L’automobilista ha avuto un malore, mentre decine di persone presenti sull’arenile si sono mobilitate per evitare che il mezzo arrivasse fino in spiaggia e per aiutare l’uomo a uscire dall’abitacolo.
Un intervento spontaneo e collettivo che ha permesso di mettere in sicurezza la situazione prima dell’arrivo dei soccorsi sanitari.
Ma il video dell’accaduto, rilanciato sui social da Welcome to Favelas, ha poi aperto un’altra vicenda, questa volta tutta virtuale: alcuni commenti si sono concentrati sull’origine delle persone intervenute, trasformando un salvataggio in un’occasione per alimentare polemiche razziste.
La manovra, poi la scarpata
L’incidente è avvenuto nel pomeriggio di ieri in via Genova, nella zona di Cincinnato.
Per cause che dovranno essere ricostruite, il conducente di un Fiorino ha effettuato una manovra sbagliata e il veicolo è precipitato lungo la scarpata che separa la strada dalla spiaggia.
Una situazione che avrebbe potuto avere conseguenze ben più gravi. La posizione del mezzo, infatti, ha subito attirato l’attenzione delle persone che si trovavano sull’arenile.
Il conducente, inoltre, avrebbe accusato un malore. In pochi istanti diversi bagnanti si sono avvicinati alla vettura.
Decine di persone tengono fermo il mezzo
La prima preoccupazione è stata quella di evitare che il Fiorino continuasse la sua discesa verso la spiaggia. Alcune delle persone presenti si sono quindi adoperate per trattenere il veicolo e impedirne ulteriori movimenti.
Non un intervento organizzato. Nessun piano prestabilito. Soltanto la reazione immediata di chi si è trovato davanti a una situazione di emergenza.
Mentre alcuni cercavano di mantenere il mezzo nella posizione raggiunta dopo la caduta, altri si sono concentrati sul conducente. L’obiettivo era riuscire a estrarlo dall’abitacolo e portarlo in una condizione di sicurezza.
Il soccorso è proseguito fino all’arrivo del personale sanitario del 118, al quale l’automobilista è stato affidato per le cure del caso.
Il video finisce sui social
Le immagini della scena sono state riprese e successivamente pubblicate sui social da Welcome to Favelas. Il video mostra il momento concitato del soccorso e le numerose persone impegnate intorno alla vettura.
Una scena nella quale, al di là dell’incidente, emerge soprattutto la mobilitazione dei presenti.
Molti dei bagnanti intervenuti erano cittadini stranieri. Un elemento che, anziché passare in secondo piano rispetto all’emergenza, è diventato per alcuni utenti il centro della discussione sui social.
Ed è qui che il racconto del salvataggio ha preso una piega diversa da quella che ci si sarebbe aspettati.
“Ma Anzio è in Italia?”
Tra i commenti comparsi sotto il video ce n’è uno che ha provocato numerose reazioni.
Un utente ha scritto:
“Ma Anzio è in Italia?I bagnanti tutti africani!Bene Forza Integrazione dal gommone al salvataggio è un attimo”.
Un commento che non si concentra sull’incidente, sul conducente soccorso o sull’intervento dei bagnanti. Il bersaglio diventa invece il colore della pelle delle persone presenti sulla spiaggia e la loro presunta provenienza.
La frase ha suscitato la reazione di numerosi altri utenti, che hanno contestato apertamente quel modo di leggere una scena di emergenza.
La risposta degli altri utenti
Il punto sollevato da molti commentatori è semplice. Nel momento in cui una persona rischia di farsi male, la distinzione tra italiani e stranieri perde qualsiasi significato.
Quelle persone erano lì, hanno visto un uomo in difficoltà, hanno visto un veicolo scivolare lungo una scarpata e sono intervenute.
Alcuni hanno contribuito a trattenere il Fiorino. Altri hanno aiutato a raggiungere il conducente. Altri ancora hanno collaborato per consentire l’intervento dei soccorritori.
È questa la parte della storia che dovrebbe rimanere al centro. Non il colore della pelle di chi ha prestato aiuto.
Un salvataggio senza distinzioni
La vicenda di Anzio racconta, in modo molto concreto, anche un aspetto della convivenza quotidiana che spesso rimane fuori dal dibattito pubblico.
In spiaggia, davanti a un’emergenza, non ci sono categorie. C’è una persona che ha bisogno di aiuto e ci sono altre persone che possono prestarglielo.
Il fatto che molti dei presenti fossero cittadini stranieri non modifica il valore di ciò che è accaduto. Al contrario, rende ancora più evidente quanto siano spesso più complesse della rappresentazione che ne viene fatta le realtà delle città e delle località balneari.
A Cincinnato, in quel momento, non c’erano “italiani” da una parte e “stranieri” dall’altra. C’erano bagnanti che hanno cercato di evitare che un incidente potesse trasformarsi in qualcosa di più grave.
Il paradosso della discussione online
La vicenda pone anche una questione sul modo in cui gli episodi di cronaca vengono consumati sui social network.
Il video nasce dalla documentazione di un incidente e di un soccorso. Ma, una volta pubblicato, diventa rapidamente terreno per una discussione sull’immigrazione e sull’integrazione.
È un meccanismo ormai frequente. Un’immagine reale viene separata dal suo contesto e utilizzata per sostenere una tesi che con l’episodio originale ha poco a che fare.
In questo caso il paradosso è particolarmente evidente. Il filmato mostra persone che, senza conoscersi necessariamente tra loro, collaborano per aiutare un uomo che ha avuto un malore dopo essere finito con l’auto nella scarpata.
La discussione che ne è nata ha finito invece per mettere al centro la loro origine.
Il cittadino imbambolato
Questa estate e in questi giorni in particolare si parla molto di immigrazione clandestina.
Se guardiamo i numeri reali non c’è una emergenza, ovvero sono numero ‘normali’ da decenni ormai. Per tanti mesi e anni non se ne parla più, poi tutto d’un tratto torna ad essere un’emergenza sui telegiornali di Stato.
L’unico elemento che combacia sempre con questi sussulti informativi dei Tg e che contemporaneamente c’è qualche fattore economico in forte crisi.
Il prezzo della benzina ormai segna record incredibili ogni giorno, a settembre è previsto un aumento sulle bollette elettriche casalinghe di circa il 25% e per le aziende fino al 40%. Ma il Tg apre con i respingimenti di africani alla frontiera (14 per la cronaca).
Questi sono i fatti. I commenti li lasciamo Facebook.
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