L’annuncio della realizzazione di una rotatoria in località “Due Santi”, circa due anni fa, aveva fatto gioire schiere di automobilisti, abituati a doversi mettere in fila all’attuale semaforo, che provoca lunghe code sull’Appia nuova, tra Albano e Frattocchie. Ma ora questo “sogno” sembra sia svanito.
Con la sentenza del 1° settembre del Consiglio di Stato, la rotatoria di Due Santi sull’Appia nuova resta giuridicamente in piedi, ma allo stesso tempo la sua effettiva realizzazione sembra arrestarsi.
I giudici di quello che è il secondo e ultimo grado della Giustizia Amministrativa hanno infatti bloccato il ricorso che era stato presentato contro gli espropri, ma hanno anche dato una notizia, che è una vera e propria mazzata per la realizzazione del progetto.
Nella sentenza c’è infatti il riferimento a un definanziamento regionale dell’opera progettata per sostituire il semaforo di uno degli incroci più delicati del territorio di Marino e di tutta l’Appia nuova.
Il Comune di Marino vince davanti al Consiglio di Stato
La novità arriva dalla sentenza n. 6731/2026 del Consiglio di Stato, pubblicata il 1° settembre.
I giudici hanno respinto l’appello presentato dalla proprietaria dell’area interessata e confermato la decisione pronunciata nel dicembre 2025 dal TAR del Lazio.
Resta quindi valido il decreto di esproprio del Comune di Marino n. 1 del 28 febbraio 2024, eseguito con l’immissione in possesso dell’8 aprile successivo.
La proprietaria dovrà inoltre rimborsare al Comune di Marino 5mila euro di spese processuali, oltre agli accessori previsti dalla legge.
Una rotatoria al posto dell’attuale semaforo
Il progetto riguarda il chilometro 21+400 della SS7 Appia, in località Due Santi. La rotatoria dovrebbe sostituire l’attuale intersezione semaforica e regolare i collegamenti con la viabilità diretta verso Marino, Lago Albano, Fontana Sala e via del Pascolaro.

L’intervento è stato inserito nel programma “Rotatorie per la sicurezza”, finanziato nell’ambito del Piano nazionale della sicurezza stradale.
Il piano originario comprendeva due opere, una a Marino e una a Sant’Angelo Romano, per un valore complessivo di 1,2 milioni di euro: 600mila euro della Regione Lazio e altrettanti della Città Metropolitana di Roma Capitale. La cifra, dunque, riguardava entrambe le rotatorie e non soltanto quella di Due Santi.
Espropriati 199 metri quadrati e un manufatto
Per consentire la realizzazione dell’opera, il Comune di Marino ha acquisito un’area di 199 metri quadrati con un manufatto sovrastante, situata in via dei Ceraseti.
L’indennità provvisoria è stata fissata in 40.795 euro.
La proprietaria contestava la procedura e sosteneva che l’esproprio avesse impedito la realizzazione di un intervento edilizio avviato con una SCIA del 2017. In appello aveva chiesto un risarcimento superiore a 1,5 milioni di euro.
La SCIA era già decaduta
Il Consiglio di Stato ha respinto la domanda risarcitoria.
Secondo la ricostruzione accolta dai giudici, i lavori previsti dalla SCIA non erano mai stati effettivamente iniziati e il titolo edilizio era decaduto il 30 giugno 2020. La richiesta di proroga dell’aprile 2021 era quindi arrivata oltre il termine utile.
Anche le contestazioni sulla notifica del decreto e sul mancato rispetto dei sette giorni prima dell’immissione in possesso non hanno fatto cadere l’esproprio.
Quest’ultima violazione avrebbe potuto riguardare la fase materiale dell’esecuzione, ma non la validità del decreto.
Il nodo del definanziamento regionale
La parte più delicata riguarda però le risorse.
Nel ricostruire le contestazioni della proprietaria, la sentenza richiama un definanziamento della rotatoria che sarebbe intervenuto con la determina della Regione Lazio n. G02118 del 20 febbraio 2025.
Il Consiglio di Stato precisa poi che il successivo “definanziamento e/o la revoca dei fondi” non possono rendere illegittimo un esproprio già perfezionato.
Questo significa che la perdita del finanziamento, quand’anche confermato, non restituisce automaticamente il terreno all’ex proprietaria.
Ma la decisione non assegna nuove risorse, non indica una data per il cantiere e non assicura che la rotatoria venga costruita. A quello ci devono pensare Regione Lzio e Città Metropolitana, non i giudici.
Il mistero delle Determina “fantasma”
La nostra ricerca dell’atto ha fatto però emergere anche un’anomalia.
Nel repertorio pubblico della Regione Lazio non compare una Determina n. G02118 riferita al 20 febbraio 2025. Cercando quel numero, il portale restituisce provvedimenti di altre annualità.
Non è quindi possibile verificare direttamente, attraverso il documento originale, quale finanziamento sia stato revocato, quale importo riguardi la rotatoria di Marino e se sia venuta meno soltanto la quota regionale oppure una parte più ampia della copertura.
Potrebbe trattarsi di un atto non pubblicato nel repertorio, di un documento presente soltanto nel fascicolo processuale oppure di un errore materiale nel numero o nella data riportati nella sentenza.
Il progetto resta nei programmi del Comune di Marino
Nel DUP – Documento Unico di Programmazione 2025-2027 – il Comune di Marino continua a indicare tra i propri obiettivi il perseguimento del programma della Città Metropolitana per la rotatoria di Due Santi.
La sua presenza nel documento programmatico, però, non equivale a un finanziamento disponibile, a una gara d’appalto o all’apertura del cantiere, ma indica solo la volontà del Comune di realizzare quell’opera.
Allo stato degli atti pubblicamente consultabili, non emerge un provvedimento successivo che dimostri il rifinanziamento integrale dell’intervento.
L’opera, dunque, non può essere considerata definitivamente cancellata, ma neppure prossima alla realizzazione.
Se l’opera salta, resta il rischio retrocessione
Il Consiglio di Stato lascia infine aperta una questione destinata a pesare sul futuro.
Se la rotatoria non venisse costruita e il terreno non fosse utilizzato per lo scopo pubblico dichiarato, l’ex proprietaria potrebbe avviare un procedimento autonomo per chiederne la retrocessione, cioè la possibilità di riacquistare la proprietà del bene.
La sentenza, comunque, non ordina la restituzione dell’area e non accerta che oggi ne esistano già i presupposti.
Il Comune di Marino ha vinto la battaglia sulla legittimità dell’esproprio, ma resta da sciogliere il nodo decisivo: reperire le risorse e trasformare una procedura ormai lunga anni in un cantiere reale.



















