La decisione riguarda due lotti di via Don Luigi Sturzo, per una superficie complessiva di circa 5.460 metri quadrati, e impone alla Regione Lazio di riesaminare la situazione coinvolgendo anche il Comune di Latina e il Ministero della Cultura.
I due terreni di Latina col vincolo contestato
Al centro della controversia ci sono due particelle di terreno di proprietà della società Il Girasole Srl, situate all’interno del centro abitato di Latina, in via Don Luigi Sturzo.

I due lotti hanno una superficie di circa 2.810 e 2.650 metri quadrati.
Nel Piano Territoriale Paesistico Regionale, l’area è stata individuata come “area boscata” e quindi sottoposta al relativo vincolo paesaggistico. È proprio questa classificazione a essere stata contestata dalla società proprietaria.
La società ha sostenuto che quei terreni non avessero le caratteristiche necessarie per essere considerati un bosco.
A sostegno della propria posizione aveva anche prodotto un’indagine vegetazionale realizzata da un tecnico forestale incaricato dalla stessa proprietà.
La questione, dunque, non riguarda in generale la tutela delle aree verdi.
Il punto centrale è molto più concreto: se quei due terreni possano essere effettivamente classificati come area boscata secondo i criteri previsti dalla pianificazione paesaggistica regionale.
Il vincolo non compariva nella precedente pianificazione
Uno degli elementi evidenziati dalla società riguarda la storia della classificazione dell’area.
Secondo quanto riportato nella sentenza, nel Piano Territoriale Paesistico Regionale (PTPR) adottato dalla Regione Lazio nel 2007 le particelle in questione non risultavano interessate da un vincolo di area boscata. La classificazione sarebbe comparsa nella versione successivamente approvata del piano.
La società ha quindi contestato sia il modo in cui il vincolo era stato introdotto sia, soprattutto, la sua effettiva fondatezza.
Il TAR, però, non ha accolto la causa sulla base di una semplice valutazione astratta della precedente cartografia.
Il punto decisivo della sentenza è un altro: la documentazione disponibile non consente di stabilire con sufficiente certezza che l’area abbia davvero i requisiti di un bosco.
Il Comune di Latina segnala che la situazione non è chiara
Nel corso della vicenda la società ha presentato al Comune di Latina una richiesta per ottenere una certificazione relativa all’assenza del bosco sull’area.
La risposta dell’amministrazione comunale ha assunto un peso importante nella valutazione dei giudici.
Il Comune di Latina ha infatti evidenziato difficoltà nel procedere a una valutazione definitiva.
Nella nota richiamata dalla sentenza, l’amministrazione ha spiegato che, per esaminare la richiesta, occorre chiarire prima quale sia l’effettivo quadro della pianificazione paesaggistica vigente nella zona.
Il Comune di Latina ha inoltre chiesto alla Regione Lazio e al Ministero della Cultura di fornire chiarimenti sull’attuale assetto paesaggistico dell’area.
Una situazione che, secondo i giudici, conferma l’esistenza di un’incertezza concreta.
Vincolo annullato per un terreno confinante
Nella decisione viene richiamato anche un precedente che riguarda un’area confinante.
Il TAR del Lazio aveva già annullato, con una sentenza del giugno 2025, il vincolo boschivo imposto su un terreno di proprietà della società Immobiliare Apus Srl.
Il precedente è significativo perché riguarda un’area vicina a quella del Girasole.
Nella documentazione esaminata dai giudici era stata evidenziata anche la distanza tra gli alberi presenti sul terreno della società ricorrente e un’altra area verde situata più a sud.
La società aveva sostenuto che la distanza fosse superiore ai 20 metri e che, per questo motivo, non fosse possibile applicare uno dei criteri utilizzati per ricondurre determinate aree alla definizione di bosco.
Aveva inoltre richiamato l’esclusione prevista per alcune tipologie di vegetazione, come piante sparse, filari e fasce alberate, quando ricorrono determinate condizioni.
