In questo 2026, la TARI rischia di trasformarsi nell’ennesima zavorra finanziaria pronta a gravare esclusivamente sulle spalle di chi tiene alzata una saracinesca.
Lo si evince dall’approvazione del Piano Economico Finanziario del servizio rifiuti con le relative tariffe.
Sospiro di sollievo per le famiglie, stangata per le attività
Il contrasto emerso dal è stridente e paradossale.
Se da un lato il bilancio delle utenze domestiche tira un sospiro di sollievo grazie a un calo uniforme sia della quota fissa che di quella variabile per le famiglie, dall’altro la stangata si abbatte senza appello sull’intero comparto produttivo e commerciale.
Non si tratta di adeguamenti marginali o di lievi ritocchi inflazionistici: l’aumento della tariffa totale al metro quadrato si attesta in modo pressoché omogeneo per tutte le categorie non domestiche tra il 17% e il 18%.
Aumenti a tutto campo: la mappa del rincaro
A subire le conseguenze più pesanti sono, come di consueto, gli esercizi ad alta densità produttiva di rifiuti e di accoglienza.
Il settore della ristorazione e della somministrazione di alimenti e bevande registra cifre record.
I ristoranti, le trattorie, le osterie, le pizzerie e i pub vedono la quota al metro quadrato salire da € 19,16 a ben € 22,54, traducendosi in un incremento netto che sfiora il 17,6%.
Non va meglio ai bar, ai caffè e alle pasticcerie, luoghi simbolo della socialità quotidiana, che dovranno sostenere un rincaro del 17,6%, passando da € 14,44 a circa € 16,98 al metro quadrato.
Ancora più marcata è la pressione sulle attività ortofrutticole, sulle pescherie, sui fiorai e sulle pizzerie al taglio, categorie tradizionalmente penalizzate dai coefficienti di produzione: per loro il tributo totale passa da quasi € 24,91 a oltre € 29,30 per metro quadrato (un aumento del 17,6%), mettendo a dura prova la tenuta dei banchi di vendita.
Anche i banchi di mercato di generi alimentari e i supermercati subiscono la medesima impennata percentuale vicina al 17,6%, portando la tassa rispettivamente a € 24,11 e i € 15,34 al metro quadrato.
Strutture ricettive e uffici nel mirino
Il contraccolpo non risparmia il comparto dell’accoglienza e dei servizi professionali. Gli alberghi dotati di ristorante vedono lievitare la tariffa da € 8,93 a € 10,50 al metro quadrato, segnando un aumento del 17,6%.
Una traiettoria del tutto identica colpisce gli alberghi senza ristorante, gli agriturismi e i complessi ricettivi.
Perfino gli uffici, le agenzie, i negozi di abbigliamento, le calzature, le ferramenta e le botteghe artigianali si trovano ad affrontare un salto tariffario del medesimo tenore percentuale (circa il 17,6%), vedendo trasformato ogni singolo metro quadrato di superficie calpestabile in un costo fisso sempre più insostenibile.
Un sorriso più radioso col "Trattamento illuminante" in un solo appuntamento
Questi calcoli li abbiamo estrapolati dalle tabelle pubblicate l’anno scorso e quest’anno dal Comune di Aprilia.
Tabelle che potete consultare a questi link:
Non sappiamo però se l’Amministrazione di Aprilia abbia previsto eventuali sconti, riduzioni o facilitazioni. Dalle carte che abbiamo consultato, non ci risulta.
Certo, tra una sosta che scoraggia l’ingresso nei negozi e un prelievo fiscale locale che continua a crescere a doppia cifra, il rischio concreto è che le serrande chiuse finiscano per moltiplicarsi lungo le vie della città, lasciando spazio solo alle grandi catene o al deserto urbano.
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