Questo nonostante il Pubblico ministero, che rappresenta l’accusa, abbia chiesto l’archiviazione del procedimento.
Il magistrato ha ritenuto che non sussistano gli estremi del reato di diffamazione. I due amministratori comunali hanno deciso di opporsi all’archiviazione.
Sarà quindi ora il Giudice per le indagini preliminari (GIP) a valutare la richiesta dei due sindaci e a pronunciarsi nell’udienza fissata per il 19 gennaio 2027.
Tutto nasce per un gazebo
L’indagine trae origine da una serie di post pubblicati il 29 giugno 2025 dal presidente del Comitato Lavinio per Lavinio.
Secondo quanto ricostruito nella denuncia, i messaggi sarebbero stati pubblicati dopo l’intervento della Polizia Locale che aveva disposto la rimozione del gazebo dell’associazione installato in piazza Lavinia perché privo delle necessarie autorizzazioni.
In quei post il presidente del Comitato avrebbe rivolto al sindaco Aurelio Lo Fazio e al vicesindaco Pietro Di Dionisio espressioni particolarmente dure, arrivando a definirli “delinquenti” e prospettando di sciogliere la giunta comunale “a mani nude”.
Per i due amministratori comunali, quelle affermazioni avrebbero superato i limiti della critica politica, integrando il reato di diffamazione.
La denuncia e le contestazioni
Secondo quanto sostenuto dai denuncianti, l’attività del presidente del Comitato non si sarebbe limitata ai messaggi pubblicati il 29 giugno.
Tra luglio e agosto 2025, sempre secondo la ricostruzione contenuta nella denuncia, sarebbero stati pubblicati ulteriori contenuti sui social network rivolti contro l’amministrazione comunale.
Il sindaco e il vicesindaco ritengono che alcuni di quei commenti fossero offensivi e, in alcuni casi, anche intimidatori.
Per questo motivo è stata presentata una denuncia.
L’ipotesi di reato è diffamazione aggravata commessa attraverso un mezzo di pubblicità, fattispecie prevista dal codice penale e punita con la reclusione da sei mesi a tre anni oppure con una multa.
La richiesta di archiviazione della Procura
Al termine delle indagini preliminari, il Pubblico ministero del Tribunale di Velletri, Licia Fabrizi, ha chiesto l’archiviazione del procedimento.
Secondo la Procura, infatti, gli elementi raccolti non consentono di sostenere l’accusa in giudizio.
Nel provvedimento si legge che il magistrato ha
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Vividental - Grottaferrata“ritenuto che il fatto non sussista e, in ogni caso, non costituisca reato, non essendo comunque possibile formulare una ragionevole prognosi di condanna”.
La richiesta di archiviazione si fonda sulla valutazione che le espressioni utilizzate, pur inserite in un contesto di forte contrapposizione, rientrerebbero nell’ambito della libertà di manifestazione del pensiero.
Le motivazioni del Pubblico ministero
Nella richiesta di archiviazione il sostituto procuratore motiva nel dettaglio le ragioni della propria decisione.
“Si osservi come il tenore dei post incriminati non appaia sufficientemente idoneo a ledere la reputazione del denunciante, risultando espressione del diritto di libera manifestazione del pensiero, tenuto conto del contesto in cui furono pubblicati”.
Secondo il Pubblico ministero, quindi, il contesto nel quale sono stati pubblicati i messaggi rappresenta un elemento determinante nella valutazione della vicenda.
Il magistrato evidenzia inoltre che non emergono elementi tali da consentire una ragionevole previsione di condanna.
“Nel caso di specie, non appare possibile formulare nei confronti dell’indagato una ragionevole previsione di condanna, dovendosi ritenere rispettato il limite della continenza delle espressioni utilizzate”.
Sindaco e vicesindaco si oppongono all’archiviazione
Il sindaco Aurelio Lo Fazio e il vicesindaco Pietro Di Dionisio, assistiti dall’avvocato Giuseppe Pucci, hanno però deciso di contestare la valutazione della Procura.
I due amministratori hanno presentato formale opposizione alla richiesta di archiviazione. La richiesta è quella che il procedimento non venga chiuso e che sia un giudice a valutare la fondatezza delle rispettive posizioni.
L’opposizione rappresenta uno strumento previsto dall’ordinamento che consente alla persona offesa di chiedere un ulteriore esame della vicenda quando non condivide la richiesta avanzata dal Pubblico ministero.
La decisione spetterà al giudice
A questo punto sarà il GIP del Tribunale di Velletri a decidere se accogliere la richiesta di archiviazione della Procura oppure disporre ulteriori approfondimenti o l’eventuale prosecuzione del procedimento.
L’udienza è stata fissata per il 19 gennaio 2027. In quella sede saranno esaminate sia le motivazioni illustrate dal Pubblico ministero sia le ragioni esposte nell’opposizione presentata dal sindaco e dal vicesindaco.
Sarà quindi il giudice a stabilire se confermare l’archiviazione del fascicolo oppure se esistano i presupposti per proseguire l’azione penale nei confronti del presidente del Comitato Lavinio per Lavinio.
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