Per generazioni di bambini è stata molto più di un edificio pubblico: è stata il luogo della prima campanella, dei grembiuli, delle recite, dei quaderni, delle fotografie di classe, delle amicizie nate sui banchi e, per un quartiere periferico cresciuto rapidamente, uno dei pochi autentici punti di riferimento collettivi.
Oggi quell’edificio non c’è più, o è ormai nella fase conclusiva della sua demolizione.
Ma la storia che emerge dalle carte, dagli archivi scolastici e dalle cronache locali è più complessa di quella di una semplice vecchia scuola sostituita da una nuova.
È la storia di un territorio cresciuto più velocemente delle proprie infrastrutture, di un edificio nato negli anni Settanta e progressivamente diventato inadeguato, di famiglie che per anni hanno denunciato problemi concreti e di un progetto di ricostruzione che, nato con il PNRR, ha finito per trasformare radicalmente il destino del plesso.
Una scuola figlia della crescita di Ardea
Pian di Frasso è figlia della grande trasformazione urbanistica e demografica che ha interessato Ardea nella seconda metà del Novecento.
L’edificio di via Strampelli risale agli anni Settanta, progettata per un’Ardea molto diversa da quella attuale. La popolazione allora contava poco più di 5.000 abitanti, contro i quasi 52.000 di oggi, praticamente un decimo.
Il plesso apparteneva alla rete delle scuole elementari del territorio e nei documenti amministrativi più antichi che sono ancora reperibili online compare come ARDEA I – Pian di Frasso, con il codice scolastico RMEE209039 e l’indicazione di via Strampelli, località Pian di Frasso.

Non c’è un documento che consenta di stabilire con certezza l’anno esatto dell’inaugurazione, né un atto che riporti il nome del progettista o una cerimonia ufficiale di apertura.
È un’assenza significativa: molta della memoria di queste scuole periferiche è rimasta per decenni fuori dagli archivi digitali, affidata soprattutto ai ricordi degli abitanti.
La scuola però esisteva già da molto tempo prima che diventasse l’attuale plesso dell’Istituto Comprensivo Ardea III.
Nel corso delle riorganizzazioni della rete scolastica il codice è cambiato e Pian di Frasso è progressivamente entrata nell’orbita dell’I.C. Ardea III, diventando uno dei suoi tre plessi di scuola primaria.
Era, insomma, una scuola perfettamente inserita nella geografia scolastica di Ardea, ma fisicamente collocata in un punto che con il passare degli anni sarebbe diventato uno dei suoi principali problemi.
Via Strampelli, il primo problema della scuola
La scuola era affacciata su via Strampelli. Quella che in origine poteva apparire come una strada periferica è diventata, con l’espansione abitativa e l’aumento del traffico, un’arteria sempre più difficile da gestire.
Nel novembre del 2017 la situazione era già finita sulle cronache locali.
All’ingresso e soprattutto all’uscita degli alunni, raccontavano le segnalazioni dei genitori, via Strampelli si trasformava in un imbuto: automobili parcheggiate, traffico, mezzi pesanti e un semaforo che spesso non funzionava rendevano complicato persino accompagnare o riprendere i bambini.
La questione non era soltanto quella della comodità. Era diventata una questione di sicurezza.
Nel 2016, infatti, un documento tecnico aveva già evidenziato problemi importanti dell’edificio.
L’indagine diagnostica descriveva vulnerabilità degli elementi portanti, degli elementi secondari e degli impianti, oltre a uno stato manutentivo definito molto scadente.
Venivano segnalati degrado del calcestruzzo e delle armature, rischio di distacco di parti ammalorate, un quadro fessurativo diffuso e criticità anche nei solai.
La relazione era stata commissionata dal Comune di Ardea con un finanziamento ministeriale di 7.000 euro.
Non era ancora la sentenza di morte dell’edificio. Anzi, all’epoca si cercava una soluzione per conservarlo.
Il tecnico indicava interventi di manutenzione e opere di messa in sicurezza, compresa la realizzazione di un controsoffitto con elementi in acciaio.
Lo Stato aveva inoltre assegnato nel 2018 un finanziamento di 95.000 euro destinato alla scuola elementare di Pian di Frasso.
Ma era ormai evidente che il problema non sarebbe stato risolto con una semplice tinteggiatura o con qualche intervento sugli impianti.
Il freddo, l’acqua, l’elettricità: la scuola raccontata dalle famiglie
La parte più significativa della storia recente di Pian di Frasso emerge dalle cronache del 2017-2019. Sono gli anni in cui i problemi dell’edificio diventano una questione pubblica.
Nel novembre 2017 i genitori denunciavano il mancato funzionamento del riscaldamento, problemi con l’acqua corrente e perfino una porta di emergenza con un vetro sostituito provvisoriamente.
In alcune circostanze, raccontavano, per le necessità della scuola veniva utilizzata persino l’acqua della vicina parrocchia.
L’inverno successivo fu ancora più emblematico.
Nel gennaio 2019, al rientro dalle vacanze, il problema del riscaldamento esplose. La vecchia caldaia era ormai fuori uso da tempo e nelle aule erano stati installati dei condizionatori per cercare di sopperire alla mancanza di un sistema adeguato.
Ma l’impianto elettrico non riusciva a sostenere contemporaneamente i condizionatori e le apparecchiature della mensa. Quando tutto veniva acceso, l’impianto andava in protezione e interrompeva l’alimentazione.
Pian di Frasso era ormai diventata una scuola sulla quale si erano accumulati anni di interventi tampone.
Il problema non era soltanto dentro le mura
Nel settembre 2022 la questione della sicurezza tornò nuovamente al centro dell’attenzione.
Il Comune di Ardea intervenne per affrontare il problema degli ingressi e delle uscite degli alunni, proprio perché la scuola si trovava accanto a una strada molto trafficata e percorsa anche da mezzi pesanti.
Vennero quindi organizzati ingressi e uscite scaglionati.
Era diventato difficile rendere adeguato il luogo stesso nel quale la scuola era stata costruita.
La relazione progettuale che accompagnerà il successivo intervento PNRR sarebbe stata ancora più esplicita.
Via Strampelli veniva descritta come difficile da percorrere persino per gli scuolabus; l’area intorno al fabbricato non disponeva di parcheggi adeguati e questo creava problemi per la sicurezza di alunni e accompagnatori.
La documentazione richiamava inoltre l’assenza di acquedotto e gasdotto.
E così, lentamente, l’idea di “sistemare Pian di Frasso” lasciò il posto a quella molto più radicale di sostituirla.
La svolta arriva con il PNRR
La svolta politica e amministrativa arriva nel 2021. Il Comune di Ardea – amministrazione di Mario Savarese – ottiene il finanziamento nell’ambito della linea PNRR dedicata alla costruzione delle nuove scuole.
L’operazione è particolare: il progetto prevede una vera sostituzione edilizia con delocalizzazione.
La nuova scuola non sarebbe sorta nello stesso punto, ma in un’altra area di Ardea, in via Livorno, nella zona di Nuova Florida.
Nel 2022 il progetto viene presentato come una nuova scuola moderna, sostenibile e con una capacità praticamente raddoppiata.
All’epoca il finanziamento veniva indicato in circa 4 milioni di euro. Il progetto prevedeva la demolizione della struttura di Pian di Frasso, ritenuta ormai obsoleta e non adeguabile in maniera conveniente.
Non mancarono le polemiche.
Una parte della politica locale – alcuni oggi sono in maggioranza – sostenne che demolire il plesso significasse privare Pian di Frasso di un servizio fondamentale e criticò il fatto che la nuova scuola sarebbe stata costruita altrove.
Altri rivendicarono invece il progetto come il risultato di anni di tentativi di trovare una soluzione definitiva a una situazione che si trascinava da troppo tempo.
È una contrapposizione che, in fondo, racconta bene il dilemma di Pian di Frasso: conservare il luogo storico oppure conservare la funzione della scuola, spostandola in un edificio finalmente adeguato?
Il bando nazionale Pnrr non prevedeva alternative: si doveva demolire.

