Il provvedimento arriva al termine di una lunga e complessa vicenda giudiziaria che ha coinvolto il Piano particolareggiato dell’area, poi dichiarato illegittimo, e rappresenta un passaggio decisivo verso l’esecuzione dell’ordine di demolizione disposto dalla magistratura.
Una vicenda iniziata oltre dieci anni fa
La storia affonda le proprie radici nel 2013, quando il progetto edilizio ottenne il permesso di costruire un edificio residenziale sulla base della variante al Piano particolareggiato esecutivo di Borgo Piave approvata dal Comune.
Nello stesso periodo la società titolare dell’intervento aveva sottoscritto due convenzioni con l’amministrazione comunale. La prima prevedeva la cessione gratuita di alcune aree destinate a opere pubbliche, tra cui viabilità e una piazza. La seconda riguardava invece la realizzazione diretta delle opere di urbanizzazione a scomputo degli oneri concessori.
Durante i lavori, però, l’autorità giudiziaria mise sotto sequestro preventivo il cantiere. Da quel momento iniziò un lungo contenzioso amministrativo e penale destinato a modificare radicalmente il futuro dell’intervento.
L’annullamento del Piano di Borgo Piave
L’elemento centrale della vicenda è rappresentato dall’annullamento della variante urbanistica sulla quale era stato fondato il rilascio del permesso di costruire.
Il provvedimento comunale che aveva approvato la revisione del Piano particolareggiato di Borgo Piave fu infatti annullato dal commissario prefettizio. Successivamente il Consiglio di Stato ha confermato in via definitiva quella decisione.
Con il venir meno della variante urbanistica è tornato in vigore il precedente piano. Di conseguenza, secondo il Comune di Latina, l’area interessata dall’edificio di Borgo Piave non risulta più compatibile con l’intervento autorizzato.
La destinazione urbanistica vigente prevede infatti aree edificabili soltanto in parte, mentre altre porzioni sono destinate a verde pubblico attrezzato, attrezzature stradali e viabilità.
Le sentenze che hanno cambiato il quadro
Nel corso degli anni la vicenda ha attraversato diversi livelli della giustizia amministrativa e penale.
In una prima fase il Tar del Lazio aveva annullato un’ordinanza di demolizione emessa dal Comune di Latina. I giudici amministrativi avevano chiarito che l’annullamento del Piano particolareggiato di Borgo Piave non determinava automaticamente la decadenza del permesso di costruire l’edificio. Era necessario un autonomo procedimento amministrativo per annullare quel titolo edilizio.
Proprio questo procedimento è stato ora concluso dal Comune di Latina. Nel frattempo, però, il quadro giudiziario si è ulteriormente consolidato.
Una sentenza della Corte d’Appello di Roma ha infatti accertato in via definitiva l’illegittimità sostanziale del permesso di costruire, ritenendo che le opere fossero prive di un valido titolo edilizio.
Successivamente è arrivato anche l’ordine di demolizione emesso dall’Ufficio Esecuzioni Penali della Procura Generale presso la Corte d’Appello di Roma.
Il ruolo della documentazione ritenuta non veritiera
Uno degli aspetti più rilevanti richiamati nella determina riguarda la documentazione presentata per ottenere il permesso di costruire.
Il Comune di Latina evidenzia che gli accertamenti svolti nel procedimento penale hanno portato a stabilire in maniera definitiva la presenza di una falsa rappresentazione dei fatti posta alla base del rilascio del titolo edilizio.
Secondo l’amministrazione questo elemento esclude la possibilità di riconoscere un affidamento giuridicamente tutelabile in capo alla società che aveva ottenuto il permesso.
La determina richiama anche le valutazioni espresse dal Consiglio di Stato, secondo cui la società, operando professionalmente nel settore edilizio, non poteva invocare un affidamento incolpevole considerata la rilevanza delle violazioni urbanistiche e il rapido avvio delle indagini penali.
Il Comune di Latina annulla il permesso
Alla luce delle numerose pronunce giudiziarie, il Comune di Latina ha deciso di esercitare il proprio potere di autotutela.
La determina dispone quindi l’annullamento del permesso di costruire relativo all’edificio composto da un piano interrato, tre piani fuori terra destinati ad abitazioni e un piano tecnico in copertura, per una volumetria complessiva di circa 9.700 metri cubi.
Contestualmente viene annullato anche il successivo titolo edilizio presentato per completare l’intervento, considerato dipendente dal permesso originario ormai privo di efficacia.
Verso i provvedimenti successivi
L’atto approvato dagli uffici comunali rappresenta un passaggio fondamentale per dare esecuzione alle successive misure previste dalla normativa edilizia.
La determina precisa infatti che l’annullamento del permesso costituisce il presupposto per adottare i provvedimenti repressivi previsti dal Testo unico dell’edilizia, compresa una nuova ordinanza di demolizione.
L’amministrazione sottolinea inoltre che mantenere in vita il titolo edilizio determinerebbe un contrasto tra il giudicato penale e l’assetto amministrativo, rendendo necessario l’allineamento degli atti comunali alle decisioni ormai definitive dei giudici.
La richiesta sulle convenzioni urbanistiche
Nel corso del procedimento è stata presentata anche una richiesta, da parte del legale della società interessata, per ottenere la retrocessione delle convenzioni urbanistiche sottoscritte nel 2013.
Il Comune di Latina ritiene però che tale questione non impedisca l’esecuzione dell’ordine di demolizione. L’eventuale annullamento delle convenzioni viene considerato un effetto successivo rispetto all’annullamento del titolo edilizio e non una condizione necessaria per dare seguito alle decisioni dell’autorità giudiziaria.
























