Le statue sono conservate a Tivoli, alcuni dei frammenti nei magazzini del Ministero della Cultura, mentre il sito originario aspetta ancora di diventare davvero visitabile e valorizzato.
E a certificarlo, stavolta, è proprio il nuovo DUP (Documento Unico di Programmazione comunale) 2027-2029 approvato dalla Giunta Colella nei giorni scorsi.
Il DUP rimanda tutto al “lungo periodo”
Il Comune di Ciampino continua a promettere il Parco del Muro dei Francesi, la valorizzazione della villa romana attribuita a Marco Valerio Messalla Corvino e il ritorno espositivo delle statue del mito di Niobe. Ma colloca l’operazione espressamente “nel lungo periodo”. Quando? Non si sa.
Non solo. Il DUP parla ancora di “avvio del procedimento” per realizzare il Parco pubblico attraverso una variante urbanistica semplificata.
Dopo quattordici anni dalla scoperta, dunque, non siamo davanti all’inaugurazione del Parco: siamo ancora all’inizio dell’iter per farlo nascere.
Il museo? Per ora è una sala futura
Anche per i Niobidi la prospettiva resta sulla carta. Il Comune di Ciampino vuole esporre le statue e gli altri reperti in una sala espositiva prevista nell’ex Cantina Sociale.
Ma oggi ancora quella sala non è il museo dei Niobidi e le statue non si trovano a Ciampino.
Il gruppo rinvenuto nel 2012 è stato restaurato e affidato all’Istituto Villa Adriana e Villa d’Este: i principali marmi risultano conservati ed esposti al Santuario di Ercole Vincitore di Tivoli.
Il paradosso è evidente: Ciampino possiede il luogo della scoperta, ma il suo tesoro archeologico più famoso si può ammirare altrove.
Colella sogna il Parco, ma nel 2024 era ancora “all’inizio”
Emanuela Colella aveva raccolto la sfida già nei primi anni del mandato.
Nel febbraio 2023, in occasione del decennale della scoperta, il futuro del Muro dei Francesi era tornato al centro del dibattito pubblico e l’Amministrazione aveva assunto impegni sulla realizzazione del grande Parco.
Ma nel giugno 2024 la Commissione Urbanistica discuteva ancora degli “atti propedeutici”, delle pendenze e delle problematiche dell’operazione.
Poi, nell’ottobre 2024, la Giunta approva finalmente le linee di indirizzo per trasformare l’area in Parco archeologico. La stessa sindaca, però, mette le mani avanti: l’impegno, spiegava il Comune, era ancora “all’inizio dell’iter amministrativo”.
Due anni dopo, il DUP torna a parlare di procedimento da avviare. Il calendario corre, il Parco molto meno.
Sotto terra c’è una villa che ha già fatto storia
Eppure quello del Muro dei Francesi non è un sito archeologico qualsiasi.
Nell’estate 2012 gli scavi preventivi portarono alla luce, nella grande piscina ornamentale di una sontuosa villa di età augustea, lo straordinario gruppo dei Niobidi.
Sette grandi sculture emersero inizialmente dalla terra, accompagnate da teste e numerosi frammenti. Gli studi hanno collegato il complesso alla villa tradizionalmente attribuita alla famiglia dei Valerii Messallae, nel cuore di un’area archeologica molto più vasta.
Dire che “tutto è ancora sottoterra” sarebbe scorretto. Ma il punto resta: il contesto archeologico dal quale quelle statue provengono non è diventato, dopo quattordici anni, un Parco visitabile capace di raccontare quella scoperta nella città in cui avvenne.
Il mito dei Niobidi
Il gruppo dei Niobidi di Ciampino è una delle scoperte archeologiche più interessanti degli ultimi anni nell’area romana.
Le statue furono rinvenute nel 2012 durante una campagna di scavi preventivi nella località Muri dei Francesi, a Ciampino, all’interno della natatio – la grande vasca di una sontuosa villa romana di età augustea.
Il gruppo racconta in marmo uno dei miti più drammatici dell’antichità: quello di Niobe, madre di numerosi figli che, dopo essersi vantata della propria maternità a discapito della dea Latona, vide i suoi figli uccisi dalle frecce di Apollo e Artemide.
Le sculture, realizzate in marmo di Afrodisia e databili tra la tarda età repubblicana e la prima età imperiale, mostrano infatti figure di giovani in fuga, ferite o già morenti, colte in pose fortemente dinamiche e drammatiche.
Del complesso sono stati recuperati nove elementi scultorei, oltre a due teste, tra cui quella di Niobe; numerosi altri frammenti sono conservati nei depositi.
Il lungo e complesso restauro ha permesso di ricomporre e rendere leggibili queste opere, oggi conservate presso il Santuario di Ercole Vincitore a Tivoli.
La scoperta è particolarmente importante anche perché il gruppo di Ciampino permette di confrontare una nuova versione del mito con il celebre gruppo dei Niobidi conservato agli Uffizi, offrendo agli studiosi nuovi elementi per comprendere come queste monumentali scene mitologiche fossero concepite e collocate nelle ville romane.
I Niobidi girano l’Italia
I Niobidi, intanto, hanno fatto carriera, ma lontano da Ciampino
Le statue non sono state dimenticate dalla cultura italiana. Al contrario.
Dopo il restauro furono presentate al pubblico a Tivoli.
Nel 2022-2023 alcune delle opere di Ciampino arrivarono addirittura agli Uffizi di Firenze, messe a confronto nella celebre Sala della Niobe con il gruppo scultoreo mediceo.

Le schede degli Uffizi continuano a indicare chiaramente la provenienza: Muri dei Francesi, Ciampino, scavo 2012.
Ciampino, invece, continua a progettare il luogo nel quale vorrebbe riportarle.
Dal Corriere alla Rai: poi il lungo silenzio della città
E pensare che la scoperta ebbe un’eco enorme.
Nel 2014 il Corriere della Sera dedicò al caso un duro approfondimento, ricordando come il ritrovamento delle grandi statue avesse fatto il giro dei giornali internazionali e denunciando contemporaneamente il rischio di nuove edificazioni attorno alla villa.
La notizia arrivò anche in televisione. Il 9 gennaio 2013 Rai Radio1, nella trasmissione Start, dedicò uno spazio alla villa di Messalla e all’eccezionale gruppo statuario, intervistando l’allora soprintendente Elena Calandra.
Pochi giorni dopo anche Sky Arte raccontava la scoperta della villa, della piscina e delle sette statue augustee.
Per qualche mese Ciampino sembrò avere trovato sotto terra il proprio biglietto da visita nel mondo.
Quattordici anni dopo, siamo ancora al progetto
Poi sono arrivati vincoli, battaglie urbanistiche, promesse, mozioni, commissioni e atti di indirizzo.
Le statue sono state restaurate, studiate, portate a Tivoli e perfino agli Uffizi. L’unica cosa che non è ancora nata è la “casa” che Ciampino promette loro da anni.
Il nuovo DUP non nasconde questo ritardo: il Parco archeologico resta un obiettivo di lungo periodo e per il museo si indica ancora una futura sala nell’ex Cantina Sociale.
Il tesoro, insomma, Ciampino lo ha trovato nel 2012. Nel 2026 sta ancora decidendo come riuscire a mostrarlo a casa propria.
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