Un nuovo minimo che arriva mentre tutte le ricostruzioni pubbliche disponibili descrivono un bacino che, negli ultimi decenni, ha perso oltre 7,5 metri d’acqua.

Il teleidrometro dell’Autorità di bacino conferma
Il teleidrometro (misuratore di livello delle acque del lago) dell’AUBAC, Autorità di Bacino Distrettuale Appennino Centrale, conferma il dato record.
Da quando è stato attivato, in data 8 settembre 2023, ad oggi non aveva mai raggiunto un livello così basso: una differenza di ben 1 metro e 22 centimetri in meno di 3 anni.

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E il peggio deve ancora venire
Ora davanti ci sono quattro mesi, da fine agosto a Natale, nei quali, se il trend degli ultimi decenni non verrà invertito, il lago rischia di continuare a scendere, come accade ormai da trent’anni, facendo segnare ogni giorno un nuovo record negativo.
Andiamo verso un abisso idrico sempre più difficile da recuperare, fino al periodo dell’anno nel quale, negli ultimi cicli, sono stati registrati alcuni dei livelli più bassi.
Non è una profezia matematica sul livello di dicembre: è la prosecuzione possibile, e oggi concreta, di un trend che negli ultimi anni ha dimostrato di poter continuare anche oltre l’estate, quando la ricarica della falda — alimentata in primis dalle piogge — non riesce a compensare evaporazione e prelievi.
È così che i laghi dei Castelli Romani continuano a scendere verso un abisso idrico che sembra non avere fine.
Giancarlo Della Monica: “Una vera desolazione”
A rilanciare l’allarme nelle ultime ore è Grottaferrata Sostenibile, l’associazione guidata da Giancarlo Della Monica, ex delegato alla Sostenibilità della Giunta Di Bernardo di Grottaferrata, che misura e documenta sui propri canali social l’arretramento dell’acqua.

I suoi rilievi, come si è visto, risultano pienamente coerenti con l’andamento registrato dal teleidrometro pubblico di AUBAC, installato il 10 settembre 2023 e inaugurato il 13 settembre dello stesso anno.
Dice Della Monica:
“Una vera desolazione vedere il nostro idrometro praticamente a secco. Siamo arrivati a quota -130 cm, ben 13 cm meno dello scorso 29 luglio, il Lago Albano non è stato mai così basso nella storia documentata”.
Il post non parla soltanto di acqua. Della Monica denuncia quello che accade sulle porzioni di riva emerse con il ritiro del lago:
“Barchette, pedalò, gente che bivacca per l’intera giornata sulle rive dove resistono le ultime zone umide”.
E ancora rifiuti, deiezioni e pressione sulle fasce di vegetazione ripariale, che rappresentano habitat delicatissimi.
La condotta Acea e l’interrogazione si Silvestroni su Acea ferma da oltre un anno
Dietro il livello del lago c’è poi la partita più grande: quanta acqua può ancora essere sottratta alla falda dei Colli Albani senza aggravare la crisi?
Il 22 luglio 2025 il senatore di Albano Marco Silvestroni (FdI) ha depositato l’interrogazione n. 4-02287 ai ministri dell’Ambiente e delle Infrastrutture.

