Un fenomeno che ha alimentato interrogativi e preoccupazione tra residenti, frequentatori delle spiagge e persone che vivono quotidianamente il mare.
È un’immagine che non passa inosservata, soprattutto in piena estate, quando le spiagge sono affollate di bagnanti.

La causa della moria
Al momento, tuttavia, non risultano elementi sufficienti per attribuire con certezza la moria a una specifica causa.
Ed è proprio questo il punto centrale della vicenda: davanti a un fenomeno di questo tipo, l’aspetto più importante non è formulare immediatamente un verdetto, ma procedere con campionamenti dell’acqua, osservazioni sul tratto di costa interessato e, soprattutto, analisi degli esemplari rinvenuti.
La presenza di pesci morti sulla battigia, infatti, non significa automaticamente che la causa debba essere ricercata in un episodio di inquinamento avvenuto nelle immediate vicinanze.
Le correnti possono trasportare carcasse anche per distanze considerevoli e il moto ondoso può concentrare sulla spiaggia animali morti in mare anche da ore o giorni.
È già accaduto sul litorale laziale: nell’agosto 2021 una consistente quantità di pesci morti raggiunse l’area di Fiumicino e parte delle carcasse venne trasportata verso la costa dal Tevere, insieme a detriti e materiale trascinato dalle acque.
Ma tra le ipotesi da verificare c’è anche quella ambientale. Un improvviso peggioramento della qualità dell’acqua può mettere in difficoltà soprattutto gli organismi più piccoli e vulnerabili.

La riduzione di ossigeno
Una delle possibilità è una riduzione della concentrazione di ossigeno disciolto, fenomeno che può verificarsi in determinate condizioni, soprattutto quando elevate temperature, come quelle di questi giorni, ristagno delle acque e abbondante presenza di materiale organico si combinano tra loro.
In passato, in altri episodi di moria di pesci, tra le ipotesi esaminate dagli esperti sono comparsi proprio l’abbassamento dell’ossigeno e l’afflusso di sostanze organiche nelle acque.
Un’altra possibilità riguarda eventuali apporti anomali provenienti dalla terraferma: scarichi irregolari, malfunzionamenti di sistemi di raccolta o depurazione delle acque reflue, oppure il convogliamento in mare di sostanze organiche e inquinanti possono provocare alterazioni improvvise dell’ambiente acquatico.
Non significa, naturalmente, che ciò sia accaduto nel tratto compreso tra Anzio, Lavinio e Ardea: senza analisi e riscontri ufficiali sarebbe improprio trasformare un’ipotesi in una certezza.
Ma è proprio questo uno degli aspetti che un eventuale accertamento dovrebbe immediatamente chiarire.
L’origine biologica
Un episodio di moria può avere anche un’origine esclusivamente biologica. Pesci appartenenti alla stessa specie o a specie affini possono essere colpiti da infezioni, parassiti o altri agenti patogeni.
Nel 2023, per esempio, una vasta moria di alacce lungo il litorale salernitano venne inizialmente osservata con forte preoccupazione e successivamente collegata, attraverso gli accertamenti dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno, a un’infezione da microsporidi.
Gli esperti sottolinearono inoltre il possibile ruolo della stagionalità e delle temperature nella diffusione dell’infezione.
Anche per questo, l’identificazione delle specie coinvolte è tutt’altro che un dettaglio. Sapere se si tratta prevalentemente di sarde, piccoli cefali, marmorette, leccia stella o di altre specie permette infatti di restringere il campo delle possibili spiegazioni e di confrontare il fenomeno con eventuali episodi analoghi registrati nel Mediterraneo.
La composizione della moria, la dimensione degli animali e soprattutto le condizioni delle carcasse possono fornire indicazioni importanti a chi dovesse occuparsi degli accertamenti.
Le temperature elevate
C’è poi un’altra variabile da non sottovalutare: il caldo.
In estate il Mediterraneo raggiunge temperature elevate e le condizioni fisiche e biologiche del mare possono cambiare rapidamente. E quest’anno si stanno battendo tutti i record.
Un aumento della temperatura non è necessariamente la causa diretta della morte dei pesci, ma può contribuire a creare condizioni favorevoli a determinati fenomeni biologici, alterare la disponibilità di ossigeno o aumentare lo stress degli organismi marini.
Nel caso delle infezioni da microsporidi osservate in precedenza sulle alacce, proprio la temperatura è stata indicata dagli esperti tra i fattori potenzialmente in grado di favorire la diffusione del fenomeno.
Il comunicato della Capitaneria di Porto
La Capitaneria di Porto, Guardia costiera di Roma ha emesso il presente comunicato:
“A seguito di numerose segnalazioni pervenute all’ufficio da parte di utenti della balneazione, circa una presunta moria di piccoli pesci localizzata per lo più sulle spiagge del comune di Ardea, l’ufficio Locale marittimo di Torvajanica ha proceduto ad interessare l’Asl Roma6 e la competente A.r.p.a. per eseguire dei campionamenti delle acque destinate alla balneazione a similitudine di quanto già effettuato nei giorni scorsi per episodi di fioritura algale presente sul litorale di giurisdizione. Non si esclude che i due fenomeni siano collegati”.
L’intervento dell’Arpa Lazio
Per capire cosa stia accadendo sul litorale romano servirebbe dunque una fotografia scientifica della situazione: prelievi dell’acqua nei punti interessati, analisi dei principali parametri chimico-fisici, verifica della presenza di sostanze anomale e, dove possibile, esame veterinario degli esemplari.
È la procedura già adottata in altre emergenze ambientali: nel caso della moria registrata nel Tevere nel 2021, per esempio, l’ARPA Lazio effettuò sopralluoghi e campionamenti dell’acqua, mentre le carcasse vennero sottoposte agli accertamenti di competenza sanitaria.
Purtroppo il meccanismo di comunicazione che si adotta in questi casi non consente ai bagnanti di sapere se le analisi siano già in corso, e quali siano i primi risultati. Prima di emettere la ‘sentenza’ i laboratori vogliono essere certi.
Certo è che se l’Arpa dovesse riscontrare elementi pericolosi per la salute umana, scatterebbero immediatamente una serie di misure di allertamento di tutta la zona litorale coinvolta dal fenomeno.
Niente allarmismi
Il fenomeno, quindi, deve essere osservato con attenzione ma senza alimentare allarmismi.
Una presenza circoscritta di pesci morti può avere spiegazioni molto diverse da una contaminazione delle acque, così come una moria estesa e concentrata in più punti può rappresentare un campanello d’allarme ambientale che merita un intervento tempestivo.
Per il momento, dunque, la parola decisiva spetta alle analisi.
Le segnalazioni arrivate dal tratto di costa tra Anzio, Lavinio e Ardea rappresentano un elemento da non ignorare, ma non costituiscono da sole la prova di un’inquinamento.
Saranno la distribuzione degli animali lungo la costa, le condizioni del mare, l’eventuale presenza di altri organismi coinvolti e soprattutto i risultati dei campionamenti a stabilire se ci si trovi davanti a un fenomeno naturale, a un episodio biologico oppure a un’anomalia ambientale che richieda ulteriori approfondimenti.
In un’estate in cui il mare rappresenta per migliaia di persone il cuore della vita del litorale, la richiesta più importante resta dunque una sola: capire che cosa è successo prima di trarre conclusioni.





















