La U.S.D. Città di Pomezia ha però impugnato il provvedimento davanti al Tribunale Amministrativo regionale (TAR) del Lazio, presentando anche motivi aggiunti.
Ora il Comune di Pomezia ha deciso di difendere òa propria posizione davanti ai giudici.
Quasi 10mila euro per resistere al TAR
Quest’ultima novità è contenuta nella Determinazione dirigenziale n. 1098 del 1° settembre.
Il Comune di Pomezia ha conferito all’avvocata Rosanna Niglio l’incarico di rappresentare l’Ente nel giudizio amministrativo, impegnando complessivamente 9.675,43 euro.
La Determinazione non decide il futuro delle opere e non dispone una nuova demolizione. Serve esclusivamente a formalizzare la costituzione del Comune davanti al TAR per difendere le sue decisioni.
Saranno quindi i giudici amministrativi a valutare la legittimità degli atti impugnati e le ragioni presentate dalla società sportiva.
Un impianto pubblico affidato a un privato
Il complesso interessato è il Centro sportivo comunale “Zara” di Torvaianica, indicato anche come impianto di via Zara e localizzato nell’area di via Olanda.
Il centro è inserito dal Comune di Pomezia tra gli impianti sportivi di proprietà comunale, mentre la U.S.D. Città di Pomezia risulta indicata come affidataria della struttura dal 2020.
Il nodo è particolarmente delicato proprio per questa ragione: secondo il Comune le opere contestate sarebbero state realizzate all’interno di un bene pubblico affidato alla gestione di un’associazione privata.
L’affidamento consente l’utilizzo della struttura, ma non attribuisce al gestore la libertà di modificarla senza i titoli edilizi, le autorizzazioni comunali e gli eventuali nulla osta paesaggistici richiesti.
I manufatti contestati dal Comune di Pomezia
La vicenda sarebbe partita da una segnalazione arrivata agli uffici comunali nell’ottobre 2024.
Nel dicembre successivo, tecnici dell’Edilizia privata e agenti della Polizia locale avrebbero effettuato un sopralluogo congiunto.
La successiva istruttoria avrebbe individuato diverse opere realizzate – secondo Polizia Locale, tecnici comunali e amministrazione comunale – senza i necessari titoli abilitativi, secondo quanto ricostruito nella documentazione relativa al procedimento.
Il Comune di Pomezia avrebbe quindi respinto le osservazioni difensive presentate dal gestore e ordinato la rimozione dei manufatti e il ripristino dello stato dei luoghi entro 60 giorni.
Si tratta, tuttavia, di contestazioni comunali ora sottoposte al giudizio del TAR: fino alla decisione dei magistrati amministrativi non può essere data per definitivamente accertata o negata la natura abusiva delle opere.
La risposta del gestore e il nodo della demolizione
La U.S.D. Città di Pomezia ha scelto la strada giudiziaria, chiedendo l’annullamento del provvedimento e una misura cautelare. Ha poi depositato motivi aggiunti, ampliando presumibilmente le contestazioni rivolte agli atti comunali.
La Determinazione del Comune di Pomezia del 1° settembre non specifica però se il TAR abbia già deciso sulla sospensione, né indica la data dell’udienza o il numero di ruolo del procedimento.
La particolarità del caso risiede nella collocazione dell’impianto sportivo.
I terreni sono inseriti in zone protette ai sensi del Codice dei beni culturali e del paesaggio. Si tratta di aree che godono di tutela speciale per preservare l’equilibrio ecologico e paesaggistico.
Qualsiasi intervento edilizio richiede dunque autorizzazioni specifiche e controlli accurati, che nel caso del centro “Zara” non risulterebbero essere stati richiesti né tantomeno concessi.
Adesso la parola passa ai giudici
La battaglia si gioca quindi su due fronti.
Da una parte il Comune di Pomezia sostiene la necessità di eliminare le opere che considera prive di autorizzazione; dall’altra il gestore chiede al TAR di cancellare o sospendere il provvedimento con delle proprie motivazioni.
In mezzo resta il Centro sportivo Zara, patrimonio comunale utilizzato ogni giorno per attività sportive.
Se il ricorso venisse respinto, l’ordine di demolizione rimarrebbe efficace, salvo un eventuale appello al Consiglio di Stato. Se invece fosse accolto, gli atti comunali potrebbero essere annullati.
Prima della sentenza, tuttavia, una cosa è già certa: per difendere la propria posizione, il Comune di Pomezia ha già messo sul tavolo 9.675,43 euro di risorse pubbliche.
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