Con una sentenza di fine luglio i giudici hanno infatti stabilito che le proprietarie, nella loro richiesta di indennizzo, non avrebbero dimostrato la situazione con sufficiente precisione, lasciando però aperta la possibilità di presentare una nuova richiesta più dettagliata.
E per il Comune di Pomezia si avvicina il momento di dover fare i conti.
Una storia iniziata 67 anni fa
Al centro della vicenda ci sono numerosi terreni appartenuti a Rosa Marsicola, storica proprietaria di vaste aree lungo il litorale pometino.
Tutto parte da una convenzione urbanistica stipulata con il Comune di Pomezia nel 1959: la famiglia si impegnava a cedere alcune superfici e a realizzare strade e opere di urbanizzazione, ottenendo in cambio la possibilità di edificare un grande comparto.
In questi 67 anni, però, si sono sovrapposti accordi, transazioni, comodati, procedure espropriative mai concluse e opere pubbliche costruite su decine di particelle.
La relazione sui 115mila metri quadrati
Il dato più pesante emerge da una relazione tecnica commissionata dallo stesso Comune di Pomezia.
Il professionista incaricato aveva distinto le aree interessate da convenzioni, transazioni o procedure espropriative, per complessivi 118.713 metri quadrati, da quelle ritenute oggetto di occupazione comunale senza titolo, per altri 115.428 metri quadrati.
Sono quasi 12 ettari, una superficie enorme, equivalente a più di 22 campi da calcio di serie A. Su queste aree, secondo la ricostruzione delle eredi, sarebbero state realizzate strade, impianti e altre opere destinate all’uso pubblico.
I terreni si trovano prevalentemente a Torvaianica, tra il centro urbano, la fascia retrostante il litorale e la zona sud verso via Svezia.
Alcune particelle si estendono verso il quadrante nord vicino a Campo Ascolano, mentre non risultano concentrate nel centro di Pomezia.
Le proprietarie chiedono soldi o terreni indietro
Alessandra e Marzia Basile, succedute a Rosa Marsicola, avevano chiesto al Comune di Pomezia di regolarizzare definitivamente la situazione.
Per alcune particelle domandavano il trasferimento formale al patrimonio comunale, già previsto da vecchi accordi ma mai completato.
Per le altre chiedevano l’avvio della procedura di acquisizione prevista dall’articolo 42-bis, con il riconoscimento degli indennizzi e del risarcimento.
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In alternativa, pretendevano la restituzione immediata dei terreni, il ripristino dello stato originario e il pagamento dei danni.
Il Comune dice no, il TAR lo salva
Il Comune di Pomezia aveva respinto la richiesta nel marzo 2023, sostenendo che molte opere fossero state realizzate nel rispetto della convenzione urbanistica e degli accordi sottoscritti negli anni con la famiglia Marsicola.
Il TAR del Lazio ha ora confermato quel ‘No’. Secondo i giudici, le proprietarie hanno presentato un lungo elenco di particelle senza dimostrare, per ciascun terreno, quale superficie fosse stata realmente occupata, quale opera vi fosse stata costruita e soprattutto se il Comune fosse davvero privo di un titolo.
Il Tribunale non chiude la porta
La sentenza, però, non stabilisce che tutte le occupazioni siano legittime e non assegna definitivamente i terreni al Comune di Pomezia.
Il TAR afferma soltanto che la domanda presentata dalle eredi era troppo generica per obbligare l’amministrazione ad avviare la procedura di acquisizione.
Il passaggio decisivo arriva nelle conclusioni: le eredi potranno presentare una nuova istanza, indicando e documentando particella per particella l’occupazione, le opere realizzate, la superficie coinvolta e l’assenza di accordi validi.
Una partita ancora tutta da giocare
Per ora, dunque, il Comune di Pomezia evita acquisizioni, restituzioni e risarcimenti. Ma la controversia non è finita.
Le proprietarie potranno ricostruire più dettagliatamente la storia catastale e urbanistica delle aree e tornare a chiedere una decisione.
La sentenza rappresenta quindi una vittoria procedurale per Pomezia, non la certificazione definitiva della regolarità di tutte le opere.
Sullo sfondo restano oltre 115mila metri quadrati di terreni e una domanda ancora senza risposta: quali aree sono state davvero occupate senza titolo e quanto potrebbe costare al Comune regolarizzarle?
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