Per il Comune di Aprilia una perdita totale di più di 60mila euro, tra mancato incasso e danni da pagare.
La vicenda riguarda l’area destinata al parcheggio del supermercato Esselunga di via Misurata, ad Aprilia. Nel 2019 il Comune di Aprilia aveva notificato alla società un avviso di accertamento relativo alla Tari del 2015.
La somma richiesta era consistente: 45.821 euro, comprensivi di imposta, interessi e sanzioni. Il Comune di Aprilia riteneva infatti che anche il parcheggio dovesse essere sottoposto alla tassa sui rifiuti.
Esselunga aveva contestato la richiesta. La società aveva sostenuto, in sostanza, che l’area fosse destinata esclusivamente al transito e alla sosta gratuita dei veicoli e che quindi rientrasse tra gli spazi esclusi dalla Tari.
La società aveva ottenuto ragione nei precedenti gradi di giudizio. Il Comune di Aprilia ha però deciso di portare la questione davanti alla Corte di Cassazione.
Il punto centrale: quanto rifiuto produce un parcheggio?
Il caso ruota attorno a una questione molto concreta. Un parcheggio aperto al pubblico produce necessariamente una quantità di rifiuti tale da giustificare il pagamento della Tari?
Per il Comune di Aprilia la risposta era sì.
L’amministrazione aveva sottolineato anche la presenza di alcuni cestini all’interno dell’area. Secondo la tesi sostenuta nel ricorso, quei contenitori dimostravano che nel parcheggio venivano prodotti rifiuti urbani.
Il Comune di Aprilia aveva quindi contestato la decisione dei giudici tributari del Lazio, sostenendo che l’area non potesse essere considerata estranea alla tassa soltanto perché destinata alla sosta delle automobili.
La Cassazione, però, non ha accolto questa impostazione.
Il regolamento del Comune di Aprilia prevede l’esenzione
A fare la differenza è stato soprattutto lo stesso regolamento Tari del Comune di Aprilia.
Il regolamento stabilisce infatti che non sono soggetti al tributo i locali e le aree che non possono produrre rifiuti, oppure che, per la loro natura o per l’uso a cui sono stabilmente destinate, non comportano una produzione di rifiuti in misura apprezzabile.
Tra gli esempi indicati dal regolamento ci sono proprio le aree destinate esclusivamente al transito e alla sosta gratuita dei veicoli.
I giudici hanno quindi ritenuto che il parcheggio dell’Esselunga rientrasse in questa categoria.
La destinazione dell’area era stata indicata dalla società nella denuncia Tari. La circostanza era stata poi valutata anche attraverso elementi concreti.
I cestini non bastano a far scattare la tassa
È proprio qui che si concentra uno degli aspetti più interessanti della sentenza.
Il Comune di Aprilia aveva indicato la presenza di cestini come elemento per dimostrare che il parcheggio producesse rifiuti. Per i giudici, però, quei contenitori non erano sufficienti a cambiare la natura dell’area.
La Corte di Giustizia tributaria del Lazio aveva osservato che si trattava di piccoli cestini, di modesto volume, destinati alla raccolta di rifiuti di piccole dimensioni.
La Cassazione ha confermato questa valutazione. Nella sentenza viene richiamato il fatto che le fotografie prodotte in giudizio mostravano la presenza di «piccoli cestini di modesto volume adibiti alla raccolta di rifiuti minuti».
Per i giudici, dunque, la presenza di quei cestini non dimostra una produzione di rifiuti tale da rendere il parcheggio soggetto alla Tari.
La Cassazione: il Comune non può rimettere in discussione i fatti
Il Comune di Aprilia aveva anche contestato il modo in cui i giudici precedenti avevano valutato le prove.
In particolare, aveva sostenuto che un parcheggio frequentato da persone non potesse essere considerato un luogo incapace di produrre rifiuti.
Ma su questo punto la Cassazione ha tracciato un confine preciso. Non spettava ai giudici di legittimità rifare la valutazione dei fatti già compiuta dai giudici tributari.
La Corte ha quindi ritenuto che il Comune di Aprilia stesse sostanzialmente cercando di rimettere in discussione la valutazione delle fotografie, dei cestini e delle caratteristiche del parcheggio.
Non è stata individuata una violazione della legge. La valutazione fatta dai giudici tributari è stata ritenuta coerente con le regole applicabili.
La Cassazione ha quindi concluso che
«alcuna violazione di legge è stata posta in essere dal giudice di merito».
Confermata l’esenzione dalla Tari per il parcheggio
Il risultato finale è netto. Il ricorso del Comune di Aprilia è stato respinto.
Resta quindi confermata la decisione dei giudici tributari del Lazio che aveva escluso dalla Tari l’area destinata al parcheggio gratuito dell’Esselunga di via Misurata, per quanto riguarda la contestazione relativa al 2015.
La Corte ha ritenuto che la società avesse indicato correttamente nella propria denuncia la destinazione dell’area e che avesse fornito elementi sufficienti per dimostrare le condizioni che consentivano l’esenzione.
La sentenza della Cassazione, pubblicata il 24 luglio 2026, chiude così il contenzioso sulla richiesta di 45.821 euro avanzata dal Comune di Aprilia per quell’annualità.
Il grosso conto della causa per il Comune di Aprilia
La vicenda non si è conclusa soltanto con la conferma dell’esenzione.
La Cassazione ha infatti condannato il Comune di Aprilia a rimborsare a Esselunga le spese del giudizio di legittimità.
L’importo è stato liquidato in 5.500 euro, ai quali si aggiungono 200 euro per esborsi, il rimborso forfettario delle spese generali, Iva e contributo previdenziale.
A questa cifra si aggiunge un’ulteriore somma di 5.500 euro a carico del Comune, disposta dalla Corte in relazione alla natura manifestamente infondata del ricorso.
È stata inoltre stabilita un’ulteriore somma di 5.000 euro destinata alla cassa delle ammende.
Per il Comune di Aprilia, quindi, una bella botta da più di 16.000 euro che, se si sommano al mancato incasso dei 45.821 euro richiesti ad Esselunga, portano a totale che supera i 60mila euro, senza considerare le decine di migliaia di euro di spese che il Comune ha dovuto pagare ai propri avvocati per questo e per i precedenti gradi di giudizio persi.
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