La causa sul lavoro precario
La vicenda nasce da un ricorso presentato dal dipendente contro il Comune di Aprilia. Al centro della controversia c’era il suo rapporto di lavoro con l’Ente e, in particolare, la successione di contratti a tempo determinato.
Il lavoratore sosteneva che quei rapporti si fossero susseguiti in modo illegittimo per oltre dieci anni, dal 21 dicembre 2007 al 5 aprile 2018, tra rinnovi, proroghe e nuovi contratti considerati illegittimi.
La richiesta economica avanzata inizialmente dal lavoratore si aggirava intorno ai 40mila euro. La causa era stata avviata davanti alla Sezione Lavoro del Tribunale di Latina.
Nel frattempo, però, la vicenda ha assunto un’altra dimensione. Nel 2023 il dipendente è morto prematuramente a 41 anni a causa di un incidente, lasciando la moglie e due figlie.
Dopo la morte, la causa è proseguita con le eredi
La morte del lavoratore aveva determinato l’interruzione del processo. La moglie ha quindi deciso di proseguire la controversia in proprio e come rappresentante delle due figlie minori, in qualità di eredi.
Nel frattempo, tra i legali delle parti erano già iniziate interlocuzioni per cercare una soluzione condivisa. L’obiettivo era arrivare a una chiusura della vicenda senza proseguire il contenzioso.
Un accordo, però, non era stato formalizzato. Nel frattempo il Tribunale di Latina aveva pronunciato la propria sentenza.
Il ricorso era stato respinto e le ricorrenti erano state condannate anche al pagamento delle spese di giudizio in favore del Comune di Aprilia.
La famiglia ha quindi presentato appello davanti alla Corte di Appello di Roma.
In appello la Corte invita le parti a trattare
Il passaggio decisivo è arrivato durante l’udienza del 9 ottobre 2025 davanti alla Prima Sezione Lavoro della Corte di Appello di Roma.
Dopo avere esaminato gli atti e le difese delle parti, i giudici hanno invitato Comune di Aprilia e famiglia a cercare un accordo conciliativo.
In sostanza, la Corte ha prospettato la possibilità di chiudere la controversia con un’intesa, evitando di arrivare alla decisione sul merito dell’appello.
Per il Comune di Aprilia la questione è stata quindi rivalutata anche alla luce del rischio legato al secondo grado di giudizio: l’Avvocatura civica ha esaminato la situazione e, in un parere del 16 dicembre 2025, ha segnalato all’amministrazione la possibilità concreta di un esito sfavorevole dell’appello.
Il parere non dava per scontata la sconfitta del Comune di Aprilia, evidenziava però il rischio che la sentenza favorevole ottenuta in primo grado potesse essere riformata dalla Corte di Appello.
La scelta del Comune di Aprilia: 15mila euro per chiudere la controversia
Alla luce di questo scenario, le parti sono tornate a confrontarsi sull’importo necessario per arrivare a una soluzione definitiva.
Il Comune di Aprilia ha cercato di ridurre la somma rispetto a quella inizialmente richiesta dagli eredi: alla fine è stato raggiunto un accordo per 15mila euro complessivi da corrispondere in un’unica soluzione, a saldo e stralcio di ogni pretesa legata alla controversia.
La moglie del lavoratore, anche in rappresentanza delle due figlie minori, ha accettato la proposta. Negli atti viene specificato che l’accettazione è avvenuta anche sulla base dell’autorizzazione rilasciata dal Giudice tutelare del Tribunale di Latina.
In cambio del pagamento, le eredi rinunceranno al giudizio ancora pendente davanti alla Corte di Appello di Roma. Le spese del procedimento saranno inoltre compensate tra le parti.
Nella deliberazione la Commissione straordinaria sottolinea che l’accordo rappresenta un “indubbio vantaggio per il Comune di Aprilia”, proprio perché consente di evitare le possibili conseguenze di una sentenza d’appello sfavorevole.
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