Il Consiglio di Stato – secondo e ultimo grado della Giustizia Amministrativa – ha respinto il ricorso dell’Amministrazione di Pomezia e l’ha obbligata a riesaminare la richiesta delle due eredi che rivendicano la proprietà dell’area.
Il Comune perde anche l’appello
La notizia arriva dalla sentenza numero 5995 del 28 luglio. I giudici hanno confermato l’annullamento della nota con cui, nel giugno 2022 (sindaco Adriano Zuccalà), il Comune di Pomezia aveva respinto ogni richiesta delle proprietarie.
Pomezia dovrà – per il momento – pagare 5mila euro di spese processuali, oltre agli accessori di legge.
Ma il vero problema è un altro: l’ente dovrà tornare a occuparsi del futuro dei terreni sui quali sorgono gli impianti sportivi. A farlo, certo, dovrà essere ora l’Amministrazione guidata dalla sindaca Veronica Felici.
Questa sentenza del Consiglio di Stato arriva in pratica contemporaneamente a quella del Tar del Lazio sui 12 ettari di terreni privati a Torvaianica di cui il Comune di Pomezia sta difendendo la titolarità.
La donazione del 1959 non basta
Il Comune sosteneva di aver ricevuto le aree in donazione nel lontano 1959. Una ricostruzione che, secondo i giudici, non può essere utilizzata come prova sufficiente della proprietà pubblica.
La proposta era stata formulata attraverso una semplice scrittura privata non autenticata.
Non risultano inoltre completati tutti i successivi passaggi richiesti, compresa l’autorizzazione prefettizia allora necessaria e la formale comunicazione dell’accettazione.
La presunta donazione, quindi, non poteva giustificare il rigetto della domanda presentata dalle eredi.
Ventimila metri quadrati per lo sport
Al centro della battaglia ci sono circa 20mila metri quadrati situati a Torvaianica, in via Zara, sui quali il Comune di Pomezia ha realizzato nel tempo un complesso destinato alle attività sportive.
Si tratta di un impianto conosciuto e utilizzato dalla città.
Il Comune di Pomezia continua a inserirlo sul proprio sito istituzionale nell’elenco degli impianti sportivi di proprietà comunale, indicando anche le associazioni utilizzatrici.
Proprio questo è il cuore della questione: il centro è pubblico nella funzione e nella gestione, ma il titolo giuridico sui terreni è stato contestato dalle eredi di Rosa Marsicola.
La battaglia iniziata nel 2021
Alessandra e Marzia Basile, alle quali i terreni sarebbero arrivati in successione dopo la morte della madre nel 2017, avevano presentato la prima richiesta il 29 marzo 2021.
Le due eredi chiedevano al Comune di Pomezia di scegliere: restituire le aree oppure acquisirle formalmente attraverso la procedura prevista dall’articolo 42-bis del Testo unico sugli espropri, pagando quanto dovuto.
Il Comune di Pomezia aveva chiuso la porta nel giugno 2022, sostenendo che non ci fosse nulla da restituire o acquistare perché i terreni erano già comunali grazie alla donazione del 1959.
I giudici confermano: tutto da rivedere
Nel 2024 il TAR del Lazio aveva annullato il rigetto comunale. Pomezia aveva quindi deciso di giocare l’ultima carta, portando il caso davanti al Consiglio di Stato.
L’appello, però, è stato respinto. I giudici hanno chiarito che il Comune di Pomezia non poteva fondare la propria decisione su una donazione non dimostrata nelle forme previste dalla legge.
Questo non significa che il Consiglio di Stato abbia definitivamente assegnato la proprietà alle sorelle Basile.
Una simile decisione spetta eventualmente al giudice civile. Significa però che l’Amministrazione pometina non può continuare a comportarsi come se il problema non esistesse.
Restituzione terreni o accordo economico
Ora il Comune di Pomezia dovrà adottare una nuova decisione.
Potrà cercare un accordo economico con le eredi, acquistare consensualmente i terreni oppure valutare l’acquisizione sanante, mantenendo la destinazione pubblica degli impianti ma riconoscendo un indennizzo.
In alternativa potrebbe arrivare alla restituzione delle aree, una strada, per la verità, poco credibile e molto complessa, considerando le strutture costruite e le attività sportive presenti.
La sentenza non ordina la chiusura del centro, non dispone sgomberi e non consegna immediatamente gli impianti ai privati. Costringe però il Comune di Pomezia a scegliere una soluzione concreta.
Dopo 67 anni, la vecchia donazione non basta più.
Il centro sportivo può continuare a essere un bene per la città, ma Pomezia dovrà finalmente chiarire a chi appartiene il terreno sul quale è stato costruito e, soprattutto, quanto potrebbe costare mantenerlo pubblico.
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