Gli italiani si muovono molto di più rispetto al passato. Secondo l’ultima indagine dell’ISTAT sulla pratica sportiva, nel 2024 oltre 21,5 milioni di persone dai 3 anni in su hanno praticato uno o più sport nel tempo libero, pari al 37,5% della popolazione. È il segno di un cambiamento lento ma costante, che ha radici lunghe e che di recente ha accelerato.
Dietro quella cifra si muove un intero settore, fatto di palestre, campi, abbigliamento e attrezzature. Capire chi fa sport, che cosa pratica e quanto spende aiuta a leggere un fenomeno sociale ed economico allo stesso tempo.
Una persona su tre pratica sport, e la sedentarietà arretra
Il dato ISTAT si scompone in due gruppi: il 28,7% della popolazione pratica sport con continuità, mentre l’8,7% lo fa in modo saltuario. Sul fronte opposto restano i sedentari, cioè chi non svolge alcuna attività fisica: sono il 32,8%, quasi 18,9 milioni di persone, una quota ancora alta ma in arretramento rispetto al passato. Il movimento di lungo periodo è netto, perché la pratica continuativa è cresciuta di circa undici punti dal 1995, quando si fermava al 17,8%. A questa platea si aggiunge chi si tiene in forma senza praticare uno sport vero e proprio, e non è un dettaglio marginale: l’ISTAT stima che il 29,7% della popolazione svolga comunque una qualche attività fisica, dalle passeggiate di almeno due chilometri alla bicicletta agli esercizi in casa.
Le differenze restano marcate quando si guarda dentro i numeri. Tra gli uomini pratica sport il 43,4%, tra le donne la quota scende al 31,8%, un divario che si allarga nell’adolescenza e non si richiude più del tutto. La pratica è massima tra i giovanissimi e tende a calare con l’età, mentre sul piano territoriale il Mezzogiorno resta indietro rispetto al Nord. La spinta di questi anni nasce da una maggiore consapevolezza del legame tra movimento e salute, alimentata dalle campagne pubbliche e dalla diffusione di app e dispositivi indossabili che rendono l’attività misurabile e quindi più motivante.
Padel, running e palestra: le discipline che tirano
La crescita non è uniforme, e alcune discipline hanno corso più di altre. Il caso più clamoroso è il padel, passato in pochi anni da curiosità a fenomeno di massa: nel 2025 l’Italia conta circa 10.000 campi e quasi 3.800 club, seconda solo alla Spagna, con un valore economico stimato attorno a 1,5 miliardi di euro e una platea di praticanti abituali compresa tra 800mila e 1,2 milioni, concentrata nella fascia 25-54 anni. La formula ne spiega il successo, perché si gioca in quattro, la curva di apprendimento è rapida e la dimensione sociale conta quanto quella agonistica. La corsa agli impianti ha portato i campi coperti a circa il 45% del totale, quasi 4.500 strutture, segno che il fenomeno ha superato la fase della moda per diventare un’infrastruttura stabile.
Accanto al padel tengono il passo il running, che resta lo sport amatoriale più democratico perché richiede poco più di un buon paio di scarpe, e il mondo della palestra e del fitness, sostenuto dalla diffusione degli allenamenti funzionali e dei corsi di gruppo. Sono attività ad alta frequenza, praticate spesso tre o più volte a settimana, e proprio questa assiduità le trasforma in un motore di spesa costante, non stagionale.
Quanto spende chi fa sport
Tradotto in denaro, tutto questo alimenta un mercato di dimensioni importanti. Il comparto degli articoli sportivi in Italia vale diversi miliardi di euro, con stime di settore che lo collocano attorno ai 13 miliardi tra attrezzature, abbigliamento e calzature. La spinta arriva anche dall’athleisure, la tendenza a indossare capi tecnici e sportivi nella vita quotidiana, che ha allargato il bacino di acquirenti ben oltre chi pratica sport in senso stretto.
La composizione della spesa segue la pratica. Le calzature restano la voce principale per chi corre o gioca, l’abbigliamento tecnico si rinnova con frequenza, mentre l’attrezzatura vera e propria, dalle racchette alle biciclette, rappresenta l’acquisto più impegnativo e ragionato. È una spesa che unisce necessità e passione: chi pratica con continuità tende a comprare meglio e più spesso, si informa a fondo prima di scegliere e alimenta anche un vivace mercato dell’usato per gli articoli di valore, dalle bici alle attrezzature da montagna. Non stupisce che, prima di un acquisto tecnico, molti passino ore a confrontare schede e recensioni, perché su questi prodotti la differenza tra un modello e l’altro incide sulle prestazioni e sulla durata.
Dallo store al carrello: gli acquisti sportivi passano dal web
Il cambiamento più recente riguarda il canale. Come nel resto del commercio, anche per lo sport gli acquisti si spostano online: secondo l’Osservatorio eCommerce B2C di Netcomm e Politecnico di Milano, nel 2025 l’e-commerce di prodotto in Italia ha raggiunto 40,1 miliardi di euro, con abbigliamento e sport in crescita in linea con la media del settore e una penetrazione dell’online sul totale degli acquisti al retail pari all’11,2%. Il motivo è pratico, perché online si confrontano modelli e prezzi, si leggono le recensioni e si accede a un assortimento che il singolo negozio fisico non può reggere. A questo si somma la comodità del ritiro in negozio e dei resi gratuiti, che hanno tolto molte delle ultime resistenze all’acquisto online anche per prodotti che un tempo si preferiva provare di persona.
Il rovescio della medaglia è la difficoltà di orientarsi tra insegne generaliste, brand store e rivenditori specializzati. Una panoramica dei negozi sportivi online si trova, per esempio, all’indirizzo https://www.ecommerceit.it/categoria-ecommerce/sport-e-tempo-libero/, che raccoglie le principali realtà del settore. Al netto del canale, la direzione è chiara: gli italiani si muovono di più, e attorno a questa abitudine è cresciuta un’economia che intreccia salute, tempo libero e consumi in modo sempre più stabile.





















