- Nuovo Ospedale dei Castelli (NOC),
- Ospedale di Velletri “Paolo Colombo”,
- Ospedale di Frascati “San Sebastiano”,
- Ospedali Riuniti di Anzio e Nettuno.
Una decisione importante che mette nero su bianco la necessità di rafforzare rapidamente uno dei settori più delicati della sanità pubblica locale, quello dell’emergenza-urgenza.
Ventitré medici per quattro Pronto Soccorso
La nuova operazione di reclutamento della ASL Roma 6 (con bando della Regione Lazio) parte dalla deliberazione del Direttore generale del 28 maggio pubblicata in un avvio pubblico lo scorso 16 luglio e prevede una distribuzione precisa dei rinforzi: 5 medici all’Ospedale dei Castelli, 6 a Velletri, 6 a Frascati e altri 6 ad Anzio.
Tutti saranno destinati alle esigenze dei Pronto Soccorso aziendali e della medicina d’emergenza-urgenza.
Un’iniezione di personale che, qualora tutti i posti vengano coperti, potrà incidere direttamente sull’organizzazione dei quattro presidi.
La ASL mette nero su bianco la carenza di personale
È lo stesso bando a fotografare la situazione con parole inequivocabili, parlando di una “estrema carenza di unità mediche” nelle discipline interessate dalla selezione. Ed è probabilmente questo il passaggio politicamente più significativo dell’intera procedura.
La ricerca di 23 professionisti non nasce infatti da un semplice turnover amministrativo, ma dalla necessità dichiarata di reperire personale per servizi sanitari chiamati ogni giorno a reggere il peso dell’emergenza nei Pronto soccorso.
Contratti di 12 mesi, l’emergenza si tampona ma non si chiude
C’è però un limite evidente. I nuovi medici saranno assunti a tempo determinato per 12 mesi, eventualmente rinnovabili. Non si tratta, dunque, di 23 nuove stabilizzazioni definitive.
La ASL sceglie uno strumento rapido per rafforzare gli organici e garantire continuità ai servizi, ma la partita strutturale resta aperta.
Nell’immediato i nuovi ingressi potranno alleggerire la pressione sui reparti; sul lungo periodo, invece, resterà il nodo della stabilità del personale.
Porte aperte anche a specializzandi e medici con esperienza
Per aumentare le possibilità di trovare candidati, la procedura allarga sensibilmente la platea.
Oltre agli specialisti delle aree mediche e chirurgiche previste dal bando, possono partecipare, alle condizioni indicate, anche medici iscritti all’ultimo o al penultimo anno della formazione specialistica.
Sono inoltre previste possibilità di accesso per professionisti senza specializzazione che abbiano maturato almeno tre anni di esperienza nei servizi di emergenza-urgenza del Servizio sanitario nazionale nel periodo stabilito dalla normativa richiamata nell’avviso.
Una graduatoria che potrà servire per due anni
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L’operazione potrebbe andare oltre le prime 23 assunzioni. Le graduatorie avranno infatti validità regionale per due anni e, dopo aver soddisfatto il fabbisogno della ASL Roma 6, potranno essere utilizzate anche da altre Aziende ed enti del Servizio sanitario regionale.
Il numero dei posti, inoltre, non è cristallizzato: il bando prevede che possa diminuire in presenza di altre assunzioni a tempo indeterminato, ma anche aumentare qualora arrivino nuove autorizzazioni regionali.
La sostanza, però, resta quella certificata dall’atto: nei Pronto Soccorso della ASL Roma 6 servono medici e servono rapidamente.
Il reclutamento di 23 professionisti rappresenta quindi una risposta concreta all’emergenza degli organici tra Castelli Romani e litorale, ma anche la fotografia di una sanità territoriale che, per garantire la tenuta dei propri servizi più delicati, è costretta ancora una volta a inseguire personale con procedure straordinarie e contratti prevalentemente temporanei.
Il ricorso ai medici “Gettonisti”
Il reclutamento dei medici nei Pronto soccorso avviene principalmente attraverso concorsi pubblici banditi dalle aziende sanitarie.
Tuttavia, da anni il sistema si scontra con una cronica carenza di specialisti in Medicina d’emergenza-urgenza, una situazione che rende difficile coprire tutti i turni con personale assunto a tempo indeterminato o determinato.
Per garantire la continuità del servizio, molte Asl e ospedali ricorrono così ai cosiddetti medici “Gettonisti”, ossia liberi professionisti messi a disposizione da cooperative o società di servizi e pagati per singolo turno.
Si tratta di una soluzione che la normativa considera eccezionale e temporanea, ma che in diverse realtà è diventata una pratica frequente.
Medici assunti o gettonisti: differenze di costo
Sul piano economico la differenza è significativa.
Un medico dipendente del Servizio sanitario nazionale costa mediamente tra i 70 e i 100 euro l’ora, considerando non solo lo stipendio ma anche contributi, indennità, ferie, tredicesima e altri oneri a carico dell’azienda.
Per un medico gettonista, invece, la spesa può variare generalmente tra i 100 e i 150 euro l’ora, con punte che in passato hanno superato anche i 180-200 euro l’ora nei casi di maggiore difficoltà nel reperire personale.
Ecco un altro motivo per cui si ha difficoltà a reperire medici da assumere con i concorsi.
Questa differenza ha alimentato negli ultimi anni il dibattito sulla sostenibilità economica del ricorso ai gettonisti e sulla necessità di rendere più attrattive le assunzioni stabili nei Pronto soccorso.
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