A mettersi insieme dovrebbero essere Città Metropolitana di Roma e Roma Capitale (quindi il sindaco Roberto Gualtieri che guida i due Enti) più nove Comuni dei Castelli Romani:
- Albano,
- Ariccia,
- Castel Gandolfo,
- Ciampino,
- Genzano,
- Lanuvio,
- Marino,
- Nemi,
- Velletri
Una cabina di regia che, inoltre, sarebbe anche ancora del tutto priva di risorse finanziarie.
Altro che “volano turistico” già in corsa: per ora la macchina istituzionale fortemente voluta dal sindaco capitolino, che dovrebbe trasformare un patrimonio mondiale in sviluppo del territorio, appare ancora ferma ai box, con le ruote sgonfie e il serbatoio vuoto.
L’ultima notizia: Assemblea e Direttivo ancora da insediare
A metterlo nero su bianco non è un’opposizione politica, ma la stessa Città metropolitana di Roma Capitale nel DUP (Documento Unico di Programmazione) 2027-2029.
Alla voce dedicata al Coordinamento territoriale “Lazio 1”, lo stato di attuazione è inequivocabile: l’ente risulta ancora
“in attesa di convocazione degli organi del Coordinamento per l’istituzione dell’Assemblea e del Consiglio Direttivo”.
E la verifica sulle pubblicazioni più recenti non ha fatto emergere, fino al 19 agosto, un successivo atto pubblico che certifichi l’avvenuto insediamento dei due organismi.
La prudenza è necessaria: questo non prova che nessun passo informale sia stato compiuto. Ma per quanto fatto sapere ad oggi ufficialmente ai cittadini, l’ultimo quadro ufficiale disponibile continua a descrivere una governance incompleta e zero fondi.
L’avvio di tale Coordinamento era stato fatto filtrare attraverso una bozza di protocollo a cui il nostro giornale aveva dato ampio risalto, proprio perché dall’archeologia possono nascere indotti economici rilevanti e tanti nuovi posti di lavoro, ricchezza e sviluppo davvero green per il territorio.
A maggio Ciampino aveva detto sì: spesa prevista, zero euro
Ciampino rappresenta bene il cortocircuito. La Giunta comunale guidata dalla sindaca Colella, con la delibera n. 120 del 7 maggio scorso, ha approvato il Protocollo per costituire il Coordinamento “Lazio 1”. Nell’atto pubblicato dall’amministrazione compare però un dato altrettanto netto: “spesa prevista: 0,00 euro”.
Tre anni prima la sindaca Emanuela Colella, sindaca di Ciampino e presidente della Comunità del Parco Regionale dell’Appia Antica, aveva definito l’Appia Unesco una grande opportunità di sviluppo sostenibile per il territorio.
Oggi l’adesione istituzionale c’è, ma il salto dalla firma alla costruzione di una vera macchina economica, turistica e organizzativa resta tutto da dimostrare.
Gli altri comuni, Roma in testa, non è che abbiano fratto meglio.
Gualtieri e le promesse di febbraio
Il contrasto è ancora più evidente tornando al 7 febbraio. La consigliera metropolitana delegata alla Cultura Tiziana Biolghini spiegava che il Coordinamento era necessario per creare un sistema unitario e accrescere non soltanto il valore culturale ma anche quello turistico della Via Appia Antica. Ringraziava esplicitamente gli uffici, il sindaco metropolitano Roberto Gualtieri e il vicesindaco Pierluigi Sanna per il lavoro verso il Protocollo.
Sei mesi dopo, però, il DUP dell’ente guidato dallo stesso Gualtieri fotografa ancora Assemblea e Consiglio direttivo da convocare e fondi zero.
Ci chiediamo, quindi, perché una struttura considerata “strategica” a febbraio non risulti ancora pienamente operativa nel cuore dell’estate e senza investimenti in programma per il 2028 e 2029.
Un patrimonio mondiale che rischia di restare una scatola vuota
La Via Appia è entrata nel Patrimonio mondiale Unesco nel 2024 ed è un bene seriale di valore universale eccezionale, nato dalla strada costruita a partire dal 312 avanti Cristo e divenuta nei secoli asse militare, commerciale e culturale del Mediterraneo.
La stessa Unesco, al momento dell’iscrizione, aveva indicato due priorità chiarissime: creare quanto prima una struttura trasversale di coordinamento della gestione e rafforzare i progetti di turismo sostenibile.
Il patrimonio, quindi, c’è. Il marchio internazionale pure. Ci sono archeologia, paesaggi, musei, catacombe, monumenti e centri storici capaci di costruire un itinerario unico al mondo. Manca ancora, però, la prova che la politica locale riesca a trasformare tutto questo in un sistema.
Dai monumenti all’economia: il vero treno che i Castelli rischiano di perdere
Qualche intervento concreto esiste e sarebbe scorretto ignorarlo.
Ad Albano, ad esempio, nell’aprile 2026 è stato inaugurato il restauro del Sepolcro degli Orazi e Curiazi, finanziato nell’ambito del Piano di Sviluppo e Coesione del Ministero della Cultura. Ariccia ha organizzato visite e percorsi dedicati all’Appia Unesco.
Ma restaurare un monumento od organizzare una visita non equivale ancora a costruire un prodotto turistico territoriale capace di trattenere visitatori per più giorni, riempire alberghi e B&B, alimentare ristorazione, commercio, guide, mobilità e servizi culturali. È proprio questo il salto che richiede una regia comune.
Città metropolitana, Gualtieri e i Comuni castellani hanno tra le mani un patrimonio che nessuna campagna di marketing potrebbe inventare.
Se la cabina di regia resta senza organi pienamente operativi e senza una dotazione propria, il rischio è trasformare il marchio Unesco in una medaglia da esibire nelle cerimonie anziché in una leva di sviluppo.
E per i Castelli Romani sarebbe il paradosso peggiore: sedere su duemila anni di storia e non riuscire ancora a costruirci attorno il futuro.
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