Un progetto da 23,50 MW che potrebbe occupare, in via approssimativa, fino a circa 50 ettari di territorio, a due passi da uno degli angoli più straordinari e delicati del litorale romano, quello della ex cava Tacconi e dei laghetti di Pratica di Mare.
La questione è sempre la stessa: ben vengano gli impianti di produzione di energia pulita e rinnovabile, ma visto il loro forte impatto sul territorio, bisognerebbe pianificare molto attentamente dove istallarli.
Il progetto dormiente che riparte
La novità arriva dal BURL, Bollettino Ufficiale della Regione Lazio, del 30 giugno. La Regione Lazio ha nominato l’ingegner Luigi Palestini rappresentante unico regionale nella Conferenza di servizi decisoria per il progetto “POMEZIA 1”, proposto da Alpha Solar 1 Srl.
Il progetto riguarda la realizzazione di un impianto agrivoltaico connesso alla Rete di Trasmissione Nazionale, con una potenza in immissione pari a 23,50 MW. Una quantità di energia che coprirebbe il fabbisogno energetico medio di più di 11mila famiglie.
La localizzazione ufficiale indicata dagli atti è Pomezia, località Via Campo Verde, ma di foglio e particella che permettono di localizzare con precisione l’impianto non c’è nemmeno l’ombra.
Il registro regionale VIA conferma la pratica con data di arrivo 8 maggio 2024, responsabile Paola Pelone e proponente Alpha Solar 1 Srl. Solo ora la pratica ha messo il turbo, dopo due anni di ‘dormienza’.
Un mega impianto da quasi 50 ettari
Il dato ufficiale sulla superficie non emerge dall’atto pubblicato sul Bollettino della Regione Lazio.
Ma la potenza dell’impianto consente una stima orientativa.
Un agrivoltaico da 23,50 MW può facilmente interessare decine di ettari: in via prudenziale dovrebbe trattarsi di quasi 50.000 pannelli fotovoltaici.
La forchetta realistica del terreno occupato oscilla tra 45 e 55 ettari, con una stima media verosimilmente attorno ai 50 ettari.
A due passi dalla ex cava Tacconi
Il punto più sensibile è la zona scelta.
Via Campo Verde si trova nel quadrante vicino a Pratica di Mare, Campo Jemini e Colli di Enea. E in quell’area il nome che pesa è uno: ex cava Tacconi, con i laghetti di Pratica di Mare.
Un luogo sorprendente, quasi irreale, dove acqua, vegetazione, pareti di cava e memoria del paesaggio compongono uno degli scenari più particolari del Lazio.

Non è solo una suggestione ambientalista. La stessa Regione Lazio aveva avviato nel 2022 il procedimento per istituire il Monumento Naturale “Sistema di aree naturali costituito dalla Cava Tacconi, dai Laghetti di Pratica di Mare e dalle Dune del Pigneto e di Campo di Selva”.
La proposta parlava di circa 600 ettari e richiamava il valore naturalistico, paesaggistico e culturale dell’area.
Il “quasi monumento naturale”
L’istruttoria regionale era stata chiusa positivamente nel 2022 ma poi il procedimento si era fermato.
Il tema è diventato anche uno scontro politico: con la revoca della delibera del 2022 che proponeva l’istituzione del Monumento Naturale per quelle aree, che al momento sono prive di tutela.
Una riprogrammazione dei monumenti naturali della città, in ogni caso, è in pieno svolgimento in queste settimane, come da noi raccontato di recente.
La domanda politica
Il punto, allora, non è essere contro un impianto fotovoltaico. Il punto è perché un impianto da 23,50 MW di 50 ettari debba essere installato proprio in quella località.
Se confermato nelle dimensioni che abbiamo ipotizzato, cambierebbe sicuramente la percezione di un pezzo importante del territorio pometino.
Il caso Campo Verde non arriva per primo, tra l’altro.
Negli ultimi mesi il territorio pometino è già finito più volte al centro di progetti fotovoltaici su area agricola.
Il nostro giornale ha raccontato, ad esempio, il via libera a un impianto da circa 8 ettari in zona Santa Rita, lungo via del Mare, e un altro parco fotovoltaico “Pomezia Rossi” da circa 15 ettari, con quasi 15mila pannelli.
C’è poi il precedente politico del 2024, quando il Consiglio comunale di Pomezia si espresse contro un maxi impianto fotovoltaico da 10mila pannelli su area agricola a Campo Jemini. Anche lì il cuore della discussione era lo stesso: difendere la vocazione agricola e paesaggistica del territorio oppure accettare la trasformazione progressiva del suolo in piattaforma energetica.
Un impianto fotovoltaico “al buio”
Ora la partita passa dalla Conferenza di servizi, che è il tavolo dove tutti gli enti coinvolti devono dare il proprio parere.
La Regione Lazio dovrà raccogliere pareri, nulla osta e valutazioni, fino a esprimere una posizione unica.
Ma anche i cittadini avrebbero diritto a conoscere i documenti esatti di questo impianto: superficie esatta, fogli e particelle catastali, layout dell’impianto, distanza reale dai laghetti, opere di connessione e impatto sul paesaggio.
La transizione energetica è una cosa seria
Perché la transizione energetica è una cosa seria. Ma proprio per questo non può essere calata dall’alto, soprattutto quando arriva vicino a un’area che per anni è stata indicata come meritevole di diventare Monumento Naturale.
A Pomezia il fotovoltaico non è più una questione tecnica: è diventato una questione politica, ambientale e identitaria.
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