Il Tribunale Amministrativo regionale (TAR) del Lazio ha in questi giorni cancellato il ‘No’ con cui il Comune di Pomezia aveva respinto una richiesta riguardante quasi 18mila metri quadrati di terreni privati, sui quali sarebbero state realizzate appunto opere pubbliche.
Ora questa controversia deve tornare in mano al Consiglio comunale e potrebbe aprire un conto da pagare pesantissimo.
Il Tribunale cancella il “No” del Comune di Pomezia
La svolta è contenuta nella sentenza numero 14430/2026, pubblicata il 28 agosto.
I giudici del tribunale amministrativo hanno accolto il ricorso di L. M. e annullato il provvedimento del 30 maggio 2023, firmato dal dirigente dei Lavori pubblici di Pomezia.
Con quell’atto il Comune di Pomezia aveva negato qualsiasi occupazione illegittima dichiarando che:
“alcuna illegittima occupazione è stata giammai perfezionata da questo Comune sulle aree di terreno ricadenti in località Torvaianica”.
Quasi 18mila metri quadrati al centro dello scontro
Secondo il proprietario, dopo la metà degli anni Novanta alcune porzioni sarebbero state trasformate senza esproprio per realizzare opere lungo via Romania, via Pola, via Dublino, via Toledo, via Fiume, via Lima, via Basilea e via Brasilia.
Il ricorrente ha infatti sostenuto nella denuncia che:
“il Comune non avrebbe avviato le procedure espropriative previste, ed avrebbe omesso di acquisire le aree interessate, limitandosi ad occuparle senza titolo ed a trasformarle irreversibilmente con la realizzazione delle opere viarie”.
Nel ricorso si parla di oltre 8mila metri quadrati concretamente interessati, dato non ancora accertato dal Tribunale.
La decisione che riapre la partita
I giudici non hanno stabilito che i terreni siano stati occupati abusivamente e non hanno condannato Pomezia a pagare.
Hanno però chiarito che il dirigente non aveva il potere di respingere la richiesta.
Una decisione sull’eventuale acquisizione delle aree deve essere adottata dal Consiglio comunale.
Il vecchio diniego viene quindi cancellato e il procedimento, nel concreto, deve essere riaperto davanti all’organo competente.
La convenzione del 1959 dietro le barricate
Il Comune di Pomezia sostiene che tutto discenda dalla “Convenzione Marsicola” del 1959.
In cambio della possibilità di lottizzare ed edificare un vasto comparto, la famiglia avrebbe assunto l’obbligo di costruire e mantenere le strade, consentendone persino l’acquisizione gratuita da parte dell’Amministrazione.
L’articolo 7 della convenzione riporta:
“È in facoltà del Comune di prendere in proprietà le strade medesime con esonero da qualsiasi obbligo di
pagamento di corrispettivi ed indennità alcuna”.
Il proprietario contesta invece che le opere attuali coincidano con quelle previste allora e afferma che alcune porzioni sarebbero estranee alla vecchia convenzione urbanistica.
Il rischio di una maxi stangata
Ora Pomezia dovrà ricostruire confini, frazionamenti, tracciati stradali, titoli di proprietà e corrispondenza con le planimetrie del 1959.
Se il Consiglio riconoscesse un’utilizzazione senza titolo, potrebbe ricorrere all’acquisizione sanante prevista dall’articolo 42-bis, con il possibile riconoscimento delle somme spettanti al proprietario.
La sentenza, però, non quantifica alcun importo: parlare oggi di una cifra precisa sarebbe privo di fondamento.
Sicuramente, vista la vastità di terreni, non si tratterebbe di una cifra irrisoria.
Soprattutto considerando che vi sono in corso altre contestazioni simili per un totale di quasi 12 ettari di terreni privati ‘incamerati’ dal Comune di Pomezia. Le somme in gioco diventano quindi rilevanti.
Torvaianica davanti al bivio
Il Consiglio comunale potrà dunque decidere di:
- acquisire le aree,
- respingere nuovamente la domanda con motivazioni più solide,
- cercare un accordo,
- valutare la restituzione dei terreni.
Quest’ultima strada appare però la più complessa, perché sulle superfici contestate sorgerebbero infrastrutture ormai utilizzate dalla collettività.
Il proprietario ha dunque vinto il primo round, ma non ha ancora ottenuto né risarcimenti né restituzioni. La vera battaglia, quella sulla proprietà e sul conto finale, comincia adesso.
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