La nuova scuola prende forma
Nell’agosto del 2023 il Comune di Ardea annunciò l’avvio delle procedure di gara per la nuova scuola di via Livorno.
L’amministrazione – al governo c’era l’attuale giunta Cremonini – la descriveva come un edificio ecocompatibile e a impatto zero, definendola una vera “scuola del futuro”.

Nel novembre 2024 il progetto entra nella fase dei lavori.
Il finanziamento viene indicato in circa 3,9 milioni di euro e il cronoprogramma originario prevedeva il completamento entro marzo 2026.
La particolarità dell’intervento era proprio la delocalizzazione: la vecchia scuola sarebbe rimasta in funzione fino alla realizzazione della nuova, evitando di lasciare gli alunni senza sede.
Il nuovo edificio avrebbe cambiato completamente il modo di vivere la scuola.
La superficie individuata in via Livorno è di circa 6.000 metri quadrati. Il progetto prevede tre piani fuori terra, dieci aule da circa 42 metri quadrati, una palestra utilizzabile anche per attività aperte alla comunità, oltre agli spazi destinati alla didattica e ai servizi.
La capacità prevista è di circa 200 alunni, contro i circa 100 della vecchia struttura.

È quasi il rovescio architettonico della vecchia Pian di Frasso: più luce, più spazio, palestra, laboratori, mensa, spazi comuni, accessibilità e una progettazione pensata secondo i nuovi criteri di sostenibilità e sicurezza.
Il Ministero dell’Istruzione ha inserito l’intervento di Ardea nel grande programma PNRR “Nuove Scuole”, che riguarda 212 nuovi edifici scolastici in Italia e prevede, appunto, la sostituzione di vecchi plessi con edifici nuovi, sostenibili e maggiormente aperti al territorio.
L’ultima campanella
La fase finale è arrivata nella primavera di quest’anno.
Il 4 maggio 2026 l’Istituto Comprensivo Ardea III pubblicava una circolare dal titolo inequivocabile: “trasferimento plesso Pian di Frasso”. Il giorno successivo compariva un’altra comunicazione relativa all’accoglienza delle classi di Pian di Frasso.
Poi è arrivato il momento che probabilmente più di ogni altro rimarrà nella memoria di chi quella scuola l’ha frequentata.
Il 15 maggio 2026 gli alunni hanno salutato per l’ultima volta la loro scuola di via Strampelli.
Dal 18 maggio le lezioni sono state trasferite in via Varese, per permettere l’uscita definitiva dall’edificio e l’avvio delle operazioni legate alla sua demolizione.
In questi giorni le ruspe sono entrate in azione. In pochissimo tempo l’edificio è stato completamente demolito.

Ora al posto di quel plesso in cui migliaia di ardeatini hanno studiato c’è un cumulo di macerie.
I bambini avranno un posto più sicuro in cui crescere e apprendere. Di certo, una zona rurale di Ardea resta senza un servizio fondamental, ma alternative non c’erano.
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