Il provvedimento autorizza la ristrutturazione, il cambio di destinazione d’uso e il frazionamento dell’intero fabbricato, modificando una precedente autorizzazione paesaggistica del 2024.

Dal dormitorio religioso alle residenze private
L’edificio perde definitivamente la sua vecchia funzione collettiva.
Dove prima c’erano un convento-dormitorio nasceranno undici case autonome, con nuovi residenti, utenze, automobili e spazi pertinenziali.
Gli annunci immobiliari trovati online riferiti proprio a via del Seminario 4 confermano il volto commerciale dell’operazione.

Gli annunci online parlano di “ville a schiera” nate dal restauro di un antico convento, sviluppate su due piani fuori terra.
Una delle unità, di circa 115 metri quadrati e classificata in classe energetica A2, viene proposta a 470mila euro. Si tratta di fonti commerciali, ma indirizzo e descrizione coincidono con quelli riportati dal Comune di Frascati.
Un altro insediamento nei Castelli Romani già affollati
Il progetto arriva in un territorio sottoposto da anni a una forte pressione abitativa. Secondo i dati richiamati nel giugno 2026 dalla Città Metropolitana, la presenza insediativa nei Comuni dei Castelli Romani è aumentata del 10% tra il 2011 e il 2021, raggiungendo circa 350mila residenti.
Non sono undici abitazioni, da sole, a cambiare il destino dei Castelli Romani. Ma ogni nuovo frazionamento contribuisce a un sistema urbanistico cresciuto per accumulo: più famiglie, più traffico, più parcheggi, più rifiuti e una domanda crescente di servizi e infrastrutture e soprattutto più acqua.
Nuove case mentre laghi e falde arretrano
Il punto più delicato infatti riguarda l’acqua.
La stessa Città Metropolitana ha riconosciuto che, insieme ai cambiamenti climatici, anche i prelievi effettuati dai Comuni sulle falde dei Castelli contribuiscono alla crisi del lago Albano.
Il bacino presenta un deficit stimato in circa 40 milioni di metri cubi, mentre la perdita naturale annuale oscilla tra 1,5 e 2 milioni di metri cubi.
AUBAC sta lavorando a un piano che prevede esplicitamente la riduzione dei prelievi dalle falde collegate ai laghi.
Nel giugno 2026 il livello del lago Albano risultava inferiore di 38 centimetri rispetto all’anno precedente e di 64 centimetri rispetto a due anni prima; anche il lago di Nemi sta calando in maniera preoccupante: dall’ultimo rilievo risulta due centimetri in una sola settimana.
In questo quadro ogni nuovo insediamento residenziale dovrebbe essere accompagnato da dati chiari sul fabbisogno idrico, sugli allacci, sugli scarichi e sulla capacità delle reti esistenti.
Mai come oggi c’è bisogno di trasparenza.
Il Comune di Frascati pubblica il titolo, non il progetto
Ed è qui che emerge il vero nodo politico della vicenda.
Sulla scheda pubblicata dal Comune di Frascati compare soltanto l’oggetto dell’autorizzazione: non sono visibili la Determina completa, il nome del richiedente, la relazione tecnica, le planimetrie, le superfici delle undici abitazioni, i parcheggi previsti, il parere della Soprintendenza e soprattutto le modifiche introdotte rispetto al progetto approvato nel 2024.
Non è possibile, quindi, capire se siano cambiati prospetti, accessi, sistemazioni esterne, cubature o distribuzione degli immobili.
L’autorizzazione paesaggistica, peraltro, è soltanto un passaggio necessario e non sostituisce da sola il titolo edilizio richiesto per eseguire le opere.
L’opacità è confermata dalla sezione comunale dedicata alle autorizzazioni paesaggistiche: al momento della verifica contiene soltanto la voce relativa al 2025, con un elenco delle pratiche rilasciate tra aprile e giugno di quell’anno. Una raccolta aggiornata al 2026 non risulta pubblicata.
Il Comune di Frascati comunica il “Sì”, ma non mette i cittadini nelle condizioni di vedere fino in fondo a che cosa abbia realmente detto Sì.
Più trasparente del Comune di Frascati è sicuramente l’agenzia immobiliare privata che ha già messo in vendita gli immobili: lei almeno qualche dato lo fornisce.
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