È stata vietata temporaneamente la prosecuzione dell’attività: le contestazioni non riguardano l’attività di lavorazione dei rifiuti, ma i manufatti utilizzati dall’azienda, dove sarebbero state accertate irregolarità urbanistico-edilizie.
La società ha ora 90 giorni per mettersi in regola ed evitare la chiusura definitiva.
Lo stop deciso il 31 agosto
La decisione è contenuta nella Determinazione firmata il 31 agosto dalla dirigente metropolitana Paola Camuccio. Il provvedimento riguarda uno stabilimento della società Econè, autorizzato dal 2018 al recupero di rifiuti non pericolosi.
La Città Metropolitana ha sospeso l’Autorizzazione unica ambientale e bloccato l’iscrizione che consentiva all’azienda di operare in procedura semplificata.
La scoperta durante la nuova pratica
Il caso è esploso dopo una richiesta di modifica dell’autorizzazione presentata dalla stessa società il 19 agosto 2025. Durante la successiva Conferenza di servizi è emerso l’esito dei controlli urbanistici del Comune di Pomezia.
Sui terreni sarebbero presenti manufatti “sprovvisti di titolo abilitativo edilizio” e in contrasto con la normativa vigente. L’attività, secondo gli uffici, viene quindi esercitata su strutture non urbanisticamente legittime.
Carta, plastica, metalli e legno
L’impianto si trova nell’area tra la Via Laurentina e Via della Maggiona ed è censito nel Piano regionale dei rifiuti con una capacità complessiva di 18mila tonnellate.
Può gestire carta e cartone, ferro, acciaio, ghisa, alluminio e altri metalli non ferrosi, plastica, legno, sughero e imballaggi.

Il provvedimento non contesta sversamenti, emissioni fuori norma o trattamento di rifiuti pericolosi: il blocco deriva dalla mancanza della necessaria conformità edilizia dello stabilimento.
L’ultimatum di 90 giorni
Econè ha comunicato di aver presentato al Comune di Pomezia, il 30 luglio, un’istanza per ripristinare e mettere a norma lo stato dei luoghi. La Città Metropolitana ha così congelato il procedimento di revoca, ma soltanto per 90 giorni.
Entro questo termine l’azienda dovrà dimostrare la conformità edilizia e urbanistica e aggiornare planimetrie e relazioni tecniche sulla base delle opere effettivamente eseguite.
Il rischio della chiusura definitiva
Nel frattempo, però, il recupero dei rifiuti resta vietato. Il rischio per la società non è da sottovalutare.
Se la documentazione non arriverà nei termini o non dimostrerà la completa regolarizzazione, scatteranno la revoca dell’AUA e la cancellazione dell’azienda dal registro metropolitano.
Econè perderebbe così il titolo necessario per gestire i rifiuti nello stabilimento di via delle Pesche. La ripartenza, dunque, non è automatica e dipende anche dalle decisioni urbanistiche del Comune di Pomezia.
Una città segnata dalle ferite ambientali
Il nuovo stop cade in un territorio che ha già pagato un prezzo altissimo sul fronte ambientale.
Il 5 maggio 2017 il gigantesco incendio della Eco X avvolse Pomezia con una nube nera, imponendo monitoraggi straordinari dell’aria e del suolo.
A distanza di anni, sul sito dismesso proseguono ancora interventi e procedure per rimuovere i rifiuti combusti e arrivare alla bonifica completa.
Restano aperti anche i dossier dell’ex stabilimento chimico Kema e della discarica di amianto di Valle Caia, colpita negli anni da ripetuti incendi, compreso quello del giugno 2022.
Il DUP-Documento Unico di Programmazione 2027-2029 del Comune di Pomezia riunisce Eco X, ex Kema e Valle Caia tra i siti per i quali ricostruire i fascicoli e avviare o completare le bonifiche. Ma l’inserimento nella programmazione non equivale ancora alla conclusione degli interventi.
Ora Pomezia pretende più controlli
È questo passato a rendere le amministrazioni pubbliche particolarmente sensibili quando si parla si società di trattamento o immagazzinamento di rifiuti.
La sospensione dell’attività può sembrare una decisione piuttosto dura nei confronti della Econé, ma una città circondata da bonifiche incompiute non può permettersi ulteriori zone d’ombra.
La società potrà dimostrare tutta la sua “buona fede” e regolarità agli uffici preposti e riprendere, quindi in seguito la sua regolare attività, utilissima per chiudere il ciclo della differenzazione dei rifiuti.
Ma i cittadini hanno tutte le ragioni per pretendere verifiche rigorose, trasparenza sui quantitativi movimentati e controlli tempestivi, prima che si verifichino altri casi in cui un’irregolarità amministrativa possa trasformarsi in un problema molto più grave.
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