Nell’atto viene indicato un intervento Acea da 2 milioni e 314mila euro sulla condotta che collega il Lago Albano al sistema idrico di undici Comuni dei Castelli Romani.
Silvestroni chiede esplicitamente se dietro la “manutenzione straordinaria” possa nascondersi, di fatto, un aumento della capacità di prelievo.
A oltre tredici mesi dalla presentazione, sul sito del Senato non risulta pubblicata una risposta: per altre interrogazioni dello stesso senatore la scheda segnala espressamente l’avvenuta risposta, mentre per la 4-02287 compare ancora soltanto la data di pubblicazione.
Acea tira acqua dai laghi: il nodo di limiti e controlli
Tra l’altro, il 7 agosto 2025 il Consiglio comunale di Castel Gandolfo aveva votato all’unanimità una deliberazione urgente, chiedendo ad Acea di fermare i prelievi almeno nei mesi invernali o, comunque, di ridurli drasticamente. Acea non risulta aver fornito alcuna risposta diretta.
La Città Metropolitana guidata da Roberto Gualtieri rispose invece, indirettamente, soltanto il 7 novembre successivo, affidando proprio ad Acea il compito di svolgere un lungo percorso di studi e monitoraggi che non accolse la richiesta più urgente del Comune.
Tradotto: nessuno stop e nessun taglio immediato ai prelievi, con un percorso di interventi proiettato sui successivi anni.
In sostanza, Castel Gandolfo aveva chiesto di chiudere o almeno stringere il rubinetto; il rubinetto è rimasto aperto.
Ed è rimasta aperta anche la questione della trasparenza sui quantitativi effettivamente prelevati e sulla loro distribuzione nel sistema idrico dei Castelli Romani.
Una nuova condotta tra Sforza Cesarini e Monte Gentile
Nel frattempo la partita infrastrutturale non si è fermata.
Ad aprile 2026 il Comune di Albano Laziale ha pubblicato il progetto Acea Ato 2 per una nuova condotta tra il serbatoio Sforza Cesarini e Monte Gentile, nei territori di Castel Gandolfo, Albano e Ariccia, destinata a passare attraverso la Conferenza dei Servizi e la successiva dichiarazione di pubblica utilità, per alimentare il sistema del nuovo serbatoio di Monte Gentile al servizio del territorio di Ariccia.

Qui è necessario distinguere le cifre e, soprattutto, i progetti: i 2,3 milioni di euro citati nell’interrogazione Silvestroni riguardano la condotta Acea che porta l’acqua del Lago Albano al sistema idrico degli undici Comuni dei Castelli.
La nuova condotta Sforza Cesarini-Monte Gentile è invece un intervento distinto, collegato al serbatoio di Monte Gentile.
L’inceneritore pronto a bersi l’acqua dei Castelli Romani
La crisi del Lago Albano si intreccia anche e soprattutto con il progetto dell’inceneritore Acea da 600mila tonnellate l’anno, previsto a Roma-Santa Palomba, a ridosso di Albano, Pomezia e Ardea, e destinato a funzionare per i prossimi 33 anni.
Contro il progetto è stato promosso un ricorso — con prossima udienza indicata per il 4 novembre — davanti al Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche da quattro realtà territoriali:
- Associazione Salute Ambientale Albano,
- Associazione Pavona per la Tutela della Salute,
- Associazione Latium Vetus APS,
- Comitato di Quartiere Roma 2 ODV,
insieme a sette Comuni:
- Albano Laziale,
- Ariccia,
- Castel Gandolfo,
- Nemi,
- Ardea,
- Pomezia,
- Marino.
Il cuore della contestazione davanti al TSAP è proprio la sostenibilità dell’ulteriore fabbisogno idrico in un’area caratterizzata da una falda già fortemente sotto pressione.
L’inceneritore, pur localizzato amministrativamente nel territorio di Roma, insiste infatti sul sistema idrogeologico dei Colli Albani e dei laghi Albano e Nemi.
È questo il punto sollevato dai ricorrenti: l’acqua necessaria all’impianto ricadrebbe sullo stesso sistema idrico già in sofferenza, non su una risorsa separata e indipendente dal territorio dei Castelli Romani.
I ricorrenti contestano inoltre le stime ufficiali e sostengono che il fabbisogno reale per il raffreddamento possa essere molto maggiore rispetto a quanto dichiarato da Acea.
Secondo la tesi dei cittadini, il consumo sarebbe pari a circa 30mila litri l’ora, H24, 365 giorni l’anno. Saranno i giudici, non le parti in causa, a valutare la fondatezza delle rispettive tesi.
E le associazioni hanno fatto sapere che stanno preparando anche un secondo ricorso.
Sperando che la giustizia non aspetti di vedere il lago completamente vuotato prima di intervenire.

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