La Giunta Felici prepara prima un progetto di demolizione e ricostruzione e poi una procedura per affidare le nuove strutture a terzi, mentre resta ancora da stabilire nero su bianco chi potrà gestirle e per farne cosa.
È una delle novità più interessanti inserite nel DUP 2027-2029, il Documento Unico di Programmazione presentato dalla Giunta comunale con la deliberazione n.147 del 30 luglio.
Il DUP è la bussola strategica dell’Amministrazione per i prossimi anni e dovrà essere sottoposto alle conseguenti approvazioni da parte del Consiglio comunale.
L’ultima novità: demolire, ricostruire e poi affidare
Sul futuro dei bungalow il documento è finalmente molto più concreto rispetto al passato.
Il Comune di Pomezia scrive di voler proseguire la valorizzazione del proprio patrimonio attraverso “l’avvio della procedura di affidamento dei cinque bungalow” di Selva dei Pini, ma soltanto dopo la predisposizione di un progetto di demolizione e ricostruzione.
Tradotto: le vecchie strutture non sembrano destinate a una semplice manutenzione. La prospettiva indicata è molto più radicale: buttarle giù, ricostruirle e rimetterle in gioco.

Mancano però ancora tre elementi fondamentali: costo dell’intervento, tempi del cantiere e soprattutto destinazione puntuale delle nuove strutture.
Andranno ai privati? Per ora la parola corretta è “terzi”
Il nuovo DUP parla genericamente di “affidamento” e non dice espressamente che i cinque bungalow saranno consegnati a imprese private.
Ma la direzione impressa dalle precedenti carte è chiara. Nel Piano delle valorizzazioni 2025 i cinque immobili erano indicati come beni da valorizzare attraverso “concessione o locazione a terzi a titolo oneroso”, con recupero, ristrutturazione e restauro.
Quindi parlare oggi di affidamento a terzi è pienamente sostenibile. Dire invece che siano già destinati certamente “ai privati” sarebbe prematuro: serviranno il progetto e soprattutto il futuro avviso pubblico.
Un dettaglio, però, pesa: nella tabella delle valorizzazioni per il 2026 non risultano nuovi immobili inseriti, mentre ora il DUP 2027-2029 riporta esplicitamente i bungalow tra gli obiettivi del patrimonio.
La storia della destinazione dei bungalow
Prima dovevano servire al sociale. Ed è qui che la storia diventa politica.
Nel Piano della performance 2021 l’obiettivo comunale era scritto senza possibilità di equivoci:
“Affidamento bungalow Selva dei Pini per scopi sociali”.
Ancora prima, nel 2014, dopo lo scioglimento del Consorzio universitario, l’allora amministrazione Fucci (M5S, oggi Lega) aveva annunciato che i bungalow sarebbero stati messi attraverso avviso pubblico a disposizione di associazioni e imprese impegnate nel sociale, nella cultura, nello sport, nell’artigianato locale e nello sviluppo del territorio, con i lavori di sistemazione a carico degli assegnatari.
Quel disegno non è mai arrivato alla sistemazione complessiva delle strutture.
E oggi la parola “sociale” non compare nella nuova indicazione del DUP sui cinque bungalow.
Prima ancora c’era la Sapienza
La storia di Selva dei Pini nasce però da molto più lontano.
Per anni il complesso è stato legato al Campus universitario di Pomezia e alla Sapienza, con strutture destinate agli studenti.
Quando il Comune di Pomezia recuperò la disponibilità del patrimonio, i bungalow risultavano già in condizioni difficili.
Nel 2016 vennero descritti in uno stato di pesante abbandono: furti, porte danneggiate, impianti depredati e all’interno ancora banchi, sedie, lavagne e materiale appartenuto al vecchio Campus.
Negli anni erano state previste anche somme per la manutenzione: già nel 2014 comparivano 180mila euro, mentre nel Piano triennale 2018 erano stati indicati 400mila euro per bungalow e uffici di Selva dei Pini.
Eppure il problema dei bungalow è arrivato sostanzialmente irrisolto fino a oggi.
Un bungalow finì al Parco dei Castelli Romani
Non tutte le strutture, però, hanno seguito la stessa sorte.