Per il Tribunale manca un accertamento sufficiente
È questo il passaggio centrale della sentenza.
I giudici della Seconda Quater hanno scritto che dalla documentazione depositata dal Comune emerge
“una oggettiva situazione di incertezza in ordine alla sussistenza o meno dei requisiti necessari” per classificare l’area come boscata.
Il TAR ha quindi ritenuto che non fosse possibile considerare pacifica la presenza del bosco.
La sentenza è netta anche nelle conclusioni.
Secondo i giudici, alla luce degli atti disponibili è “tutt’altro che pacifico” che l’area possa essere qualificata come area boscata e quindi sottoposta al relativo vincolo.
Il problema individuato dal Tribunale riguarda quindi l’istruttoria svolta dalla Regione Lazio.
In altre parole, prima di imporre o mantenere una tutela così rilevante sui terreni, sarebbe stato necessario accertare in modo più preciso se quei terreni possedessero realmente le caratteristiche richieste dal vincolo.
Annullato il vincolo, ma la Regione dovrà riesaminare l’area
Il TAR ha quindi accolto il ricorso presentato dalla società contro il PTPR nella parte relativa ai due terreni.
Questo non significa, però, che i giudici abbiano stabilito definitivamente che sull’area non esista alcuna vegetazione tutelabile o che il terreno sia automaticamente libero da qualsiasi futura tutela paesaggistica.
La sentenza lascia infatti alla Regione Lazio la possibilità di procedere a una nuova valutazione.
I giudici hanno stabilito che il potere amministrativo potrà essere nuovamente esercitato, ma dovrà tenere conto delle osservazioni contenute nella sentenza.
Il nuovo accertamento dovrà essere effettuato dalla Regione Lazio insieme al Ministero della Cultura e con il coinvolgimento del Comune di Latina.
Sarà quindi necessario verificare concretamente la destinazione dell’area e stabilire se esistano o meno le condizioni per definirla bosco.
Cosa cambia per i proprietari
La decisione rappresenta un risultato favorevole per Il Girasole Srl, che aveva contestato la classificazione dei propri terreni come area boscata.
La società aveva chiesto al Tribunale anche un risarcimento per i danni che riteneva di aver subito. Nel corso del procedimento, però, ha dichiarato di non avere più interesse alla domanda risarcitoria.
Il punto che resta aperto è dunque quello urbanistico e paesaggistico.
L’annullamento della classificazione contenuta nel PTPR apre la strada a un nuovo esame dell’area.
Ma sarà necessario attendere le successive valutazioni degli enti competenti per capire quale sarà l’assetto definitivo dei terreni.
Una sentenza che riguarda la pianificazione di Latina
La vicenda si inserisce in un quadro più ampio legato alla pianificazione paesaggistica del Lazio e alla corretta individuazione delle aree da sottoporre a tutela.
Il caso di via Don Luigi Sturzo mostra quanto possa essere rilevante la distinzione tra una vera area boscata e una superficie caratterizzata invece da vegetazione che non possiede i requisiti necessari per rientrare in quella categoria.
Per il TAR, nel caso specifico, questa distinzione non era stata sufficientemente chiarita.
Il Tribunale ha quindi accolto il ricorso per i motivi aggiunti e ha annullato il PTPR limitatamente alla parte che riguarda i terreni della società.
Il resto delle questioni sollevate nel primo ricorso non è stato esaminato nel merito, anche perché la precedente versione del piano era stata nel frattempo annullata dalla Corte costituzionale.
La partita, dunque, non si chiude con una definitiva cancellazione di ogni tutela possibile.
Si apre piuttosto una nuova fase di verifica.
Regione Lazio, Ministero della Cultura e Comune di Latina dovranno ora chiarire, sulla base della situazione effettiva dei luoghi, se i terreni del Quartiere Isonzo possano essere considerati un’area boscata e quale debba essere, di conseguenza, il loro corretto inquadramento paesaggistico.
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