È questa la nuova grana che riapre una vicenda già contestata dell’autorizzazione all’apertura di un benzinaio al posto del vivaio.
A rendere pubblica la vicenda sono stati gli stessi cittadini, attraverso un comunicato stampa inviato in redazione dal Comitato per la Protezione dei Boschi dei Colli Albani e da Italia Nostra Castelli Romani, nel quale vengono ricostruiti gli ultimi sviluppi amministrativi e sollevati i dubbi sulla compatibilità del progetto con la presenza del pozzo idropotabile.

110mila litri di capacità nei serbatoi
Il dato emerge direttamente dalle tavole di progetto.
Sono previsti due serbatoi interrati compartimentati, ciascuno con 20 metri cubi di benzina e 20 metri cubi di gasolio: in totale, dunque, 40mila litri di benzina e 40mila litri di gasolio.
A questi si aggiunge un serbatoio GPL indicato in planimetria con una capacità nominale di 30 metri cubi, pari a 30mila litri.
La capacità nominale complessiva dell’impianto arriva così a 110mila litri. Un numero che assume un peso particolare proprio alla luce della vicinanza contestata al pozzo idropotabile Acea.

Il pozzo Acea per uso potabile
Il punto più pesante è che il pozzo “I Corsi” esiste davvero ed è tutt’altro che marginale.
Già nel 2021 il Garante del Servizio Idrico Integrato della Regione Lazio lo indicava come pozzo per uso idropotabile gestito da Acea Ato 2.
Allora era finito al centro del progetto dell’isola ecologica di Nemi: Acea, Asl e Regione Lazio espressero parere negativo e il Comune sospese l’intervento proprio alla luce delle norme di salvaguardia delle captazioni idriche.
L’articolo 94 del decreto legislativo 152/2006 vieta infatti, nelle zone di rispetto delle captazioni destinate al consumo umano, una serie di attività potenzialmente pericolose, compreso lo stoccaggio di sostanze chimiche pericolose.
In assenza di una diversa delimitazione regionale, la fascia di rispetto arriva a 200 metri dal punto di captazione.
Il Comune aveva chiuso positivamente la Conferenza
Il 9 luglio scorso il Comune di Nemi ha adottato la Determinazione n. 544, concludendo positivamente la Conferenza dei servizi sul progetto dell’impianto di distribuzione carburanti e GPL previsto al km 14+331 della Via dei Laghi, lato destro in direzione Rocca di Papa.
L’atto comunale riguarda un impianto da realizzare in variante urbanistica.
Ora, secondo il Comitato per la Protezione dei Boschi dei Colli Albani e Italia Nostra Castelli Romani, negli atti del procedimento sarebbe emerso un “convitato di pietra”: proprio il pozzo “I Corsi”.
Sempre secondo la documentazione ottenuta dalle associazioni, l’Ufficio Qualità Ambiente della Regione Lazio, che non avrebbe partecipato alla Conferenza, avrebbe chiesto adesso di verificare materialmente la distanza tra il pozzo e l’area del futuro distributore, richiamando la normativa sulle aree di salvaguardia.
La domanda che ora pesa sugli uffici
La questione, quindi, è: com’è possibile che una captazione idropotabile già decisiva pochi anni fa per bloccare un progetto comunale nella stessa zona torni oggi al centro del dibattito soltanto dopo la mobilitazione dei cittadini?
È la contraddizione sulla quale le associazioni chiedono risposte al Comune, ad Acea e agli altri enti coinvolti.
E se la misurazione confermasse che il distributore ricade effettivamente nella fascia sottoposta alle tutele dell’articolo 94, la compatibilità del progetto con quelle norme dovrebbe essere affrontata prima di qualsiasi ulteriore passo.
Il 5 settembre la protesta diventa una “Lucciolata”
Sabato 5 settembre si terrà sul tema una manifestazione di protesta: il ritrovo è previsto davanti al Museo delle Navi Romane, alle ore 20.
Alle ore 21 partirà la nuova “Lucciolata”, un corteo di luci sul lago.
Questa volta però quelle torce serviranno soprattutto a illuminare una domanda: come ha fatto il pozzo Acea “I Corsi”, già decisivo una volta, a diventare il grande assente della vicenda del nuovo benzinaio?
La questione dei 200 metri
Consultando Google Maps, abbiamo tracciato la distanza in linea d’aria tra il pozzo Acea e il limite più vicino dell’area del nuovo distributore: 178,76 metri.
Il limite di legge deve essere di 200 metri, quindi basterebbe posizionare le cisterne una ventina di metri più in là di quel punto e la norma sarebbe rispettata.
Considerando però che i liquidi oleosi sono molto inquinanti e permeanti (riescono a penetrare il terreno addirittura anche in risalita) ci chiediamo se, anche se a norma di legge potrebbe essere tutto in regola, sia opportuno piazzare tutto quel carburante così vicino a un pozzo di acqua potabile.
Del resto la cronaca ha riportato più volte in questi anni che depositi di carburante hanno inquinato terreni e falde di acqua potabile nella zona dei Castelli Romani, già in forte sofferenza di approvvigionamento idrico.
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