Il provvedimento riguarda un intervento richiesto da Europa Gestioni Immobiliari, società del Gruppo Poste Italiane, e arriva dopo il parere favorevole, con prescrizioni, della Soprintendenza.
La cancellata dovrà avere un’altezza non superiore alla soglia delle finestre del piano terra e i lavori dovranno essere eseguiti con particolari cautele, trattandosi di un edificio sottoposto a tutela monumentale.
Sul progetto sono però arrivate alcune critiche politiche e richieste di valutare alternative.
L’autorizzazione del Comune di Latina
La determinazione del Dipartimento XIII – Territorio e rigenerazione urbana porta la data del 3 agosto 2026 e autorizza formalmente la realizzazione di “cancellata e ringhiera” presso il Palazzo delle Poste di piazzale dei Bonificatori 18.
Il progetto interessa un immobile sottoposto a tutela paesaggistica e monumentale. Per questo motivo la pratica è passata anche attraverso la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Frosinone e Latina.
Il passaggio decisivo è arrivato il 28 luglio 2026, quando la Soprintendenza ha espresso un “Parere Favorevole con prescrizioni”.
Il Comune di Latina ha quindi adottato la Determinazione che autorizza l’intervento, recependo le condizioni indicate dall’autorità di tutela.
Una cancellata, ma con limiti precisi
L’autorizzazione non lascia carta bianca al proprietario dell’immobile. Il progetto dovrà essere realizzato rispettando le prescrizioni della Soprintendenza.
Una delle condizioni riguarda direttamente la cancellata. La sua altezza
“non dovrà superare la quota della soglia delle finestre del piano terra”.
È una delle indicazioni inserite nell’autorizzazione comunale.
La Soprintendenza ha inoltre chiesto che i lavori siano affidati a ditte specializzate nel restauro monumentale.
Anche le operazioni di pulitura e protezione delle superfici dovranno essere seguite da un restauratore di beni culturali qualificato.
Prima degli interventi dovranno essere effettuate verifiche sulla compatibilità dei prodotti e delle tecniche con i materiali dell’edificio.
È previsto anche un controllo diretto sull’esecuzione dei lavori. La data di avvio dovrà essere comunicata con almeno dieci giorni di anticipo e la direzione dei lavori dovrà mantenere i contatti con i funzionari della Soprintendenza durante le fasi più importanti dell’intervento.
Eventuali modifiche al progetto dovranno essere preventivamente autorizzate.
L’autorizzazione non significa che si possa iniziare subito
C’è però un elemento importante nella lettura del provvedimento.
L’autorizzazione appena rilasciata è riferita ai soli aspetti paesaggistici. La stessa Determinazione precisa infatti che costituisce un atto autonomo e presupposto rispetto agli ulteriori titoli necessari per l’intervento edilizio.
Gli uffici comunali competenti dovranno quindi verificare la conformità urbanistica ed edilizia delle opere e rilasciare gli eventuali titoli abilitativi previsti. Prima dell’inizio dei lavori dovranno inoltre essere effettuati gli ulteriori controlli richiesti dalla normativa.
In altre parole, il Comune di Latina ha dato il via libera sotto il profilo paesaggistico, ma l’iter autorizzativo complessivo non si esaurisce con questa Determinazione.
Muzio: “Evitare, finché sia possibile, chiusure o cancelli”
L’assessore all’Urbanistica Annalisa Muzio ha precisato che il progetto nasce dalle condizioni dell’area e dagli episodi di abbandono di rifiuti e vandalismo che si sarebbero verificati nel tempo.
L’intervento, ha sottolineato, riguarda una porzione circoscritta del Palazzo delle Poste, quella della rampa alle spalle dell’edificio, e non una recinzione dell’intero Palazzo delle Poste.

La proposta, secondo Muzio, è stata presentata da Europa Gestioni Immobiliari, società del Gruppo Poste Italiane, con l’obiettivo di preservare il decoro dell’area dopo gli interventi di pulizia e ripristino.
L’assessore ha però chiarito che l’amministrazione comunale non considera la chiusura dell’area come l’unica soluzione possibile. Al contrario, è stata avviata un’interlocuzione con gli enti coinvolti per verificare eventuali alternative.
Ha dichiarato Muzio:
“Come amministrazione riteniamo fondamentale lavorare affinché gli immobili di Fondazione e, più in generale, gli edifici che rappresentano un pezzo della storia e dell’identità di Latina siano pienamente fruibili dalla cittadinanza nonché adeguatamente tutelati e valorizzati”.
E proprio sul tema dei cancelli l’assessore ha espresso una posizione che lascia aperta la possibilità di modificare il progetto.
Evitando, finché sia possibile, chiusure o cancelli, l’obiettivo è verificare eventuali soluzioni alternative, moderne e tecnologiche alla predisposizione del cancello sulla rampa.
La conclusione indicata da Muzio è quella di trovare un punto di equilibrio tra sicurezza e apertura dell’edificio alla città:
“L’obiettivo è individuare, ove tecnicamente e normativamente possibile, una soluzione che consenta di garantire la sicurezza e mantenere inalterato il rapporto tra il Palazzo delle Poste e la città”.
Ranaldi: “Latina non ha bisogno di cancelli in più”
Di segno opposto la posizione del consigliere comunale Nazzareno Ranaldi, della Fondazione “Per Latina 2032”.
Il consigliere contesta l’opportunità stessa della recinzione e sostiene che il Palazzo delle Poste dovrebbe essere al centro di un progetto di recupero e valorizzazione, piuttosto che di un intervento finalizzato alla sua chiusura, anche se limitata a una parte dell’area.
