Nel lago di Albano c’è sempre meno acqua e il problema sembra aumentare di giorno in giorno senza che nessuno riesca ad intervenire in maniera davvero risolutiva.
Lo dice il teleidrometro che segna di giorno in giorno l’abbassamento del livello, ormai in picchiata (-32 centimetri in 4 mesi) come in una diretta di un reality horror.
Teleidrometro dell’Autorità di Bacino sul livello Lago Albano: dati tra 15/03 e 20/07: -32 centimetri
(Per leggere i dati del teleidrometro del lago Albano CLICCA QUI)
Le cause si conoscono e numerose associazioni le denunciano ormai da anni e anni: i cambiamenticlimatici, certamente, ma anche l’antropizzazione della zona dei Castelli Romani, dove l’edilizia prosegue il suo assalto, come se nulla stesse accadendo.
Per non parlare, poi, del progetto dell’inceneritore, una tegola che potrebbe dare ai due laghi castellani Albano e Nemi il KO definitivo.
Nei giorni scorsi cittadini e associazioni, tra cui Legambiente, hanno manifestato sulle rive e nelle acque del lago per richiamare l’attenzione sulla gravità della situazione.
Il Caffè ha intervistato Mirko Laurenti, presidente del Circolo Legambiente Appia Sud ‘Il Riccio’, che ha spiegato i rischi per il territorio legati all’abbassamento del lago e le azioni che Legambiente intende promuovere.
Perché il lago continua a perdere acqua: cemento e prelievi idrici
Il lago di Albano è un lago vulcanico privo di immissari: non riceve acqua da fiumi o torrenti, ma dipende quasi esclusivamente dalla falda sotterranea, alimentata dalle piogge.
Quando però il terreno viene coperto da asfalto e cemento, l’acqua piovana non riesce più a infiltrarsi nel sottosuolo e la falda si ricarica sempre meno.
Per questo Legambiente e il Coordinamento Ambientalista Castelli Romani hanno lanciato l’allarme: bisogna fermare il consumo di suolo e l’espansione edilizia nei Castelli Romani.
Il problema interessa tutto il territorio dei Castelli Romani, come spiega RobertoSalustri del Coordinamento Ambientalista Castelli Romani in un comunicato stampa:
“Queste zone umide [Ndr: i laghi dei Castelli Romani] hanno 50 mln di metri cubi di acqua in meno rispetto al 1984, anno in cui c’è stato l’inizio dell’abbassamento a causa del boom della speculazione edilizia nei 22 comuni circostanti”.
Anche RobertoScacchi, presidente di Legambiente Lazio, sottolinea il ruolo decisivo del suolo:
“Ogni nuovo ettaro di terreno coperto da asfalto e cemento è un ettaro in meno capace di assorbire la pioggia e restituirla lentamente alla falda che alimenta il lago. Per questo chiediamo ai Comuni dei Castelli Romani di fermare l’espansione edilizia e mettere al centro la tutela del suolo, insieme a una forte riduzione dei prelievi idrici”.
Alla questione del consumo di suolo si aggiunge infatti un altro problema: i prelieviidrici, che sottraggono acqua alla falda a un ritmo superiore rispetto alla sua capacità di ricaricarsi.
Il progetto dell’inceneritore di Roma, che dovrebbe essere concluso entro il 2029, potrebbe peggiorare ulteriormente la situazione.
Mirko Laurenti, presidente del Circolo Legambiente Appia Sud ‘Il Riccio’, ha spiegato a Il Caffè:
“La priorità è fermare il consumo di suolo e nuove edificazioni perché il cemento e l’asfalto impediscono alle piogge di ricaricare la falda.
Ma c’è anche l’inceneritore di Roma, che secondo quanto previsto dal progetto dovrebbe approvvigionarsi anche dalla falda dei Castelli Romani da cui dipendono il lago di Albano e quello di Nemi. Significherebbe aumentare ulteriormente la pressione su un sistema idrogeologico già in sofferenza, aggravando un equilibrio che oggi è sempre più fragile”.
Un ecosistema sempre più fragile e rischio smottamenti
L’abbassamento del livello dell’acqua non modifica soltanto il paesaggio, ma aumenta anche il rischio di dissesto idrogeologico e mette sotto pressione l’ecosistema del lago.
