Per questo il Decreto n. 150 del 29 luglio firmato dal primo cittadino di Roma in persona rischia di apparire più come una vera e propria presa in giro che come un riconoscimento autentico, vero, profondo, al territorio, alla bellezza e al valore culturale dei Castelli Romani.
Gualtieri entra nella candidatura dei Castelli Romani
Il sindaco metropolitano ha formalizzato l’adesione della Città Metropolitana di Roma al partenariato promosso dal Consorzio Sistema Castelli Romani e dall’Assemblea dei sindaci.
Il progetto riunisce 17 Comuni e punta a valorizzare storia, cultura, archeologia, paesaggio e identità locale, costruendo una “città diffusa” capace di dialogare alla pari con Roma.
Il sostegno, però, è per ora soltanto istituzionale. Il decreto non stanzia finanziamenti, non approva opere e non assegna risorse: la stessa Città Metropolitana chiarisce che l’adesione non comporta nuovi o maggiori oneri per il proprio bilancio.
Prima il forno, poi la cultura
Lo stesso Gualtieri che oggi pretende di accompagnare i Castelli Romani verso il titolo culturale del 2029 è il commissario nominato dall’ex premier Mario Draghi che ha portato avanti il mega forno brucia rifiuti da 7,5 miliardi di € (una mini finanziaria nazionale) da 600mila tonnellate annue, una quantità immensa di spazzatura superiore anche alle necessità della stessa Capitale.
Un impianto situato solo formalmente nel comune di Roma, ma che è incastonato del territorio castellano tantoo è vero che per raffreddarlo verrebbe usata solo ed esclusivamente acqua sottratta alla falda acquifera dei Colli Albani e dai laghi Albano e Nemi, in piena crisi idrica.
L’impianto è stato affidato al raggruppamento guidato da Acea Ambiente e il cantiere è stato avviato nel maggio 2026.
Dal punto di vista dei Comuni limitrofi, quindi, Roma risolve il proprio problema dei rifiuti collocando l’opera all’estrema periferia meridionale. Mentre le conseguenze territoriali – viabilità, controlli ambientali e preoccupazioni sanitarie e idriche – interessano soprattutto le comunità che vivono ai piedi dei Castelli Romani, come anche Ardea e Pomezia.
Gualtieri e il dialogo rifiutato con i Castelli Romani
I sindaci del territorio hanno denunciato ripetutamente l’assenza di un vero confronto politico con il Campidoglio.
In un comunicato ufficiale, il Comune di Marino ha ricordato le numerose lettere e richieste d’incontro rivolte a Gualtieri, arrivando a chiedere alla Regione Lazio di favorire un tavolo con Roma.
Ancora nell’aprile 2026 il presidente Francesco Rocca invitava pubblicamente il sindaco-commissario ad aprire un dialogo con i Comuni.
Non possiamo sostenere che Roma abbia completamente escluso i territori castellani procedure amministrative previste dalla legge. Ma è oggettivo che il confronto politico richiesto dai primi cittadini non abbia prodotto quel tavolo istituzionale stabile e diretto che essi reclamavano.
Un comportamento difficile da conciliare con il ruolo del sindaco della Capitale, la città che si presenta al mondo come culla del diritto e del dialogo istituzionale.
Il sospetto della mossa pre-elettorale
Nel decreto non esiste alcun riferimento alle elezioni. Sul piano politico, tuttavia, la tempistica alimenta inevitabilmente il sospetto di un’operazione tardiva e strumentale.
Gualtieri ha già annunciato la propria ricandidatura alle comunali di Roma del 2027 e nel febbraio 2026 ha avviato pubblicamente la campagna per il secondo mandato.
Dopo anni di scontro sul “termovalorizzatore”, l’ingresso nella candidatura culturale permette ora al sindaco metropolitano di mostrarsi vicino ai Castelli Romani.
Ma senza risorse economiche e senza una svolta nel confronto sull’impianto, il gesto rischia di restare una medaglia di carta. La cultura da una parte, il maxi forno brucia rifiuti dall’altra.
Le urne hanno già punito il centrosinistra
Il passaggio è ancora più delicato perché nel 2026 il centrosinistra ha subito due sconfitte pesanti proprio nei Castelli Romani. Ad Albano Laziale Massimo Ferrarini, sostenuto dal centrodestra, ha vinto al primo turno con il 51,99%, mentre Massimiliano Borelli si è fermato solo al 34,94%.
A Genzano di Roma, territorio storicamente governato dalla sinistra, Fabio Papalia (FdI) ha conquistato il Comune con il 54,72%, battendo il sindaco uscente Carlo Zoccolotti e il ‘campo largo’ fermo al 45,28%.

Due risultati che hanno acceso un segnale d’allarme per il Partito democratico.
È anche alla luce di queste sconfitte che il sostegno di Gualtieri alla Capitale della Cultura assume un sapore elettorale.
I Castelli Romani ricevono un attestato istituzionale gratuito, mentre ai loro confini avanza un impianto da 600mila tonnellate, che porta a qualcuno a Roma affari per 7,5 miliardi di euro.
Quelli che nella protesta vengono descritti come i Comuni destinati a essere più “affumicati” dal forno romano dovrebbero ora ringraziare per una candidatura culturale senza un euro. Più che un premio, un paradosso politico.






















