Un progetto pensato per garantire una migliore assistenza sanitaria alle persone detenute e a chi lavora all’interno della struttura.
Il protocollo d’intesa per avviare i lavori
Il 28 luglio 2026 la Giunta regionale ha approvato un protocollo d’intesa tra il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, la ASL Roma 2 e la Regione Lazio.

Il protocollo prevede che alcuni spazi del carcere di Rebibbia, in particolare il fabbricato A, siano concessi a titolo gratuito alla ASL Roma 2 per la realizzazione di una Casa della Comunità.
Potranno quindi partire i lavori per la realizzazione di un poliambulatorio all’interno delle mura del carcere, destinato alle persone detenute.
Il capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP), Stefano Carmine De Michele, ha dichiarato:
“Efficienza e rispetto della dignità umana sono alla base degli sforzi dell’Amministrazione Penitenziaria per dare risposte concrete al diritto alla salute delle persone detenute”.
Un finanziamento da 3,6 milioni di euro
La Regione Lazio finanzierà il progetto con 3.642.872 euro.
Non saranno necessari costi per l’acquisto, la locazione o la costruzione di una nuova struttura.
Il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria si farà carico della componente immobiliare e degli spazi, cedendo a titolo completamente gratuito alla ASL alcune aree interne al plesso carcerario.
La ASL Roma 2 sarà invece responsabile dell’allestimento degli spazi, della fornitura dei macchinari e dell’erogazione delle prestazioni sanitarie, oltre che dei costi operativi relativi al personale sanitario e infermieristico.
Gli obiettivi del progetto
Il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, ha definito la realizzazione della Casa della Comunità di Rebibbia un intervento necessario non solo per le persone detenute, ma anche per chi lavora all’interno della struttura.
“La Casa della Comunità di Rebibbia è un atto di civiltà, voluto dalla nostra Giunta, non solo a tutela dei detenuti, ai quali va garantito un equo accesso alle cure sanitarie ma, soprattutto, di chi opera all’interno della struttura.
Un luogo di cura all’interno di un carcere garantisce una convivenza più serena che agevola anche il processo di reinserimento sociale di chi si trova a scontare una pena”.
Come specificato in un comunicato stampa della Regione Lazio, gli obiettivi del progetto sono principalmente tre:
- Garantire alle persone detenute un’assistenza sanitaria basata sugli stessi standard di equità, universalità e dignità assistenziale previsti per i cittadini liberi sul territorio.
- Ridurre la necessità di trasferimenti esterni e migliorare la continuità terapeutica attraverso l’integrazione dei servizi medici e specialistici all’interno della struttura.
- Migliorare la gestione dei disturbi da uso di sostanze attraverso l’inserimento di terapie farmacologiche avanzate a rilascio prolungato. Questo permetterebbe di ridurre le criticità legate alla somministrazione quotidiana e di liberare tempo da destinare a percorsi di counseling e supporto psicologico.
Una nuova Casa della Comunità nella Regione Lazio
I fondi destinati al progetto arrivano direttamente dagli stanziamenti del PNRR, che finanzia la nascita delle Case della Comunità sul territorio con l’obiettivo di colmare i divari nelle aree maggiormente svantaggiate.
Nel Lazio sono state realizzate finora 135 Case della Comunità grazie ai fondi del PNRR. La maggior parte è stata ricavata da strutture già esistenti, come gli ex poliambulatori, mentre 16 sono state costruite ex novo.

La sanità in carcere e a Rebibbia: condizioni difficili per detenuti e personale
Il progetto è stato fortemente voluto dal presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, che ha sottolineato le criticità della sanità carceraria:
“Quando mi sono insediato ho trovato una situazione sconcertante rispetto alla sanità carceraria che è un diritto costituzionale ed è, in particolar modo, lo specchio del livello di progresso civile di una comunità”.
La speranza è quindi che, una volta realizzata, la Casa della Comunità possa contribuire a migliorare concretamente l’assistenza sanitaria all’interno del carcere di Rebibbia.
Il rapporto di Antigone sul diritto alla salute a Rebibbia
Sulle condizioni del diritto alla salute nelle carceri, l’associazione Antigone, impegnata nella tutela dei diritti e delle garanzie nel sistema penale, ha realizzato un’analisi con particolare attenzione alla Casa circondariale di Roma Rebibbia.
Nel 21° rapporto sulle condizioni di detenzione, Senza Respiro, pubblicato nel 2025 da Antigone, emergono diverse criticità.

Tra gli aspetti evidenziati da Antigone ci sono le condizioni di lavoro di medici, infermieri e operatori socio-sanitari, spesso chiamati a gestire situazioni critiche con strumenti limitati.
Il personale si trova così a operare in un precario equilibrio tra doveri professionali, responsabilità legali e sensibilità umana, a fronte di una popolazione detenuta spesso fragile dal punto di vista psichico, fisico o sociale.
Il rapporto segnala inoltre la totale assenza di supporto da parte della ASL per la fornitura di alcune attrezzature sanitarie, come sedie a rotelle, stampelle e busti ortopedici.
Un’altra criticità riguarda la gestione delle prenotazioni per le visite mediche esterne, descritta come caotica e problematica.
Il principale ostacolo è rappresentato dalla carenza delle cosiddette “scorte”, ovvero del personale di Polizia penitenziaria incaricato di accompagnare le persone detenute in ospedale.
Di conseguenza, anche esami diagnostici di base possono essere rinviati per mesi, con inevitabili ripercussioni sulla tempestività delle cure.
Il diritto alla salute come questione di giustizia e civiltà
Si legge nel rapporto di Antigone:
“Garantire le cure anche in carcere non può essere considerato come un atto di clemenza, ma una questione di giustizia e civiltà.
E questo lo si deve non soltanto alle persone detenute, ma anche ai medici, agli infermieri, agli operatori socio-sanitari che ogni giorno, lontano dai riflettori, svolgono il loro lavoro in un contesto di totale abbandono delle istituzioni”.
La realizzazione della Casa della Comunità all’interno del carcere di Rebibbia rappresenta quindi un intervento importante per cercare di colmare, almeno in parte, le carenze nell’assistenza sanitaria e garantire il diritto alla salute delle persone detenute e di chi lavora all’interno della struttura.
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