Dopo le prime segnalazioni che il nostro giornale ha riportato tra i primi, l’ARPA Lazio ha avviato una campagna di campionamenti e analisi per verificare l’origine del fenomeno e soprattutto per escludere eventuali contaminazioni di natura batterica.
Analisi Arpa escludono inquinamento pericoloso
Il fenomeno ha interessato, a partire dalla fine di luglio, l’intero litorale regionale, con situazioni inizialmente particolarmente intense.
Proprio a sud della provincia di Latina area sono stati effettuati i campionamenti più recenti, il 13 agosto, che hanno completato il quadro delle analisi.
La conclusione dell’Agenzia è chiara: le colorazioni anomale dell’acqua sono riconducibili a una fioritura algale, e non a una contaminazione batterica.
Le analisi microbiologiche eseguite sui campioni raccolti hanno infatti rilevato valori di Escherichia coli ed Enterococchi conformi ai limiti previsti dalla normativa.
Un dato importante perché consente di escludere, sulla base dei campioni analizzati, la presenza di una contaminazione batterica associata al fenomeno.
Questo ci fa dedurre che fare il bagno in questo mare non è pericoloso per l’uomo. Magari non piacevolissimo, ma non pericoloso.
Ci sono, comunque, alcune avvertenze da tenere ben presenti.
Ma che cosa sta colorando il mare?
Le analisi hanno identificato nel cosiddetto “mix di alghe” una componente predominante di Fibrocapsa japonica, che rappresenta oltre il 50% degli esemplari rilevati.

Si tratta di una microalga capace, in determinate condizioni ambientali, di sviluppare vere e proprie fioriture, modificando sensibilmente l’aspetto dell’acqua.
Come spiega ARPA Lazio, queste fioriture si verificano soprattutto quando coincidono temperature elevate, forte irraggiamento solare, condizioni meteomarine stabili e disponibilità di nutrienti.
Durante l’estate, la proliferazione della Fibrocapsa japonica può assumere colorazioni che vanno dal marrone-giallastro fino al rosso ruggine, contribuendo all’aspetto insolito osservato in diversi punti della costa.
Pericolosa per i bagnanti? No, ma è meglio evitare il contatto
L’Agenzia sottolinea inoltre che la presenza di questa fioritura “non impedisce la normale balneazione” e, generalmente, “non rappresenta un rischio igienico-sanitario diretto per i bagnanti”.
La Fibrocapsa japonica, tuttavia, è considerata una specie potenzialmente ittiotossica: le sostanze che può rilasciare possono provocare sofferenza o mortalità nei pesci e nei molluschi, attraverso effetti sulle cellule delle branchie.
Bisogna poi tenere ben presente che un pericolo per l’uomo c’è. Lo descrive bene la stessa Arpa Lazio:
“Le formazioni schiumose di origine naturale, come detto, generalmente non rappresentano di per sé un pericolo per la salute umana, ma possono portare con sé microorganismi o altre sostanze indesiderate potenzialmente irritanti o dannose ed è quindi buona norma evitare il contatto diretto con tali formazioni“.
Quindi nessun problema con questa alga che colora il mare di marrone, ma tra le sue fioriture si potrebbero annidare altri organismi, magari più irritanti per la pelle umana.
Meglio dunque evitare il contatto dove la fiorirtura è notevole (lo vediamo dal colore dell’acqua). E se dobbiamo proprio attraversare una zona marrone, laviamoci poi bene, anche con la stessa acqua di mare, stavolta quella bella azzurra però.

Perché si forma la schiuma
La presenza di schiume non è necessariamente legata a uno sversamento o a un fenomeno di inquinamento.
Il caldo favorisce infatti lo sviluppo del fitoplancton, la componente microscopica dell’ecosistema marino che svolge un ruolo fondamentale nella produzione primaria.
Secondo ARPA Lazio, questi processi possono determinare il rilascio di tensioattivi naturali, capaci di favorire la formazione di schiume superficiali e di aggregati gelatinosi.
Il movimento del mare, il vento e persino l’agitazione provocata dalle eliche o dagli idrogetti delle imbarcazioni possono contribuire a portare questi materiali in superficie.
Le correnti fanno poi il resto, concentrando le schiume in determinati tratti della costa e creando veri e propri “nuclei di aggregazione”, nei quali possono finire anche altri materiali presenti nell’acqua: frammenti vegetali e organismi, ma anche sabbia, plastiche e altri materiali di origine antropica.
Un fenomeno naturale neanche nuovo
Per questo motivo, pur trattandosi generalmente di formazioni di origine naturale, ARPA raccomanda prudenza: le schiume possono infatti trasportare microorganismi o altre sostanze potenzialmente irritanti.
Il fenomeno osservato in questi giorni, dunque, è intenso e certamente anomalo per la sua estensione e visibilità, ma non rappresenta una novità assoluta per il litorale laziale.
Le condizioni tipiche dell’estate – temperature elevate, sole, disponibilità di nutrienti e particolari condizioni del mare – possono favorire le fioriture algali e la conseguente formazione di schiume.
Per il tratto di costa tra Sperlonga e Fondi, dove sono stati effettuati gli ultimi campionamenti del 13 agosto, le analisi di ARPA Lazio hanno quindi fornito un elemento rassicurante sul piano microbiologico: i parametri batterici analizzati risultano conformi ai limiti di legge, mentre le caratteristiche e le colorazioni osservate sono state ricondotte principalmente alla presenza della Fibrocapsa japonica.





















