La donna ha presentato un titolo di specializzazione e un diploma mai realmente conseguiti. Con questi documenti ha ottenuto supplenze e ha partecipato a concorsi pubblici.
Alla fine è arrivata la condanna da parte della Sezione Giurisdizionale per la Campania della Corte dei Conti. La docente dovrà restituire al Ministero dell’Istruzione e del Merito la somma complessiva di 73.368,21 euro.
L’inizio delle supplenze e l’immissione in ruolo ad Ardea
La vicenda ha preso il via diversi anni fa. La docente ha presentato certificati non genuini per ottenere incarichi di insegnamento a tempo determinato. Tra il 2016 e il 2019 ha svolto supplenze su posto di sostegno presso istituti scolastici in Campania.
Successivamente la donna ha partecipato a un concorso straordinario indetto dal Ministero nel 2018. Grazie ai punteggi e ai titoli dichiarati ha superato la selezione.
Nel settembre del 2019 è stata immessa in ruolo nella Regione Lazio, venendo assegnata all’istituto “Ardea III“.
Negli anni successivi ha ottenuto il trasferimento in Campania, insegnando prima a Battipaglia e infine a Pagani. Durante questo periodo ha percepito stipendi regolari dallo Stato.
Le indagini e la scoperta della rete illegale
La svolta è arrivata grazie agli accertamenti svolti dalla Procura della Repubblica di Vallo della Lucania. Le forze dell’ordine hanno svelato un articolato sistema di falsificazione di diplomi legato a un istituto paritario.
Durante i controlli sono stati scoperti pergamene in bianco e verbali falsi nascosti in stanze inaccessibili.
Attraverso perquisizioni e intercettazioni telefoniche gli inquirenti hanno ricostruito la rete dei soggetti coinvolti.
Durante le verifiche a carico degli intermediari è emersa anche la posizione della maestra. Nel corso delle perquisizioni è stato ritrovato persino un appunto cartaceo.
Quel biglietto annotava un saldo residuo di «3.000,00 euro» a carico della docente per la consegna della «pergamena». Dai registri scolastici ufficiali la donna non risultava aver mai frequentato il corso di specializzazione.
Le accuse della Procura e la difesa della docente
La Procura contabile ha chiesto una condanna per circa 150 mila euro. Secondo l’accusa la donna ha agito con dolo, inducendo in errore l’amministrazione scolastica.
La difesa dell’insegnante ha chiesto di sospendere il giudizio in attesa del processo penale.
Gli avvocati hanno sostenuto la prescrizione dei fatti più vecchi. La difesa ha inoltre sottolineato che la docente ha svolto regolarmente le lezioni senza mai ricevere contestazioni di irregolarità.
La decisione dei giudici contabili
I giudici della Corte dei Conti hanno rigettato le richieste di sospensione e l’eccezione di prescrizione. Per la Corte esiste «una condotta truffaldina e ingannatrice» volta a nascondere l’illecito.
Tuttavia la sentenza ha accolto in parte le ragioni della difesa sul calcolo del danno economico. La docente era comunque in possesso del diploma magistrale e di un corso di aggiornamento professionale.
La donna ha garantito un «minimo di standard qualitativo» nell’attività didattica svolta ogni giorno in aula. Per questo motivo i giudici hanno applicato lo sconto della utilità conseguita dalla scuola.
Il risarcimento da versare allo Stato è stato così dimezzato rispetto agli stipendi percepiti, con la condanna finale a oltre 73mila euro.
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