Investimenti quasi quintuplicati: il vero salto è da 1,57 milioni
I numeri spiegano la portata dell’operazione. Le spese del Parco passano in un anno da 372.672 euro a 1.949.795 euro, con un incremento netto di 1.577.122,96 euro. A questi si aggiungono altri 485.181 euro di maggiori spese correnti.
Complessivamente il bilancio di competenza 2026 cresce di oltre 2,06 milioni, arrivando a circa 4,11 milioni. Il titolo, dunque, fotografa esclusivamente la parte più interessante: i nuovi investimenti.
A cosa serviranno i soldi
La destinazione generale è già scritta negli obiettivi strategici 2026 dell’Ente, e proprio a questo serviranno i soldi in arrivo in più.
Il Parco ha previsto interventi di valorizzazione ambientale, sistemazione dei siti e degli impianti esistenti e ristrutturazione degli edifici di proprietà o in gestione, non soltanto nei Castelli Romani ma anche nelle due riserve affidategli: la Sughereta di Pomezia e Tor Caldara ad Anzio.
Sono previste inoltre strutture e aree di ristoro sostenibili nei luoghi di maggiore attrazione. Quello che ancora non emerge dagli atti sintetici dell’assestamento è la divisione euro per euro dei nuovi 1,577 milioni fra le singole opere.
Tor Caldara, il nuovo fronte sul mare di Anzio

Tor Caldara merita un capitolo a parte. La Riserva non è stata dismessa come area protetta: è invece uscita dalla precedente gestione diretta del Comune di Anzio.
La legge regionale del 2022 ha affidato la gestione al Parco dei Castelli Romani e il subentro formale si è concluso nel dicembre 2024.
Contestualmente il perimetro è stato ampliato con l’area della Vignarola, nel quadrante fra Lido Cincinnato e Lavinio. Oggi la Regione Lazio indica formalmente l’Ente dei Castelli come gestore della Riserva.
Riapertura della Torre cinquecentesca
Un investimento concreto a Tor Caldara è già stato annunciato: 400mila euro assegnati dalla Regione Lazio per intervenire sulla storica Torre cinquecentesca e consentirne la riapertura alla cittadinanza.
Ad aprile il Parco ha inoltre riaperto il ponticello in legno sull’area sulfurea e reso nuovamente fruibili percorsi dalla Solfatara al bosco fino agli affacci sul mare.
È però necessario distinguere i piani: l’assestamento non consente, allo stato degli atti pubblicati, di affermare che quei 400mila euro siano contabilmente una precisa fetta dei nuovi 1,577 milioni.
Rifiuti, edilizia e caccia: nuove fototrappole
Ed è proprio qui che i nuovi soldi incontrano la parte più delicata della sfida. La legge istitutiva di Tor Caldara vieta espressamente caccia e uccellagione, abbandono di rifiuti, nuove strade, movimenti di terra non autorizzati e opere edilizie incompatibili con la tutela della Riserva.
Non significa che oggi siano accertati contemporaneamente tutti questi fenomeni dentro Tor Caldara, ma chiarisce quali siano le pressioni da prevenire.
Sul resto del territorio del Parco il problema dei rifiuti è invece attualissimo: il 1° luglio i Guardiaparco hanno effettuato una bonifica straordinaria ai Pratoni del Vivaro e annunciato nuove fototrappole contro gli scarichi abusivi.
Bracconaggio e controlli: i soldi valgono se arrivano sul territorio
Anche la vigilanza resta centrale. A Tor Caldara la caccia è vietata, e il Parco definisce il bracconaggio, cioè la caccia di frodo, una minaccia che richiede la collaborazione fra Guardiaparco e forze di polizia.
Nel 2026 l’Ente ha rafforzato il servizio con l’ingresso di due nuovi Guardiaparco, destinati alle tre aree protette gestite. Parallelamente continuano i controlli su tagli boschivi, trasformazioni territoriali e rispetto delle autorizzazioni ambientali.
Il caldo cresce e Tor Caldara custodisce un patrimonio fragile
Poi c’è l’emergenza meno visibile: il clima.
Lo stesso Parco ricorda che temperature anomale e ondate di calore rendono più difficile per la fauna trovare acqua e possono colpire soprattutto gli esemplari più giovani.
A Tor Caldara la posta in gioco è enorme: nella Riserva sono state censite circa 96 specie di uccelli, in gran parte migratorie, e ogni anno nidifica anche il gruccione.
Qui bosco planiziale, macchia mediterranea, solfatare, falesia e mare convivono in pochi chilometri quadrati.
La vera prova comincia adesso
I quasi 1,6 milioni di investimenti aggiuntivi rappresentano dunque una possibilità concreta per cambiare passo, dai boschi vulcanici dei Castelli Romani fino alla costa di Anzio e alla Sughereta di Pomezia.
Ma proprio la dimensione della cifra alza l’asticella: ristrutturazioni, tutela, fruibilità e vigilanza dovranno trasformarsi da capitoli di bilancio in interventi riconoscibili sul territorio.
E soprattutto servirà rendere chiaro quanto andrà ai Castelli, quanto alla Sughereta e quanto a Tor Caldara. Perché il denaro ora c’è a bilancio; la vera notizia, da questo momento in poi, sarà vedere dove e come verrà speso.
Il via libera definitivo è arrivato dalla Regione Lazio
L’operazione è diventata definitiva a fine luglio. Il presidente del Parco dei Castelli Romani, Ivan Boccali, aveva adottato l’assestamento di Bilancio con la Deliberazione n. 19 del 20 maggio.
La Giunta regionale ha poi adottato il disegno di legge di assestamento il 25 giugno; dopo l’esame della Commissione Bilancio, il Consiglio regionale del Lazio lo ha approvato il 28 luglio. Il provvedimento è diventato la legge regionale n. 19 del 29 luglio, pubblicata sul Burl il giorno successivo.
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