Le somme, secondo quanto ricostruito dalla Guardia di Finanza, sarebbero poi state trasferite attraverso una serie di operazioni finanziarie per ostacolarne l’origine e, in parte, reimpiegate in attività economiche e spese personali.
Al termine dell’indagine, avviata già nel 2024, sono state segnalate alla Procura quattro persone. Disposto anche un sequestro preventivo per 375.231 euro.
L’indagine della Guardia di Finanza
L’operazione è stata condotta dai Finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Roma e, in particolare, dai militari della Compagnia di Nettuno. L’indagine è stata coordinata dalla Procura della Repubblica di Velletri.
Gli accertamenti sono partiti dalla denuncia di alcune possibili anomalie nella gestione del patrimonio dell’anziana. Da qui è stata avviata una complessa attività di ricostruzione dei movimenti finanziari.
Gli investigatori hanno analizzato i rapporti bancari della donna e quelli dei soggetti che, a vario titolo, risultavano collegati alla gestione delle sue disponibilità economiche.
L’obiettivo era ricostruire la destinazione del denaro e verificare eventuali condotte finalizzate a immettere capitali di provenienza illecita nel circuito economico.
I trasferimenti per oltre 742mila euro
Secondo la ricostruzione delle Fiamme Gialle, l’anziana sarebbe stata progressivamente privata di una parte delle proprie disponibilità economiche.
Gli investigatori hanno individuato trasferimenti di denaro per complessivi 742.574,32 euro. Le somme sarebbero confluite sui conti correnti di collaboratori domestici, consulenti finanziari e familiari di questi ultimi.
Le operazioni, secondo l’ipotesi investigativa, sarebbero state realizzate con modalità tali da rendere più difficile individuare la provenienza del denaro e la sua effettiva destinazione.
L’analisi dei flussi finanziari ha quindi permesso di seguire il percorso delle somme e di ricostruire una serie di passaggi tra diversi rapporti bancari.
Nel mirino anche la Fondazione
Una seconda parte dell’inchiesta ha riguardato la gestione delle risorse della Fondazione creata dalla stessa anziana quasi 40 anni fa, negli anni ’80.
L’ente, senza scopo di lucro, opera sul territorio del litorale con finalità rivolte alle persone in condizioni di maggiore bisogno, in particolare a favore del “contrasto alla povertà educativa“.
Proprio la gestione delle risorse della Fondazione è diventata uno dei punti centrali dell’attività investigativa.
Secondo quanto emerso dagli accertamenti, l’amministratore dell’ente, un professionista romano, avrebbe iniziato dal 2019 a drenare sistematicamente parte delle risorse finanziarie. Le somme sarebbero state utilizzate in violazione delle finalità previste dall’atto costitutivo della Fondazione.
Nella ricostruzione degli investigatori sarebbe stata coinvolta anche la Garante della Fondazione. Il suo ruolo, secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbe stato quello di collaborare alle operazioni finalizzate a ostacolare l’identificazione della provenienza dei fondi.
Spariti oltre 532mila euro
L’esame dei rapporti bancari ha consentito agli investigatori di ricostruire nel dettaglio le movimentazioni legate alle disponibilità dell’ente.
Dalle casse della Fondazione sarebbero stati distratti 532.698,89 euro. Il denaro sarebbe stato trasferito a favore di terzi attraverso una serie di operazioni finanziarie.
La ricostruzione ha seguito sia la documentazione cartacea sia le tracce digitali lasciate dai movimenti bancari. In questo modo, gli investigatori hanno potuto ricomporre il percorso delle somme e individuare le successive operazioni effettuate con parte del denaro.
L’acquisto di un immobile a Roma
Tra gli elementi contestati dalla Procura c’è anche la successiva condotta di autoriciclaggio.
Una parte delle somme che sarebbero state sottratte alla Fondazione sarebbe stata infatti reimpiegata in attività economiche e imprenditoriali. In particolare, gli investigatori hanno individuato l’acquisto di un immobile commerciale nel Comune di Roma, del valore di 216mila euro.
Altre somme sarebbero state invece destinate a spese personali del rappresentante legale dell’ente.
Secondo la ricostruzione investigativa, il reimpiego avrebbe avuto l’effetto di separare ulteriormente le somme dalla loro origine, inserendole in attività e operazioni economiche apparentemente distinte rispetto alle precedenti movimentazioni.
Quattro persone segnalate alla Procura
Al termine dell’attività investigativa, la Guardia di Finanza ha segnalato all’Autorità giudiziaria quattro persone.
Le contestazioni riguardano, a vario titolo e secondo le ipotesi formulate nell’inchiesta, i reati di riciclaggio, autoriciclaggio e circonvenzione di persone incapaci.
Sono state inoltre ricostruite le condotte che avrebbero portato all’appropriazione indebita di somme per oltre 1,2 milioni di euro.
L’inchiesta ha quindi preso in considerazione sia la sottrazione delle disponibilità economiche sia le successive operazioni compiute sul denaro.
Sequestrati beni per oltre 375mila euro
Sul fronte patrimoniale, l’attività investigativa ha portato all’esecuzione di un decreto di sequestro preventivo emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) del Tribunale di Velletri.
Il provvedimento è finalizzato alla confisca del profitto dei reati finanziari contestati. I Finanzieri hanno sottoposto a vincolo cautelare beni e disponibilità finanziarie per un valore complessivo di 375.231 euro.
Il sequestro rappresenta una delle conseguenze patrimoniali dell’indagine e punta a impedire la disponibilità dei beni individuati dagli investigatori come collegati ai presunti illeciti.
Il contrasto al riciclaggio e la tutela delle persone fragili
L’operazione si inserisce nell’attività della Guardia di Finanza contro la criminalità economico-finanziaria e, in particolare, contro il riciclaggio e l’autoriciclaggio dei proventi illeciti.
Nel caso di Nettuno, l’attività investigativa ha riguardato anche l’utilizzo di rapporti fiduciari e professionali nella gestione di patrimoni appartenenti a soggetti particolarmente vulnerabili.
La ricostruzione dei flussi finanziari ha consentito di individuare il percorso delle somme e le successive operazioni attraverso le quali, secondo l’ipotesi accusatoria, il denaro sarebbe stato trasferito e in parte reinvestito.
L’indagine evidenzia quindi il ruolo degli accertamenti economico-finanziari nel contrasto alle condotte che possono alterare la trasparenza dei movimenti di capitale e incidere sull’economia legale.
Il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari. Le contestazioni formulate nei confronti delle quattro persone segnalate dovranno quindi essere sottoposte alle successive valutazioni dell’Autorità giudiziaria.
Fino a un’eventuale sentenza definitiva, nei confronti degli indagati vige il principio di presunzione di innocenza.
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