Il nuovo bollettino della Regione Lazio conferma che il virus non è più circoscritto alla sola provincia di Latina, dove erano stati registrati i primi contagi, ma è stato individuato anche nelle province di Roma e Viterbo.
Un quadro che mantiene alta l’attenzione delle autorità sanitarie e degli Ordini dei medici, mentre proseguono le attività di sorveglianza e prevenzione sul territorio.
I nuovi casi nel Lazio
L’aggiornamento diffuso dalla Regione Lazio, ripreso anche dall’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della provincia di Latina, certifica la presenza di 13 casi confermati di infezione da virus West Nile.
La maggior parte continua a concentrarsi nella provincia di Latina, ma l’individuazione di casi anche nelle province di Roma e Viterbo dimostra che la circolazione del virus interessa ormai un’area più ampia della regione.
La situazione viene seguita costantemente dai servizi sanitari regionali attraverso il sistema di sorveglianza integrata che monitora sia i casi umani sia la presenza del virus nelle zanzare, negli uccelli e negli equini.
I dati del 2025 in Italia
Lo scorso anno c’era stato grande allarme a causa di questo virus. Probabilmente un allarme esagerato dalla vicinanza dell’esperienza avuta con Covid-19.
Ma il bollettino finale aveva comunque riportato numeri importanti di decessi nel 2025.
Secondo i dati aggiornati ad ottobre 2025 erano stati registrati 718 casi di infezione e 49 decessi così suddivisi:
- 7 in Piemonte,
- 5 in Lombardia,
- 2 in EmiliaRomagna,
- 18 nel Lazio,
- 14 in Campania,
- 2 inCalabria,
- 1 in Sardegna.
La provincia di Latina ha rappresentato uno degli epicentri dell’epidemia regionale.

Cos’è il virus West Nile
Il virus West Nile appartiene alla famiglia dei Flavivirus. Il suo serbatoio naturale è rappresentato dagli uccelli selvatici.
L’uomo viene infettato dalla zanzara comune (Culex pipiens), quella che gira di notte, per intenderci. Mentre non è portatrice del virus la zanzara tigre.

L’uomo e il cavallo sono definiti “ospiti a fondo cieco”. Significa che possono contrarre l’infezione ma non sono in grado di trasmetterla ad altre persone attraverso una normale catena di contagio.
Come avviene il contagio
La trasmissione avviene quasi esclusivamente attraverso la puntura di una zanzara infetta che in precedenza ha punto un uccello portatore del virus.
Non esiste un contagio diretto da persona a persona attraverso contatti quotidiani, tosse o saliva.
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In casi molto rari il virus può essere trasmesso mediante trasfusioni di sangue, trapianti di organi oppure dalla madre al bambino durante la gravidanza o l’allattamento.
Proprio per questo motivo, durante il periodo di maggiore circolazione del virus vengono rafforzati i controlli sulle donazioni di sangue nelle aree interessate.
Perché può essere pericoloso
Nella maggior parte dei casi il virus non provoca sintomi. Circa l’80% delle persone infette rimane completamente asintomatico.
Una quota di circa il 20% sviluppa invece una sindrome simil-influenzale caratterizzata da febbre, mal di testa, dolori muscolari, stanchezza, nausea ed eruzioni cutanee.
Le complicanze più gravi interessano una piccola percentuale di pazienti, soprattutto anziani, persone immunodepresse o affette da patologie croniche.
In questi casi il virus può provocare encefalite, meningite o altre forme neuro-invasive che richiedono il ricovero ospedaliero e possono risultare anche letali.
L’Organizzazione mondiale della sanità stima che circa un’infezione ogni 150 possa evolvere in una forma neurologica grave.
Le precauzioni per ridurre il rischio
Poiché non esiste un vaccino disponibile per la popolazione generale né una terapia antivirale specifica, la prevenzione resta lo strumento più efficace.
Le principali raccomandazioni sono:
- utilizzare repellenti cutanei contro le zanzare;
- indossare abiti chiari e a maniche lunghe nelle ore serali;
- installare zanzariere alle finestre;
- effettuare disinfestazioni notturne;
- evitare ristagni d’acqua in sottovasi, secchi e contenitori, dove le zanzare possono deporre le uova;
- utilizzare, quando necessario, prodotti larvicidi nei ristagni non eliminabili;
- prestare particolare attenzione alle persone anziane e fragili durante il periodo estivo.
Le novità della ricerca
L’aumento dei casi osservato negli ultimi anni ha spinto la comunità scientifica a sviluppare nuovi strumenti per prevedere e contenere la diffusione del virus.
In realtà di questo virus la maggior parte delle persone ne ha sentito parlare l’anno scorso. Il fenomeno è stato molto amplificato dai mezzi di informazione.
La tabella sottostante mostra come in realtà era già diffuso da diversi anni: numerosi casisi sono registrati fin dal 2018.

Alcuni studi evidenziano come temperature sempre più elevate, estati più lunghe e modifiche degli ecosistemi favoriscano l’espansione del virus in Europa.
Per questo motivo cresce l’importanza dei sistemi di sorveglianza integrata che mettono insieme dati epidemiologici, monitoraggio delle zanzare, osservazione degli uccelli selvatici e informazioni meteorologiche, così da individuare precocemente le aree a maggiore rischio.























