Ma la planimetria che mostra esattamente dove saranno collocati e quanto saranno grandi non risulta tra i documenti accessibili nel fascicolo online indicato dalla Regione Lazio: un vero buco informativo in un territorio nel quale, dopo il caso della Eco X, i cittadini pretendono che la trasparenza sia accessibile e totale.
Il nuovo via libera della Regione Lazio
L’autorizzazione arriva con la Determinazione regionale G11178 del 5 agosto 2026, pubblicata sul Bollettino ufficiale del Lazio soltanto il 3 settembre.
La Regione Lazio ha classificato gli interventi come “modifiche non sostanziali” della precedente Autorizzazione integrata ambientale dell’impianto Ecosystem di via della Solforata.
In concreto, viene ridotta l’area destinata al deposito temporaneo dei rifiuti prodotti dallo stesso stabilimento, mentre aumenta l’area di stoccaggio dedicata alle operazioni R13 e D15: ossia lo stoccaggio dei rifiuti destinati a successive destinazioni e il deposito preliminare di quelli destinati allo smaltimento.
Ma senza la planimetria non è possibile verificare graficamente il perimetro, la superficie e l’esatta collocazione dell’area.
Nasce anche il nuovo deposito D28
Un’altra modifica è la creazione della nuova area D28, ai piedi dell’impianto di lavorazione AL10.
Qui potranno essere depositati alternativamente quattro tipi di rifiuti: rifiuti combustibili, materiali anche misti, plastica e gomma, carta e cartone provenienti dal trattamento meccanico di selezione.
La Determina non indica però, nel dispositivo, la superficie aggiunta né la capacità istantanea prima e dopo la modifica.
Non permette quindi di misurare, da sola, quanto crescano realmente gli spazi disponibili.
Per farlo, secondo gli esperti che abbiamo consultato, servirebbe confrontare la vecchia planimetria con la nuova tavola C11, introvabile tra i documenti resi pubblici dalla Regione Lazio.

La planimetria recepita, ma non si trova
Non si tratta di un semplice disegno illustrativo. Al punto 4 della nuova autorizzazione, la Regione Lazio recepisce espressamente la tavola C11 come “parte sostanziale e integrante del titolo autorizzatorio”, in sostituzione della precedente versione.
Eppure, nel fascicolo pubblico online richiamato nello stesso provvedimento, risultano disponibili diversi elaborati della pratica 52/2025, ma non la C11 relativa alla successiva modifica degli stoccaggi.
Proprio il documento necessario per vedere la posizione, l’estensione e la configurazione delle nuove aree appare quindi, al momento, un “fantasma”.
Da 250mila a oltre 441mila tonnellate
Il nuovo provvedimento arriva dopo una crescita imponente del sito. Con il riesame dell’AIA-Autorizzazione Integrale Ambientale del settembre 2023, la capacità complessiva autorizzata è passata da circa 250mila a 441.100 tonnellate annue, comprese circa 6mila tonnellate di rifiuti pericolosi.
Tra il 2024 e il 2025 sono entrate nella fase operativa la nuova Area 10, destinata al trattamento meccanico-biologico, e l’Area 11 per la biostabilizzazione.
Quest’ultima, però, ha accumulato ritardi: la Regione Lazio ha prorogato fino al 30 settembre 2025. Dopo quella scadenza, tra gli atti pubblicamente reperiti non è stato individuato un successivo provvedimento che certifichi espressamente la definitiva messa a regime dell’Area 11.
La nuova Determina, tuttavia, descrive già il rifiuto prodotto dalle sue biocelle e destinato alla successiva vagliatura.
I milioni del PNRR e il nuovo capannone
Nel frattempo, Ecosystem ha ottenuto 1,92 milioni di euro del PNRR per modernizzare l’area dedicata ai rifiuti elettrici ed elettronici, introducendo nuove tecnologie di selezione, smontaggio e aspirazione delle polveri.
Nell’ottobre 2025 il Comune di Pomezia ha inoltre concluso positivamente la Conferenza di servizi relativa a un secondo progetto collegato al PNRR: la demolizione e ricostruzione in sito di un capannone industriale, con pannelli fotovoltaici per 115 kilowatt.
Negli atti allora disponibili non risultava però esplicitato l’importo del secondo finanziamento pubblico.
Il nodo non è solo quanto cresce, ma quanto si vede
La Regione Lazio ritiene che le ultime modifiche non producano effetti ambientali negativi e significativi tali da renderle “sostanziali”.
Per la sola redistribuzione degli stoccaggi ha considerato sufficiente una presa d’atto, senza chiedere ad Arpa Lazio uno specifico nuovo approfondimento istruttorio.
La questione giornalistica, dunque, non consiste nell’affermare che le nuove aree siano irregolari: l’autorizzazione esiste ed è immediatamente esecutiva. Il punto è un altro.
In un impianto cresciuto enormemente in due anni, destinatario di fondi pubblici e collocato accanto a un territorio protetto, i cittadini dovrebbero poter vedere la planimetria che stabilisce dove saranno depositati i rifiuti e quanto saranno grandi queste aree.
E invece proprio la tavola che consentirebbe di comprendere il “prima” e il “dopo”, verificare quali aree siano scoperte e misurare la reale portata della riorganizzazione non risulta pubblicata nel fascicolo indicato dalla stessa Regione Lazio.
Una lacuna documentale che va assolutamente sanata quanto prima.
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