Le ricerche sono previste per l’intera giornata di sabato 18 luglio e interesseranno la vasta vallata compresa tra via della Croce, via del Pometo e via Appia Antica.

Il Comune ha autorizzato le nuove indagini
Non si tratta di una ricerca improvvisata. Il Comune di Ariccia, con un’autorizzazione datata 12 maggio 2026, ha dato il via libera all’archeologa Raffaella Silvestri e al dottor Massimo Morigi per effettuare «indagini di ricerca e prospezioni geofisiche» nell’area.
L’atto nasce da una richiesta protocollata l’11 maggio e indica espressamente come obiettivo la verifica dell’esistenza di reperti archeologici di epoca romana e, più in generale, la conoscenza e la tutela del patrimonio archeologico sepolto.
L’indagine si inserisce peraltro in un percorso già avviato: nel 2024 erano state previste ricognizioni nell’area tra via della Croce e via Appia Antica con l’impiego di archeologi, drone e georadar.

Tra le ipotesi torna anche quella dell’antico “Circo”
Il georadar potrebbe contribuire a chiarire anche una delle suggestioni archeologiche più affascinanti legate alla vallata: la possibile presenza di una struttura assimilabile a un antico circo.
L’ipotesi è sostenuta da anni dall’associazione Circus Fratrum Arvalium, secondo la quale la particolare conformazione del terreno potrebbe conservare tracce di una struttura antichissima utilizzata sfruttando la morfologia naturale del luogo.

Al momento, però, resta un’ipotesi e non una scoperta archeologica accertata: proprio per questo eventuali anomalie rilevate nel sottosuolo dovrebbero poi essere interpretate e verificate dagli organismi competenti.
Il nodo del futuro Parco Savelli
La questione acquista un peso particolare perché questa porzione di territorio è da tempo al centro di progetti di valorizzazione.
Nell’area prossima al Ponte Monumentale e all’Appia Antica è stato progettato il nuovo Parco Savelli, con spazi verdi, giochi per bambini, area cani e una soluzione per la sosta.
Un intervento che, proprio per la delicatezza archeologica dei luoghi, non può prescindere dalla conoscenza di ciò che potrebbe trovarsi sotto terra.
La partita, dunque, va oltre una semplice scansione tecnologica. Prima di disegnare definitivamente il futuro della vallata, l’obiettivo è capire meglio il suo passato.
Il documento comunale è chiaro: le prospezioni servono a identificare, valutare e preservare il patrimonio archeologico sepolto.
Se il georadar dovesse individuare anomalie significative, si aprirebbe inevitabilmente una nuova fase di approfondimento.
E sotto il Ponte di Ariccia, dove futuro urbanistico e memoria millenaria convivono nello stesso fazzoletto di terra, potrebbe essere ancora una volta l’archeologia a dettare le condizioni.
Come funziona il georadar
Il georadar (Ground Penetrating Radar, GPR) è una tecnologia non invasiva che permette di “vedere” ciò che si trova nel sottosuolo senza effettuare scavi.
Lo strumento emette onde elettromagnetiche ad alta frequenza che penetrano nel terreno e vengono riflesse in modo diverso a seconda dei materiali incontrati, come muri, pavimentazioni, fosse o cavità.

Analizzando il tempo impiegato dalle onde per tornare in superficie e l’intensità del segnale riflesso, gli archeologi possono ricostruire immagini tridimensionali del sottosuolo e individuare possibili strutture sepolte.
Questa tecnica consente di pianificare gli scavi con maggiore precisione, riducendo tempi, costi e l’impatto sul sito archeologico.
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