È questo il cuore della Determinazione del 16 luglio di Città Metropolitana di Roma che rinnova l’autorizzazione allo scarico dell’impianto pubblico di via Pedica, avviato nel 2016.
Il fosso resta senza portata naturale per mesi
A far scattare l’attenzione è soprattutto la situazione del corpo idrico che riceve le acque in uscita dal depuratore.
La relazione richiamata nell’atto indica una portata naturale nulla per oltre 120 giorni all’anno.
Per la Città Metropolitana, i modesti quantitativi d’acqua del fosso non garantiscono quindi una sufficiente diluizione degli scarichi e possono creare «condizioni di pericolo per la salute umana e per l’ambiente».
Non viene accertato un inquinamento in corso, ma viene riconosciuta una situazione di particolare vulnerabilità.
Purtroppo la crisi idrica che colpisce i Castelli Romani influisce fortemente anche sulla portata dei fossi e quindi sulla capacità di smaltimento delle acque.
Il problema ora è solo quello di controllare attentamente la situazione, ma se non ci sarà una inversione di gestione dell’acqua, si potrebbe arrivare a una condizione di grave crisi per il sistema di smaltimento delle acque.
Acea ottiene il rinnovo, ma scatta la stretta
Il provvedimento emesso dall’ex Provincia rinnova ad Acea ATO2 il permesso necessario per continuare a scaricare le acque reflue urbane trattate dall’impianto Landi, che ha una capacità dichiarata di 350 abitanti equivalenti.
Il via libera, però, arriva insieme a limiti precisi. Acea dovrà mantenere efficiente l’impianto, garantire l’accesso ai punti di campionamento e segnalare immediatamente eventuali fuori servizio alla Città Metropolitana e ad ARPA Lazio.
Sei analisi nel primo anno, poi controlli periodici
La sorveglianza sarà particolarmente intensa nei primi dodici mesi.
Acea dovrà far eseguire almeno sei analisi chimico-fisiche da un laboratorio accreditato, che diventeranno almeno due all’anno negli anni successivi.
Entro 30 giorni dalla trasmissione dell’autorizzazione dovrà inoltre prenotare i controlli delle acque reflue presso ARPA Lazio.
Su questo punto l’atto non lascia spazio a interpretazioni: la mancata prenotazione nei termini previsti può comportare la revoca dell’autorizzazione.
Scarichi industriali, manca il riscontro del Comune
Nelle carte emerge anche un altro passaggio significativo.
Acea aveva chiesto al Comune di Genzano un aggiornamento dell’elenco degli scarichi industriali che confluiscono nella rete fognaria collegata al depuratore Landi.
Alla data del provvedimento, scrive la Città Metropolitana, il Comune non aveva ancora fornito alcun riscontro.
Il documento precisa inoltre che non risultano aggiornamenti sulla verifica richiamata per sostanze pericolose e altri inquinanti rispetto alla documentazione precedente.
Un dato che non dimostra irregolarità, ma lascia aperta una questione amministrativa che l’atto stesso evidenzia.
Il depuratore resta aperto, ma sotto osservazione
La fotografia finale è quindi netta: nessuna chiusura del Landi e nessuna prova, nel provvedimento, di un inquinamento già accertato.
Il depuratore può continuare a funzionare e a scaricare, ma il corso d’acqua che riceve le acque depurate viene considerato troppo povero di portata per assicurare sempre una sufficiente diluizione.
Da qui la scelta della Città Metropolitana: autorizzazione confermata, ma Acea dovrà rispettare limiti rigorosi, garantire controlli continui e rispondere rapidamente agli organi di vigilanza.
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