La Asl ha quindi ora riesaminato il suo caso, come imposto dai giudici, ma è arrivata alla stessa conclusione: la dottoressa resta fuori dalla stabilizzazione. Questa volta, però, il motivo è diverso.
Secondo l’azienda sanitaria, infatti, la sua anzianità di servizio può essere considerata, ma manca la specializzazione richiesta per il posto da dirigente medico in Medicina di emergenza-urgenza.
Una storia iniziata nel 2019
La vicenda comincia nel 2019, quando la Asl Latina avvia una procedura per stabilizzare alcuni medici precari. In palio ci sono 4 posti da dirigente medico nella Medicina e Chirurgia d’Accettazione e d’Urgenza.
Tra i medici interessati c’è anche la professionista protagonista di questa vicenda giudiziaria. La sua domanda, però, viene esclusa.
Il motivo riguarda il modo in cui viene calcolata la sua esperienza professionale. Una parte del servizio era stata svolta come medico con un rapporto convenzionale con il Servizio sanitario nazionale.
In particolare, la dottoressa aveva lavorato con un incarico provvisorio di Continuità assistenziale presso il Punto di primo intervento di Gaeta.
Per la Asl di Latina, quel servizio non poteva essere conteggiato nel modo necessario per ottenere la stabilizzazione. La dottoressa non è d’accordo e decide di rivolgersi alla giustizia amministrativa.
Il primo ricorso e la svolta del Consiglio di Stato
In un primo momento il TAR del Lazio respinge il ricorso della dottoressa. La vicenda, però, arriva successivamente al Consiglio di Stato.
Nel 2024 i giudici le danno ragione su un punto fondamentale: la Asl non avrebbe dovuto escluderla dalla procedura semplicemente perché una parte della sua esperienza professionale era stata maturata con un rapporto convenzionale con il Servizio sanitario nazionale.
Il Consiglio di Stato annulla quindi quella esclusione e ordina alla Asl di rifare la valutazione.
Ma attenzione: questo non significa che i giudici abbiano ordinato di assumere direttamente la dottoressa.
La Asl di Latina deve semplicemente riprendere in mano la sua domanda e verificare, questa volta considerando correttamente anche il servizio contestato, se la professionista abbia i requisiti per partecipare alla procedura e se possa collocarsi in una posizione utile per ottenere la stabilizzazione.
La sentenza parla infatti dell’obbligo di “rieditare la procedura concorsuale”, cioè di rifare la valutazione alla luce delle indicazioni date dai giudici.
La Asl non ottempera alla sentenza
Passa il tempo e la dottoressa ritiene che la decisione del Consiglio di Stato non sia stata realmente attuata dalla Asl di Latina
Nel 2025 presenta quindi un nuovo ricorso. Questa volta non chiede ai giudici di stabilire nuovamente chi abbia ragione sulla sua esclusione. Chiede qualcosa di più semplice: che la Asl faccia ciò che il Consiglio di Stato aveva già ordinato.
La questione arriva ancora una volta davanti ai giudici di Palazzo Spada (sede del Consiglio di Stato).
Nella sentenza del luglio 2026, il Consiglio di Stato osserva che non risulta che la Asl di Latina abbia adottato un vero e proprio provvedimento per dare esecuzione alla precedente decisione. Per questo ordina all’azienda sanitaria di procedere entro 60 giorni.
I giudici prevedono anche una conseguenza nel caso in cui la Asl non intervenga: potrebbe entrare in campo un commissario, incaricato di sostituirsi all’azienda nell’esecuzione della sentenza.
La Asl torna quindi a esaminare la domanda
È a questo punto che arriva la nuova deliberazione dell’Asl Latina, approvata il 7 agosto 2026.
L’azienda sanitaria afferma di avere finalmente riesaminato la posizione della dottoressa secondo le indicazioni del Consiglio di Stato.
Ed emerge una novità importante.
La Asl riconosce che, applicando i criteri indicati dai giudici, la nuova valutazione della sua anzianità di servizio è sufficiente ai fini dell’ammissione.
In altre parole, il vecchio problema non c’è più: il servizio svolto con un rapporto convenzionale può essere considerato nel riesame della posizione.
Ma la dottoressa non può cantare vittoria: per la Asl di Latina rimane un altro ostacolo.
Il problema diventa la specializzazione
Secondo l’azienda sanitaria, la dottoressa non aveva, al momento della procedura, la specializzazione necessaria per il posto per il quale chiedeva la stabilizzazione.
La professionista era specializzata in Patologia Clinica. La Asl ritiene però che questo titolo non sia né affine né equipollente alla specializzazione richiesta per la Medicina di emergenza-urgenza.
È quindi sulla base di questa ragione che l’azienda ha deciso di escluderla nuovamente dalla procedura.
La differenza rispetto al passato è importante.
La prima esclusione era stata annullata dal Consiglio di Stato perché la Asl aveva considerato in modo errato il servizio svolto dalla dottoressa. Ora l’azienda sostiene di avere corretto quella valutazione, ma di avere trovato un altro requisito che, a suo giudizio, impedisce comunque la stabilizzazione.
Cosa ha deciso la Asl di Latina
La deliberazione approvata ad agosto dà quindi esecuzione alla sentenza del Consiglio di Stato e dispone una nuova esclusione della dottoressa.
Le motivazioni dettagliate saranno comunicate direttamente alla professionista entro 30 giorni dall’adozione del provvedimento.
La Asl ha inoltre dichiarato immediatamente esecutiva la deliberazione, proprio per rispettare i tempi fissati dal Consiglio di Stato.
La vicenda, dunque, arriva a un nuovo punto fermo: la precedente esclusione non è più quella sulla quale si basa la decisione dell’azienda.
Dopo il riesame imposto dai giudici, la Asl riconosce infatti il valore dell’anzianità di servizio contestata in origine. Ma ritiene che la dottoressa non possa comunque essere stabilizzata perché non possedeva la specializzazione richiesta per quel posto.
Storia chiusa? Non è detto
Essendo questa nuova esclusione un nuovo atto amministrativo, in teoria la dottoressa potrebbe di nuovo opporsi, portando la questione nuovamente davanti ai giudici. Il Tribunale non dovrebbe decidere sulle questioni del passato, ma solo su questa ultima esclusione, sulla sua motivazione.
Bisogna vedere se la dottoressa avrà ancora la voglia confrontarsi contro la Asl di Latina.
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