Nel 2018 il bungalow numero 7 venne concesso gratuitamente per dieci anni, rinnovabili, al Parco regionale dei Castelli Romani, gestore della Riserva della Sughereta.
Doveva diventare una vera Casa del Parco, dedicata a informazione, accoglienza, sorveglianza e attività didattiche e ambientali.
Per qualche tempo quello spazio venne utilizzato anche dalle associazioni per accompagnare visitatori e svolgere attività nella Riserva. Ma già nel 2021 le associazioni denunciavano l’interruzione di quelle attività e criticavano la gestione del punto informativo.
Il nuovo dossier riguarda invece espressamente cinque bungalow.
Nel 2025 esplose la battaglia in Consiglio comunale
E proprio il loro destino ha già provocato uno dei confronti più duri dell’attuale consiliatura.
Il 31 gennaio 2025, durante l’approvazione del Piano delle alienazioni e valorizzazioni immobiliari 2025-2027, l’assessore al Bilancio e Patrimonio Massimo Abbondanza illustrò la previsione di concessione o locazione onerosa a terzi dei cinque bungalow.
L’opposizione attaccò. Il consigliere Giacomo Castro (Valore Civico) e la consigliera del PD Eleonora Napolitano accusarono la maggioranza di non indicare alcuna vera visione strategica e contestò il rischio di una politica “a vantaggio del privato” e a danno del pubblico, ricordando l’assenza in città di spazi per giovani ed emergenze sociali.
Non fu una polemica marginale: il Piano venne approvato con 15 voti favorevoli, 8 contrari e un astenuto.
Felici promise il confronto in Commissione
In quella stessa seduta arrivò anche un passaggio politicamente significativo.
Il consigliere Giacomo Castro chiese alla maggioranza di portare proprio la questione dei cinque bungalow in Commissione, per discutere insieme come dare attuazione alla valorizzazione.
La risposta della sindaca Veronica Felici fu netta: “Assolutamente”, assumendo l’impegno al confronto. Così riporta il verbale.
Anche Luisa Navisse (consigliera M5S) sollevò un’altra questione destinata oggi a tornare d’attualità: chiedeva che fosse il Comune di Pomezia a dotarsi dei progetti necessari per sistemare i bungalow, invece di scaricare l’intero costo dell’intervento sulle eventuali associazioni assegnatarie.
E, almeno su questo punto, il nuovo DUP sembra imboccare proprio quella strada: prima un progetto comunale di demolizione e ricostruzione, poi l’affidamento.
Selva dei Pini intanto sta diventando qualcos’altro
Nel frattempo tutto il complesso sta cambiando pelle.
Il ristorante comunale è stato affidato tramite gara a un gestore privato, con un canone di oltre 1.140 euro al mese e interventi di riqualificazione a carico del concessionario. Il bar/punto ristoro è stato nuovamente messo a gara.
Le piscine sono anch’esse destinate, nei programmi comunali, a essere recuperate e successivamente affidate in gestione.
Ma nello stesso complesso crescono anche le funzioni pubbliche: uffici comunali, spazi scolastici e, nel 2026, ulteriori locali destinati ai servizi socio-sanitari del Distretto Pomezia-Ardea.
Selva dei Pini sta diventando quindi un grande ibrido tra servizi pubblici e beni comunali affidati in concessione.
Adesso la vera domanda è: cosa diventeranno?
Dopo più di dieci anni di progetti, manutenzioni annunciate, Campus universitario smantellato, destinazioni sociali mai compiutamente decollate e un bungalow passato al Parco, il Comune di Pomezia sceglie finalmente una strada fisica molto netta per le cinque strutture rimaste: demolirle e ricostruirle.
Ma non dice ancora per quale funzione.
Il prossimo bando stabilirà quindi molto più di un semplice concessionario.
Deciderà se quei bungalow torneranno ad avere una vocazione sociale, culturale o ambientale oppure se la logica prevalente sarà quella economica della valorizzazione a titolo oneroso.
Ed è proprio qui che torna attuale la battaglia scoppiata in Consiglio nel gennaio 2025: il problema non è soltanto salvare cinque edifici dal degrado, è decidere se quel pezzo di Selva dei Pini continuerà a essere soprattutto patrimonio della collettività o diventerà un bene pubblico gestito secondo logiche sempre più vicine al mercato.
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