Lo ha stabilito il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio, che ha accolto il ricorso presentato dalla società Inventiva 1 Srl contro il ritardo accumulato nella procedura autorizzativa.
I giudici hanno riconosciuto che l’amministrazione è rimasta ferma troppo a lungo e hanno disposto anche il rimborso alla società del 50% dei costi pagati per l’istruttoria, pari a oltre 3.700 euro.
Il progetto per produrre energia rinnovabile salvaguardando l’agricoltura
Al centro della vicenda c’è il progetto denominato “Acciarella”, che prevede la realizzazione nel territorio comunale di Latina di un impianto agri-fotovoltaico da 30576 pannelli con una potenza di 17,27 MWp (megawatt di picco), affiancato da un sistema di accumulo energetico da 4,56 megawatt.
Un impianto agri-fotovoltaico è un impianto che unisce produzione di energia da fonti rinnovabili e attività agricola, attraverso una soluzione che consente l’utilizzo del terreno anche per finalità agricole.
La società proponente aveva presentato la richiesta di Valutazione di Impatto Ambientale nell’ottobre del 2023. Da quel momento era partita la procedura davanti al Ministero dell’Ambiente, con il coinvolgimento anche del Ministero della Cultura per gli aspetti di competenza.
Dopo la pubblicazione dell’avviso pubblico e la raccolta delle osservazioni, la società aveva anche fornito ulteriore documentazione integrativa nel giugno del 2025. Ma, nonostante questi passaggi, il procedimento non era arrivato alla conclusione.
La contestazione della società: “La pratica è rimasta ferma”
Secondo Inventiva 1, la procedura era rimasta bloccata nella fase di valutazione tecnica senza arrivare né al parere conclusivo della commissione competente né al provvedimento finale del Ministero.
La società ha quindi deciso di fare ricorso al TAR sostenendo che l’amministrazione non potesse lasciare senza risposta una richiesta di autorizzazione per un periodo così lungo.
Il punto centrale della contestazione non riguardava il contenuto della futura decisione ambientale. Il Ministero, infatti, dovrà ancora valutare il progetto e stabilire se l’impianto potrà essere realizzato. La questione affrontata dai giudici riguardava invece il ritardo nella conclusione del procedimento.
Il TAR: “I tempi sono scaduti, il Ministero deve decidere”
Il Tribunale Amministrativo Regionale ha dato ragione alla società, sottolineando che per questo tipo di progetti esistono tempi precisi entro cui l’amministrazione deve arrivare a una decisione.
La qualità di MD Infissi & Arredi oggi con finanziamento a "Tasso Zero". E vai anche in vacanza gratis!
Secondo i giudici, i termini previsti per la procedura erano ormai ampiamente superati. Il TAR ha evidenziato che l’inerzia dell’amministrazione non poteva essere giustificata dalle difficoltà organizzative interne o dai ritardi degli uffici coinvolti.
Nella sentenza viene ricordato che le procedure per gli impianti da fonti rinnovabili sono considerate strategiche e che proprio per questo il legislatore ha previsto meccanismi destinati ad accelerare le decisioni.
Il collegio ha quindi dichiarato illegittimo il silenzio mantenuto dal Ministero e ha stabilito che dovrà essere adottato un provvedimento espresso e motivato.
Entro 90 giorni la decisione sulla valutazione ambientale
Il TAR non ha però autorizzato direttamente la realizzazione dell’impianto. La decisione finale resta infatti nelle competenze dell’amministrazione.
I giudici hanno stabilito che il Ministero dovrà concludere la procedura entro 90 giorni dalla comunicazione della sentenza, acquisendo anche il necessario confronto con il Ministero della Cultura.
Solo al termine di questo percorso potrà arrivare il via libera oppure un eventuale diniego al progetto.
Il Tribunale ha per ora escluso la nomina di un commissario straordinario, ipotizzata dalla società nel caso di ulteriori ritardi. Questa soluzione potrà essere valutata solo se l’amministrazione dovesse continuare a non rispettare quanto ordinato dal giudice.
Rimborso alla società per il ritardo della procedura
Oltre all’obbligo di concludere il procedimento, il TAR ha riconosciuto alla società un rimborso economico.
Inventiva 1 aveva versato 7.425 euro circa per le spese di istruttoria della procedura. Poiché i tempi previsti non sono stati rispettati, il Ministero dovrà restituire il 50% della somma, pari a 3.712,78 euro.
La sentenza stabilisce inoltre che il Ministero dell’Ambiente dovrà pagare anche le spese legali sostenute dalla società, quantificate in 1.500 euro oltre agli oneri previsti.
Leggi anche: Latina, arrivano i primi soldi dal nucleare: il Comune ha deciso come spenderli






















