I giudici hanno respinto il ricorso della difesa e confermato il provvedimento del Tribunale di Catanzaro. Al centro del provvedimento di sequestro c’è un immobile in zona Falasche, ad Anzio, la cui ristrutturazione è costata oltre 420mila euro. Troppi per i redditi dichiarati. Secondo i magistrati sarebbero stati il frutto di attività illecite legate allo spaccio di droga.
L’immobile di Anzio oggetto del sequestro
Il fabbricato oggetto del sequestro si trova ad Anzio in zona Falasche. Era stato acquistato dai genitori dell’uomo nel 1990. Il dato che però i giudici hanno ritenuto rilevante riguarda gli interventi successivi. Tra il 2013 e il 2018 l’immobile è stato sottoposto a una profonda ristrutturazione, con una spesa superiore ai 420mila euro.
Secondo la magistratura, l’entità dell’investimento non sarebbe stata compatibile con le disponibilità economiche lecite dell’uomo e della sua famiglia. È proprio la provenienza del denaro utilizzato per i lavori ad aver assunto un peso centrale nel procedimento.
La Cassazione ha infatti chiarito che, ai fini del sequestro, non conta soltanto quando un immobile è stato acquistato. Occorre considerare anche gli investimenti successivi che ne hanno accresciuto il valore.
L’inchiesta sul traffico di cocaina
Il procedimento nasce da un’inchiesta sul traffico di stupefacenti riconducibile alla cosca Gallace, organizzazione criminale calabrese con collegamenti anche fuori dalla regione.
Secondo l’accusa, il 50enne avrebbe acquistato due chilogrammi di cocaina da un esponente del gruppo. A fornire elementi agli investigatori sono state anche alcune conversazioni contenute in una chat di gruppo denominata “Debiti”.
La chat, creata nel dicembre 2020, sarebbe stata utilizzata per sollecitare il pagamento delle somme dovute per precedenti forniture di droga. Tra i destinatari dei messaggi c’era anche il 50enne. L’analisi delle conversazioni avrebbe consentito agli investigatori di ricostruire i rapporti economici legati al traffico di stupefacenti.
Il ricorso della difesa
La difesa ha contestato il sequestro dell’immobile di Anzio davanti alla Cassazione.
I legali hanno sostenuto che non vi fossero elementi sufficienti per dimostrare il coinvolgimento dell’uomo nel traffico di droga. È stata inoltre contestata la possibilità di attribuirgli nuovamente un reato associativo per il quale era già stato giudicato.
Per quanto riguarda l’immobile di Anzio, la difesa ha sottolineato che l’acquisto risaliva al 1990, quindi molti anni prima dei fatti di droga contestati. I legali hanno anche sostenuto che non vi fosse la prova che fosse stato proprio il 50enne a sostenere direttamente i costi della ristrutturazione.
Un altro elemento sollevato dalla difesa riguardava la proprietà dell’edificio, intestato ai familiari e non direttamente all’uomo. Secondo i legali, quindi, non sarebbe esistito un concreto rischio di vendita o di sottrazione del bene.
La conferma del sequestro
La Cassazione ha però respinto le argomentazioni della difesa e confermato il sequestro preventivo dell’immobile.
Per i giudici, la data di acquisto della casa non è sufficiente a escludere la possibilità che il bene sia collegato a disponibilità economiche di origine illecita. L’attenzione deve essere rivolta anche agli investimenti effettuati successivamente.
Quello che conta non è solo la data formale di acquisto dell’immobile, ma il momento in cui vengono fatti gli investimenti principali che ne aumentano il valore.
Nel caso dell’immobile di Anzio, i lavori di ristrutturazione eseguiti tra il 2013 e il 2018 hanno comportato una spesa di oltre 420mila euro. Una cifra che, secondo quanto ricostruito nel procedimento, non troverebbe adeguata giustificazione nei redditi leciti disponibili.
La Cassazione ha evidenziato che la mancanza di redditi leciti trasforma in automatico la ristrutturazione in un indice di ricchezza ingiustificata.
A nulla è servito inoltre l’argomento dell’intestazione dell’immobile ai familiari.
I giudici hanno ritenuto rilevante la disponibilità effettiva del bene da parte dell’uomo, indipendentemente dalla sua intestazione formale.
Il ricorso è stato quindi rigettato. Il sequestro dell’immobile di Anzio resta confermato e il 50enne è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali.
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