La Corte ha però deciso di rinviare la causa con Poste Italiane, in attesa di una decisione su una questione simile che potrebbe avere conseguenze per molti possessori di titoli emessi decenni fa.
Al centro della vicenda c’è un buono fruttifero postale della serie “O”, sottoscritto nel 1984 per un importo di 350mila lire, e la questione degli interessi maturati.
Il titolare sosteneva che, sulla base delle indicazioni riportate sul retro del titolo, il rendimento maturato negli anni dovesse essere quello originariamente indicato. Per questo aveva chiesto a Poste il pagamento di circa 4.700 euro.
Poste Italiane, però, aveva contestato quella richiesta, sostenendo che nel corso degli anni le condizioni economiche del buono fossero state modificate da successivi provvedimenti e che il calcolo degli interessi dovesse seguire le nuove regole.
La prima richiesta del risparmiatore e la decisione del Tribunale di Latina
La vicenda era iniziata davanti al Giudice di Pace di Fondi, che aveva dato ragione al cittadino.
Secondo quella decisione, il risparmiatore aveva diritto a ottenere gli interessi indicati sul buono, perché quanto scritto sul titolo doveva prevalere rispetto a modifiche successive.
Poste aveva però impugnato la decisione e il Tribunale di Latina aveva ribaltato il risultato.
I giudici di Latina avevano stabilito che i buoni fruttiferi postali non funzionano come normali contratti privati, ma sono strumenti regolati da una disciplina specifica.
Secondo il Tribunale, le condizioni economiche potevano essere aggiornate anche successivamente all’emissione del buono.
La conseguenza era stata la revoca del decreto con cui il risparmiatore aveva ottenuto il pagamento della somma richiesta.
Il nodo degli interessi: quanto vale davvero un vecchio buono postale
Il punto centrale della controversia riguarda proprio il rendimento dei buoni emessi negli anni Ottanta.
Da una parte ci sono i risparmiatori che sostengono che debba essere rispettato quanto indicato sul titolo consegnato al momento della sottoscrizione.
Dall’altra c’è Poste Italiane, che richiama le norme che nel tempo hanno modificato i tassi di interesse applicabili ai buoni già emessi.
La questione non riguarda soltanto il caso di Latina.
Nel corso degli anni migliaia di cittadini hanno aperto contenziosi simili, soprattutto per i buoni delle serie più datate, convinti che i rendimenti indicati originariamente dovessero essere garantiti fino alla scadenza.
La Corte di Cassazione dovrà chiarire quale sia il corretto equilibrio tra le indicazioni riportate sul titolo e le modifiche introdotte successivamente dalla normativa.
La Cassazione prende tempo: decisione rinviata
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I giudici della Suprema Corte non hanno ancora stabilito chi abbia ragione nel caso specifico.
Nell’ordinanza interlocutoria hanno rilevato che una questione molto simile è già stata rinviata a una successiva udienza pubblica per un approfondimento.
Per questo motivo anche il procedimento promosso dal cittadino di Latina è stato sospeso e rinviato a nuovo ruolo.
In sostanza, la Cassazione vuole attendere un orientamento più ampio prima di decidere sul singolo caso.
La Corte dovrà quindi affrontare un tema che negli ultimi anni ha generato numerose controversie: se il valore finale di un vecchio buono fruttifero debba essere calcolato sulla base delle condizioni stampate sul titolo oppure tenendo conto delle modifiche normative intervenute negli anni successivi.
Quando un buono fruttifero postale scaduto è ancora incassabile
Molti risparmiatori confondono scadenza e prescrizione, ma si tratta di due momenti distinti.
Alla scadenza il buono smette di maturare interessi, ma può ancora essere riscosso.
La prescrizione arriva dieci anni dopo la scadenza. Solo da quel momento il diritto al rimborso viene meno definitivamente.
Ad esempio, un buono ordinario emesso nel 1985 è scaduto nel 2015 e diventa prescritto nel 2025 se non viene riscosso.
Proprio per questo Poste Italiane pubblica periodicamente avvisi invitando i possessori dei vecchi buoni cartacei a verificarne la data di scadenza e a riscuoterli prima della prescrizione.
E se trovate un vecchio buono? Potete incassarlo?
Chi ritrova un vecchio Buono Fruttifero Postale dovrebbe comunque recarsi presso un ufficio postale con il titolo originale.
Gli operatori possono verificare la serie, la data di emissione, la scadenza e l’eventuale prescrizione.
Se il buono risulta già prescritto, il rimborso normalmente non è più possibile.
Va però precisato che sui vecchi buoni postali sono nate negli anni numerose controversie.
In diversi casi i tribunali hanno riconosciuto il diritto dei risparmiatori quando sul titolo erano presenti timbri, annotazioni o indicazioni sui rendimenti ritenute contrastanti o fuorvianti rispetto alle condizioni applicate da Poste Italiane.
Esistono quindi situazioni particolari in cui è stato possibile ottenere il rimborso anche dopo contestazioni, ma si tratta di casi che richiedono una valutazione specifica del singolo buono.
Ci sono stati in provincia di Latina alcuni casi eclatanti di cui abbiamo parlato:
Latina, 73enne trova in una scatola un buono postale del padre del 1952 di mille lire: ora vale…

Pontinia, nascosto dietro un quadro trova un vecchio Buono Postale di 10.000 lire. Oggi vale…
























