.
La normativa consente al Consiglio comunale, in presenza di prevalenti interessi pubblici, di decidere la conservazione delle opere acquisite, purché non vi siano contrasti con interessi urbanistici, ambientali o idrogeologici.
Il bivio politico del Comune di Nemi: demolire o riutilizzare?
Una volta acquisita l’area, il Comune di Nemi dovrà dunque chiarire quale strada intende seguire: demolizione e ripristino dello stato dei luoghi, oppure eventuale utilizzo pubblico dei manufatti, se compatibile con le regole e con il contesto ambientale.
Nell’ordinanza vengono citati, come esempi non vincolanti, possibili usi pubblici: uffici, spazi per la protezione civile, depositi per materiali del patrimonio comunale.
Sono ipotesi, ma bastano a spostare l’attenzione sul dopo. Perché il punto, adesso, non è più soltanto l’abuso contestato. È capire se da questa vicenda nascerà un ripristino dei luoghi o un nuovo spazio pubblico per Nemi.
Una partita ancora aperta
Con questo atto, il Comune di Nemi non chiude la storia: la porta nella sua fase più concreta.
Dopo l’ordine di demolizione del 2025 e la sanzione del 2026, lo sgombero rappresenta il passaggio che può cambiare il destino dell’immobile.
La linea scelta dall’amministrazione appare prudente ma ferma: applicare la legge, delimitare ciò che deve essere acquisito e poi decidere. Ricordiamo che l’Ente ha discrezionalità in questa scelta, ma non nel procedere all’acquisizione, che è un atto obbligatorio a cui i responsabili comunali sono obbligati.
I proprietari hanno la possibilità di presentare un ricorso al Tribunale Amministrativo regionale del Lazio.
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