A pesare sono state sei insufficienze su dodici materie, comprese valutazioni gravi in matematica e storia. Per i giudici, dalla documentazione emerge una preparazione ancora insufficiente per affrontare con profitto l’anno successivo.
Lo studente di Ardea bocciato alle medie e il ricorso al TAR
La vicenda riguarda uno studente iscritto a una classe della scuola secondaria di primo grado di un Istituto comprensivo di Ardea. Al termine dell’anno scolastico 2025/2026, il consiglio di classe ha deciso la bocciatura.
I genitori hanno contestato la decisione davanti al TAR del Lazio e hanno chiesto ai giudici di procedere alla sospensione della bocciatura con provvedimento d’urgenza.
Il TAR del Lazio aveva però respinto la richiesta di intervento urgente. Aveva perciò rimandato ad agosto la decisione nel merito della della vicenda, in attesa di acquisire la documentazione completa e per avere il tempo di ascoltare anche l’altra parte, cioè il Ministero dell’Istruzione e del Merito e l’Istituto comprensivo di Ardea.
Acquisiti tutti i dati per poter valutare al meglio, nella seduta di agosto 2026 il TAR ha infine respinto la richiesta di sospensione del provvedimento di bocciatura. Rimane dunque efficace il provvedimento con cui la scuola ha stabilito la non ammissione alla classe successiva.
A pesare sulla decisione le sei insufficienze su dodici materie
Il punto centrale della decisione riguarda i risultati scolastici ottenuti dallo studente nel secondo quadrimestre.
Su dodici discipline, le insufficienze erano sei. Due sono state considerate gravi e riguardavano storia e matematica. Le altre quattro, definite non gravi, erano relative a inglese, geografia, scienze e tecnologia.
Per il consiglio di classe quindi non si trattava di difficoltà isolate. Nella documentazione presa in esame dal TAR si parla di «gravi e diffuse lacune nelle conoscenze», insieme ad altri elementi di criticità.
È proprio questo quadro complessivo ad avere avuto un peso decisivo nella valutazione dei giudici. La questione, infatti, non è stata affrontata guardando soltanto alla media generale dei voti, ma alla preparazione effettivamente raggiunta nelle diverse materie.
Per il TAR la scuola aveva motivi sufficienti per la bocciatura
I giudici ricordano che, nella scuola secondaria di primo grado, la presenza di una o più insufficienze non comporta automaticamente la bocciatura. Il consiglio di classe può decidere di non ammettere uno studente alla classe successiva quando ritiene che non siano stati raggiunti i livelli di apprendimento necessari, purché la decisione sia adeguatamente motivata.
Secondo il TAR, nel caso esaminato questi presupposti risultavano presenti.
La valutazione del secondo quadrimestre dello studente di Ardea, documentava infatti la mancata acquisizione delle competenze richieste in più discipline. La decisione della scuola risultava inoltre accompagnata da una motivazione che, almeno in questa fase del procedimento, il tribunale ha ritenuto sufficiente.
Per questo la non ammissione è stata considerata «né illegittima né illogica», perché sostenuta dalla presenza di carenze in più materie e da una motivazione ritenuta adeguata.
Il giudice non può sostituirsi agli insegnanti nella valutazione
Nell’ordinanza il TAR richiama un principio già affermato dalla giurisprudenza amministrativa: le valutazioni sulla preparazione e sulle capacità di apprendimento degli studenti appartengono principalmente alla scuola.
Il giudice può intervenire quando emergano errori evidenti, una decisione palesemente illogica oppure una ricostruzione dei fatti non corretta. Non può invece sostituire la propria valutazione a quella degli insegnanti sulle competenze effettivamente acquisite.
Il rendimento scolastico resta il punto centrale
Secondo i giudici amministrativi, per decidere se uno studente sia pronto ad affrontare la classe successiva, non conta soltanto la media dei voti ma la preparazione complessivamente acquisita. Secondo il principio richiamato dal TAR assumono particolare importanza anche le insufficienze nelle materie considerate qualificanti per il percorso di studi.
Nel caso dello studente di Ardea, le difficoltà non riguardavano una sola disciplina. Le insufficienze interessavano metà delle materie valutate nel secondo quadrimestre.
I genitori contestavano anche il rapporto con la scuola
Nel ricorso i genitori avevano sollevato anche altre contestazioni. Tra queste c’era quella relativa alla comunicazione tra la scuola e la famiglia.
Secondo la ricostruzione esaminata dal TAR, però, la documentazione prodotta agli atti non confermava una carenza di comunicazione. I giudici hanno richiamato in particolare i verbali degli incontri e dei colloqui con la famiglia.
La documentazione, secondo il tribunale, mostrava quindi che la situazione scolastica dello studente era stata oggetto di comunicazioni e confronti.
Il recupero in matematica e le assenze al corso
Un altro punto affrontato nell’ordinanza riguarda le iniziative che la scuola avrebbe dovuto adottare per aiutare lo studente a recuperare le proprie difficoltà.
I genitori avevano contestato la mancata attivazione di «specifiche strategie per il miglioramento dei livelli di apprendimento».
Anche su questo aspetto il TAR ha però trovato nella documentazione elementi a sostegno della posizione dell’istituto.
Una relazione della docente di matematica e scienze, che era anche coordinatrice della classe, riferiva infatti che lo studente era stato inserito in un corso di recupero e potenziamento di matematica.
Il problema, secondo quanto riportato nella relazione, era stata la frequenza. La partecipazione al corso era stata «molto irregolare», circostanza che, secondo l’insegnante, aveva limitato le possibilità di consolidare le competenze necessarie a colmare le carenze.
Questo elemento è stato considerato dal TAR nella valutazione complessiva della vicenda.
L’interesse dello studente non coincide con la promozione
Uno dei passaggi più significativi dell’ordinanza riguarda l’interesse del minore.
Il TAR sottolinea che l’interesse di uno studente non può essere identificato automaticamente con l’ammissione alla classe successiva.
Il vero obiettivo, secondo i giudici, è che lo studente raggiunga un livello di conoscenze sufficiente per continuare il percorso scolastico in modo proficuo.
L’idea espressa nell’ordinanza è quindi che passare alla classe successiva non sia necessariamente la soluzione migliore quando le lacune accumulate sono ancora troppo ampie.
Nel caso concreto, il tribunale ha ritenuto che le sei insufficienze e le «gravi e diffuse lacune nelle conoscenze» descritte nella documentazione rendessero plausibile la scelta compiuta dal consiglio di classe.
Il TAR respinge la richiesta di sospensiva dei genitori
Alla luce degli elementi esaminati, il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio ha respinto la richiesta di sospendere la decisione della scuola.
La bocciatura dello studente di Ardea resta quindi efficace, almeno sulla base della decisione cautelare adottata dal TAR.
I giudici hanno ritenuto che, allo stato degli atti e in questa fase del giudizio, non emergessero elementi sufficienti per considerare illegittima o illogica la scelta del consiglio di classe.
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