Il Coordinamento Ambientalista Castelli Romani ha recentemente pubblicato un’infografica che descrive il fenomeno e spiega:
“Il Lago Albano è un lago vulcanico con fondali molto particolari: dopo un ampio terrazzo costiero il fondale diventa rapidamente molto ripido, fino a oltre 170 metri di profondità. (…)
Se l’abbassamento [del livello dell’acqua] continuerà, i sedimenti costituiti da sabbia, limo e fango, oggi depositati sulle scarpate sommerse, potrebbero diventare progressivamente meno stabili e, in determinate condizioni, innescare fenomeni di scivolamento verso il fondo del lago, generando grandi nuvole di torbidità e alterando gli habitat acquatici”.
Infografica del Coordinamento Ambientalista dei Castelli Romani
Meno ossigeno nell’acqua mette a rischio la biodiversità
A preoccupare è anche lo stato di salute delle acque.
Il 18 luglio il Coordinamento Ambientalista Castelli Romani ha effettuato un monitoraggio raccogliendo 20 campioni in diversi punti del bacino grazie al contributo di associazioni e volontari che con SUP, kayak e canoe si sono recati nelle diverse aree del lago.
I luoghi di campionamento dell’acqua lago di Albano e i relativi risultati – Infografica dalla pagina FB del Coordinamento Ambientalista Castelli Romani
I primi risultati confermano un peggioramento delle condizioni ecologiche.
“I primi risultati delle analisi delineano purtroppo un quadro preoccupante”, scrive il Coordinamento Ambientalista su Facebook.
“Si conferma un lago la cui capacità di mantenere il proprio equilibrio ecologico è sempre più messa alla prova: oltre al livello delle acque diminuisce l’ossigeno disciolto nelle acque, arretrano la vegetazione ripariale e quella acquatica e si osserva una progressiva riduzione della biodiversità animale”.
Le richieste di Legambiente e le priorità per salvare il lago
Parallelamente con le iniziative di sensibilizzazione, il Coordinamento Ambientalista Castelli Romani, di cui il circolo Legambiente Appia Sud il Riccio fa parte, ha avviato con il Parco regionale dei Castelli Romani un tavolo di confronto sul tema della gestione delle risorse idriche.
Secondo Mirko Laurenti di Legambiente negli ultimi mesi sono emersi alcuni segnali incoraggianti.
Ha detto a Il Caffè:
“Con il Parco dei Castelli Romani si è aperto un confronto che riteniamo positivo. La creazione delle nuove condotte idriche richiesta da Acea è stata vincolata dal Parco alla contemporanea dismissione delle vecchie condotte.
La condotta idrica dismessa verrà quindi automaticamente considerata rifiuto e quindi andrà smaltita. Di conseguenza, poiché la vecchia linea dovrebbe essere necessariamente dismessa, non dovrebbe esserci il pericolo del raddoppio della condotta stessa, che andrebbe a gravare sulle falde”.
Più complesso, invece, il confronto con i Comuni.
“Con le associazioni che lottano contro l’inceneritore di Roma, come la Rete Tutela Roma Sud – di cui come circolo Legambiente Appia Sud il Riccio facciamo parte -, stiamo riallacciando i rapporti con le nuove amministrazioni di alcuni dei comuni dei castelli andati recentemente al voto, come Albano.
L’obiettivo è arrivare all’istituzione di un tavolopermanente tra tutti i Comuni. Serve un tavolo urgente che metta al centro il dissesto idrogeologico, lo stop al consumo di suolo e l’abbassamento dei livelli del lago e della falda con l’obiettivo di mettere in campo tutti gli strumenti atti a prevenirli.
Secondo Legambiente, il futuro del lago di Albano dipenderà dalle scelte che saranno compiute nei prossimi anni.
L’associazione indica cinque interventi prioritari:
fermare il consumo di suolo;
ridurre di almeno il 30% i prelievi idrici;
proteggere boschi e aree naturali che favoriscono la ricarica della falda;
ridurre il traffico veicolare, anch’esso fonte di inquinamento;
pianificare lo sviluppo urbanistico sulla base della reale disponibilità della risorsa idrica.
Un bel programma che, speriamo, venga ascoltato da qualcuno nelle stanze dei bottoni e non resti soltanto il libro dei sogni.
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