Ranaldi richiama il valore storico dell’edificio, progettato da Angiolo Mazzoni, e critica anche le trasformazioni già subite dal complesso. Secondo il consigliere, prima di aggiungere una nuova struttura sarebbe necessario intervenire sulle modifiche che hanno alterato l’impianto originario.
Afferma Ranaldi:
“Non possiamo tacere la nostra contrarietà di fronte a questa ennesima dimostrazione di miopia nella gestione di un patrimonio che appartiene alla storia della città prima ancora che al suo proprietario”.
Il punto centrale della sua critica riguarda però le ragioni della recinzione:
“Non ci risultano ragioni di sicurezza documentate, non ci risulta un’esigenza collettiva che giustifichi la trasformazione di un edificio di fondazione in uno spazio blindato”.
Ranaldi paragona inoltre il caso a quello del Palazzo M, dove un analogo progetto di cancellata era stato successivamente ritirato. Da qui l’invito a seguire una strada diversa anche per le Poste.
La proposta del consigliere è quella di utilizzare il percorso verso il centenario di Latina del 2032 per costruire un vero progetto di restauro. “Mettere in campo un progetto di restauro conservativo del Palazzo delle Poste”, chiede Ranaldi, indicando anche la possibilità di coinvolgere altre realtà attraverso sponsorizzazioni.
Tra gli obiettivi indicati c’è il recupero della scalinata originaria progettata da Mazzoni. Per il consigliere sarebbe un modo per intervenire sul patrimonio storico della città senza aggiungere una nuova recinzione.
Ranaldi chiede infine una presa di posizione all’amministrazione comunale e alle forze politiche di maggioranza. E si rivolge anche ai cittadini:
“Latina non ha bisogno di cancelli in più: ha bisogno che il suo patrimonio venga curato, non sequestrato”.
Calandrini: “Valorizziamo, ma non cristallizziamo nel passato”
Una posizione più orientata alla mediazione è quella del Senatore Nicola Calandrini.
Anche lui richiama il precedente di Palazzo M e il confronto istituzionale che aveva portato allo stralcio della cancellata prevista in quel progetto.
Secondo Calandrini, il problema non deve essere affrontato considerando soltanto la singola opera. Il Palazzo delle Poste, sostiene, deve essere inserito in un progetto più ampio di recupero e valorizzazione del nucleo di fondazione.
Afferma il Senatore:
“Quando si interviene sugli edifici simbolo di Latina credo sia necessario guardare oltre il singolo provvedimento e ragionare sul disegno complessivo della città”.
Calandrini non contesta in assoluto le esigenze di tutela dell’immobile. Riconosce infatti che la recinzione prevista è circoscritta e che
“risponde evidentemente a esigenze di tutela dell’immobile che nessuno intende sottovalutare”.
Ma ritiene che proprio la rilevanza storica del Palazzo imponga di collegare ogni intervento a una strategia più ampia.
Il senatore ricorda quindi un’interlocuzione già avviata con Poste Italiane. Circa un anno fa, insieme al sindaco Matilde Celentano, aveva incontrato il direttore generale di Poste Italiane Giuseppe Lasco per discutere una possibile progettualità di recupero e valorizzazione complessiva dell’edificio.
Secondo quanto riferisce Calandrini, Poste avrebbe manifestato una disponibilità di massima a intervenire. Tra le ipotesi c’è anche il possibile recupero di elementi dell’impianto originario di Mazzoni, a partire dal grande scalone rampante successivamente eliminato.
Ed è proprio questo progetto più ampio, secondo il Senatore, che dovrebbe orientare anche le decisioni sulla cancellata:
“Se stiamo lavorando alla possibilità di restituire al Palazzo delle Poste una nuova centralità, recuperandone l’identità architettonica e inserendolo in un disegno più ampio di valorizzazione del centro storico, non sarebbe opportuno procedere oggi con opere, anche parziali, che potrebbero domani risultare non coerenti con il progetto complessivo”.
Calandrini riferisce inoltre di aver avuto una nuova interlocuzione con i vertici di Poste Italiane e di aver ricevuto rassicurazioni sulla volontà di proseguire il percorso di valorizzazione.
Il tema, nella sua lettura, va quindi oltre la semplice installazione di una cancellata.:
“Il nucleo di fondazione non può essere considerato come una semplice somma di immobili sui quali intervenire separatamente. È un sistema urbano e architettonico unitario”.
E indica una prospettiva precisa per il futuro:
“Valorizzare non significa cristallizzare Latina nel passato, ma partire dalla sua storia per proiettarla nel futuro”.
Il nodo ora è trovare un equilibrio
La questione del Palazzo delle Poste si trova quindi all’incrocio tra due esigenze. Da una parte c’è la tutela dell’edificio e la necessità di intervenire sull’area indicata nel progetto. Dall’altra c’è il tema della valorizzazione di uno dei simboli architettonici della Latina di fondazione e del suo rapporto con gli spazi della città.
L’atto comunale ha autorizzato la realizzazione della cancellata e della ringhiera sotto precise condizioni. La Soprintendenza ha imposto limiti sull’altezza della recinzione e particolari modalità per l’esecuzione dei lavori.
Parallelamente, l’assessore Muzio ha annunciato la ricerca di possibili alternative, mentre Ranaldi chiede di abbandonare l’idea della recinzione e di concentrare gli sforzi sul restauro.
Calandrini invita invece a collegare ogni decisione al progetto complessivo di valorizzazione del Palazzo delle Poste e del nucleo di fondazione.
Il dibattito, dunque, non riguarda soltanto una cancellata. Al centro c’è il modo in cui Latina intende tutelare e utilizzare i suoi edifici storici mentre si avvicina al centenario della fondazione.





















